Perché le persone della moda si vestono così male? C'è talmente tanto adorabile e perfido snobismo in questo post della signora Sozzani che viene voglia di leggere i blog, i giornali e tutte quelle cose lì. Ma non pronunciate la parola feed, per favore!!! Grazie a Flauer, che è il mio feed umano.
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martedì 25 gennaio 2011
Sozzani spietata
Perché le persone della moda si vestono così male? C'è talmente tanto adorabile e perfido snobismo in questo post della signora Sozzani che viene voglia di leggere i blog, i giornali e tutte quelle cose lì. Ma non pronunciate la parola feed, per favore!!! Grazie a Flauer, che è il mio feed umano.
giovedì 13 gennaio 2011
Il falso mito del pullover
venerdì 28 maggio 2010
Divieti da estendere
A Vicenza un preside ha bandito infradito, jeans a vita bassa e braghe corte.
Fantasmini, french e ghirighori di brillantini sulle unghie non si possono bandire anche a piede libero?
Fantasmini, french e ghirighori di brillantini sulle unghie non si possono bandire anche a piede libero?
mercoledì 11 novembre 2009
A proposito di mamme...
Io vorrei capire perché una donna, manco il tempo di buttare nel bidone il test di gravidanza, si deve affrettare a dire che assolutamente lei non si farà nemmeno un giorno a casa dal lavoro. Come se chi ci sta a casa o, peggio, costretta a letto, lo facesse per limarsi le unghie e col piacere unico di fare l'incubatrice. No, ecco, mi ha dato fastidio. E mi è sembrata un'affermazione dettata da un substrato culturale palesemente maschilista. Però la cosa della nursery al ministero potrebbe essere un passo di civiltà. Comunque auguri.
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mercoledì 12 novembre 2008
Tiriamoli su bene
Certo, il pupattolo ha la spilla di Obama. Ma la notizia è che SJP indossa una specie di Woolrich, mentre qua sono anni che ci alleniamo al freddo polare, perché tutto ciò che è imbottito è così poco chic. (Come tutte le immagini d'attualità, anche questa viene dal mitologico People)
lunedì 17 dicembre 2007
A pugni in faccia
Tutti a dire che è finita male, mentre è finita nel migliore dei modi. A schiaffoni e insulti e grida e stoviglie tirate addosso. Vabbè niente stoviglie, ma giusto perché erano in vasca. Laure Manaudou e Luca Marin sono i due giovani belli come il sole e sodi e muscolosi come noi non siamo neppure nei più spinti sogni di fitness (nonostante quegli addominali mattina e sera ai piedi del letto). Lei francese, lui italiano. Si amavano tra una gara di nuoto e l'altra non risparmiando baci ed effusioni di fronte alle telecamere. Sono le loro effusioni ad aver affrancato per un attimo il nuoto dalla zona grigia degli “sport minori”. Adesso loro due si sono lasciati, lui trova alquanto percorribile (sempre secondo il gossip da vasca) una diciannovenne italiana (sempre nuotatrice, eh, perché uno abituato a quei bicipiti non torna mica indietro), tale Federica Pellegrini. Anche lei pare tornata alla patria e sembra si spupazzi un francese. Solo che si sono incontrati in vasca e lei gli ha tirato dietro l'anello. Il pegno d'amore che si trasforma in arma colpisce un altro nuotatore (il pesarese Filippo Magnini), mentre Marin esce dalla vasca e va a insultare la tatuata ex. È finita nel migliore dei modi. Niente esercizi di comprensione della stronzaggine dell'altro, niente silenzi carichi di dolore e sentimento, niente discorsi con tanta profondità e tanti congiuntivi degni del più triste cinema italiano, niente scambi di opinioni dannatamente ragionevoli e urbani. Solo un'ondata di rabbia. Cieca, assurda, stronza. E liberatrice.
mercoledì 11 luglio 2007
Le parole sono importanti
Per le parole così importanti che commuovono e innamorano. Contro l'inflazione insensata dei deittici, degli intercalare, dei puntini di sospensione a sproposito.
venerdì 15 giugno 2007
Conflitto di interessi
In Lousiana pensano seriamente al carere per la gente che va in giro con i jeans a vita bassa e il sedere di fuori.
Non so esprimermi, il che non è un problema grave, per carità. Epperò voglio dire che vivo un conflitto interiore non indifferente: da un lato il mio animo sinceramente democratico (siamo liberi liberi liberi pure di vestirci come ci pare e se si cominciano a mettere in discussione queste cose si finisce nel terreno di quelli che "l'hanno violentata perché si è vestita provocante". E poi a me mi formicolano le mani!); dall'altro il buon gusto, la mia reazionarietà su regole del comune vivere e del decoroso vestire, il Saper vivere di donna Letizia e tutte quelle cose lì che da sempre idolatro.
È un momento di grande difficoltà. Aspettiamo la parola di Lina Sotis domani, ma sicuramente il Corriere affiderà il commento alla Rodotà. Ma a quell'ora io sarò già dal parrucchiere.
Non so esprimermi, il che non è un problema grave, per carità. Epperò voglio dire che vivo un conflitto interiore non indifferente: da un lato il mio animo sinceramente democratico (siamo liberi liberi liberi pure di vestirci come ci pare e se si cominciano a mettere in discussione queste cose si finisce nel terreno di quelli che "l'hanno violentata perché si è vestita provocante". E poi a me mi formicolano le mani!); dall'altro il buon gusto, la mia reazionarietà su regole del comune vivere e del decoroso vestire, il Saper vivere di donna Letizia e tutte quelle cose lì che da sempre idolatro.
È un momento di grande difficoltà. Aspettiamo la parola di Lina Sotis domani, ma sicuramente il Corriere affiderà il commento alla Rodotà. Ma a quell'ora io sarò già dal parrucchiere.
giovedì 5 aprile 2007
La svolta di Simona
Simona Ventura ha cambiato stilista. Non vestirà più Dolce e Gabbana ma Alessandro dell'Acqua. La morale di questa storia è una sola, secondo me: neppure il silicone legittima l'utilizzo di vestiti da post adolescenza in donne sopra i quaranta.
Non ne faccio una questione di giudizio sul singolo stilista, ma di opportunità, di adeguatezza. Concetto che mi rendo conto essere difficile da comprendere in una società in cui non esiste più il vestito della domenica, l'obbligatorietà della calza al matrimonio, la scelta di abiti curati (e possibilmente non troppo provocanti) per l'ufficio, il divieto di andare a scuola con indumenti rotti e che non comprano parti quali il sedere.
Non ne faccio una questione di giudizio sul singolo stilista, ma di opportunità, di adeguatezza. Concetto che mi rendo conto essere difficile da comprendere in una società in cui non esiste più il vestito della domenica, l'obbligatorietà della calza al matrimonio, la scelta di abiti curati (e possibilmente non troppo provocanti) per l'ufficio, il divieto di andare a scuola con indumenti rotti e che non comprano parti quali il sedere.
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