La signora dal tacco basso, sobria, quella che tiene gli scontrini del cenone di Capodanno, talmente occupata a fare del bene come volontaria della Croce Rossa da lasciare spesso il frigo vuoto al marito intellettuale e professore che rincasava a tarda notte. Piccolezze che si possono perdonare quando a commetterle è Elsa Monti, moglie del presidente del Consiglio in loden. Fino a che a narrarle non è il buon Alfonso Signorini. Le cose stanno così. Mesi fa, dopo l'elezione di Monti, tutti coloro che sospiravano di sollievo per la sostituzione del bunga bunga col loden non nascondevano l'entusiasmo per la rispettabile noiosa borghesia della sciura Monti. Poi passano i mesi e la stessa operazione la fa il buon Alfonso Signorini sul numero di Chi in edicola oggi. Apriti cielo. Repubblica si duole constatando che pure le mogli dei tecnici abbiano voglia e bisogno di mettersi in mostra. Perché, insomma, il gossip politico è rispettabile doveroso e persino segno di libertà di informazione quando avviene sulle pagine dei quotidiani e invece è feccia quando avviene nei rotocalchi, peggio se di appartenenza berlusconiana. E si potrebbe discutere se non fosse che l'intervista del direttore di Chi alla first lady è piena zeppa di notizie gustose. E non solo la rivelazione che Cecilia Sarkozy influenzava (e molto) le scelte del marito. L'intervista è un capolavoro di snobismo travestito da intervista popolare a cuore aperto. Perché sarà pur vero che la signora rivela di guardare ogni tanto l'Eredità come la più media delle famiglie italiane mentre cuoce la pasta prima di cena. Ma poi enuncia uno dei princìpi chiave dello snobismo: mio marito non si è mai candidato a niente, neppure al Rotary. Gente così non si candida. Viene candidata. È molto diverso. Anzi è tecnicamente diverso. Capito, ignorantoni?
mercoledì 28 marzo 2012
Tecnicamente diversi
La signora dal tacco basso, sobria, quella che tiene gli scontrini del cenone di Capodanno, talmente occupata a fare del bene come volontaria della Croce Rossa da lasciare spesso il frigo vuoto al marito intellettuale e professore che rincasava a tarda notte. Piccolezze che si possono perdonare quando a commetterle è Elsa Monti, moglie del presidente del Consiglio in loden. Fino a che a narrarle non è il buon Alfonso Signorini. Le cose stanno così. Mesi fa, dopo l'elezione di Monti, tutti coloro che sospiravano di sollievo per la sostituzione del bunga bunga col loden non nascondevano l'entusiasmo per la rispettabile noiosa borghesia della sciura Monti. Poi passano i mesi e la stessa operazione la fa il buon Alfonso Signorini sul numero di Chi in edicola oggi. Apriti cielo. Repubblica si duole constatando che pure le mogli dei tecnici abbiano voglia e bisogno di mettersi in mostra. Perché, insomma, il gossip politico è rispettabile doveroso e persino segno di libertà di informazione quando avviene sulle pagine dei quotidiani e invece è feccia quando avviene nei rotocalchi, peggio se di appartenenza berlusconiana. E si potrebbe discutere se non fosse che l'intervista del direttore di Chi alla first lady è piena zeppa di notizie gustose. E non solo la rivelazione che Cecilia Sarkozy influenzava (e molto) le scelte del marito. L'intervista è un capolavoro di snobismo travestito da intervista popolare a cuore aperto. Perché sarà pur vero che la signora rivela di guardare ogni tanto l'Eredità come la più media delle famiglie italiane mentre cuoce la pasta prima di cena. Ma poi enuncia uno dei princìpi chiave dello snobismo: mio marito non si è mai candidato a niente, neppure al Rotary. Gente così non si candida. Viene candidata. È molto diverso. Anzi è tecnicamente diverso. Capito, ignorantoni?
venerdì 16 dicembre 2011
I duri di un tempo
I mesi che gli hai dedicato non si contano. Le ore a decifrare i silenzi infiniti, fingendo che non facessero male neanche un po', ma che fossero un passaggio fisiologico e obbligato. I messaggi mandati a vuoto. Le compilation sprecate associando a quegli occhi di ghiaccio ogni canzone, dando nomi in codice ad ogni playlist. Le serate sorseggiando birre che ogni volta promettevano di essere quelle definitive, quelle dell'epifania in cui il maschio dal cuore duro come la sua pellaccia finalmente si rivela e scorrono i titoli di coda sul bacio più tenero della storia. E invece quelle birre sono finite tutte senza titoli di coda né sigla da canticchiare sotto la doccia. Il lutto domina fino al giorno in cui ti guardi allo specchio e pensi alla parte più costruttiva di quella mitologica canzone di Lucio Dalla, la estrapoli dal contesto dei lamenti che spaccano il cuore e la usi per affermare che in fondo è vero: “d'amore non si muore”. E infatti eccoti qui, viva, vegeta e interessata ad altro. Passan dei mesi, forse degli anni e tu stai già meditando di incartare regali per un tizio per bene. E lui ritorna. Come se certe birre si potessero bere di nuovo, certe playlist ricostruire, certi nastri riavvolgere. Dice che lui ha capito, che lui ha scoperto i suoi sentimenti. Peggio: lui ha scoperto di avere un cuore e ha persino deciso di usarlo. E magari tutto questo bastasse a riflettere sul tempismo crudele e sempre sfasato dell'amore. Magari. Invece torna, riappare, telefona. Insomma scoppia di quell'amore che tu una vita fa elemosinavi. E d'improvviso, non solo non fa nessun effetto ma è enormemente imbarazzante. È un imbarazzo che prima ancora è uno smarrimento culturale: cosa resterà di un tempo in cui i duri diventano dei teneroni e i titolo di Stato diventano degli investimenti ad alto rischio?
martedì 15 febbraio 2011
Belen o Canalis?

«Belen nuda è bellissima», disse un po' di tempo fa, ovviamente a portata di giornalista, Fabrizio Corona. Ci parve allora di poterci dire ragionevolmente d'accordo con la spacconata del momento, di certo quel paio di centimetri di bikini variamente appiccicati sul corpo della bellissima argentina non erano sufficienti a sospendere il giudizio. Poi è arrivato il giorno della conferenza stampa di Sanremo e prima ancora di finire la fotogallery ci siamo trovate risucchiate nel gorgo del sondaggio che devasterà il paese per i prossimi giorni di festival: Belen o Canalis? Trattasi di domanda ovviamente pretestuosa e mirata a distogliere la nostra attenzione dal fatto che quest'anno sul palco dell'Ariston manca qualunque rappresentanza bionda e dunque c'è mezzo paese tricologicamente isolato che neanche Gianfranco Fini quando era ancora nel Pdl. Ad ogni modo al potere (come alla pubblicità) non abbiamo mai resistito, dunque eccoci impegnate a rispondere all'interrogativo. Impegnate è di certo dir troppo, perché la risposta è fin troppo facile. Bastava guardare la prima foto della gallery per convenire che vince Elisabetta Canalis. A mani basse. Sì proprio lei che si è attirata tutto il nostro biasimo scegliendo di portare sul palco del festival un vestito di Vivienne Westwood e dio solo sa quanto faccia male al cuore sentire le giornaliste di Vespa che descrivono l'abito a bustier della stilista Uestvùd, pronunciato proprio così. Vince la Canalis perché sebbene con capello troppo cotonato e rossetto steso malissimo è infinitamente più urbana di una Belen, che con sottana e camicetta pareva una bambina ripulita a forza dalla mamma per presenziare alla prima comunione della cugina. La Canalis ormai è la nostra bellezza di riferimento, Belen una selvaggia irresistibile in mutande, provvidenzialmente prive di qualunque valenza politica.
domenica 23 gennaio 2011
A letto presto
Capita persino di vedere di passaggio la Marcegaglia da Fazio e andare oltre il pensiero di solidarietà per il tecnico delle luci che si sarà trovato a bestemmiare col golfino della presidente di Confindustria. Capita di passare qualche minuto su Rai Tre la domenica sera e dover andare oltre un dramma di questo genere. Perché Berlusconi ci ha complicato indiscutibilmente la vita. Perché neanche un caffè al bar si può prendere senza sentire favoleggiamenti di festini. Perché nemmeno al mattino presto prima di andare al lavoro si sfugge all'interrogativo sul bunga bunga. Perché proprio adesso che tutto sembra tragicamente svelato il mistero si infittisce. Perché non si può più ordinare un Sanbittèr senza essere guardati come dei pervertiti. Perché ormai Mubarak è noto solo per essere stato contrabbandato come zio di Rubi (e torna in mente Pretty Woman, quando una Julia Roberts in cerca di vestito per andare a cena con Richard Gere, confida alla commessa che quel tizio per cui sta abbandonando la sua tenuta da marciapiede non è mica suo zio, come va dicendo in giro per salvare le apparenze. «Tesoro, non lo sono mai», chiude la commessa poco prima di individuare l'abito da cocktail giusto). Perché non si può più dormire a cucchiaio senza sentirsi dei porcelloni. Perché una Iodosan, che sia poco prima di addormentarsi o dopo cena, è già una notizia di reato. Ma più di tutto c'abbiamo il dente avvelenato perché nel giro di dieci giorni abbiamo dimenticato decenni di retorica vascorossiana di «voglio una vita spericolata». E ci ritroviamo tutti compìti davanti alla tv la domenica sera. A sentire una signora con golfino catarifrangente che porta con fierezza la bandiera di «quell'Italia che va a letto presto».
venerdì 14 gennaio 2011
Di modelle, rughe, botulino e verità
giovedì 2 settembre 2010
Pochi euro e novanta

Scott Schumann è anima e cuore di The Sartorialist, il blog che da anni pubblica scatti di persone “stylish” incontrate per strada. Scott gira le città e il mondo con la sua macchina al collo e immortala la gente comune con una convinzione di fondo: nelle strade delle nostre città si trova quel quid di fantasia e di imprevedibilità che fa scuola di stile almeno quanto le sfilate di moda. Questa è la teoria, poi la pratica dell'osservazione a opera di sguardi maligni e invidiosetti non può che notare che, più passa il tempo, più il caro Scott incontra per strada solo signori eleganti e ragazze dalle gambe interminabili, spesso e volentieri fuori dalle sfilate di New York e Milano. Di certo non ha mai incontrato gente che corre dietro al tram strozzandosi con le cuffie dell'iPod. Ma questa è malignità e soprattutto un'obiezione irrilevante: l'argomento di chi snobbava Sex and the city dicendo che non era credibile che delle ragazze girassero per New York in tacco dodici e Carrie si pagasse quei preziosi tacchi con venti righe vergate settimanalmente su un giornale. Obiezione irrilevante perché come vita normale e fin troppo credibile ci basta la nostra, alle serie tv non chiediamo verosimiglianza ma sogno, divertimento, acume, follia, chiediamo di prendere i problemi di tutti (lui mi ama ma non lo sa, i suoi amici mi snobbano, lui lavora troppo) e farli diventare patinati e risolvibili. Voglio dire che se uno è interessato alla realtà esce di casa, mica accende la tv. Lo stesso vale per le foto di Schumann: street photography o no, ci regalano grandi ispirazioni, ci mostrano come si dovrebbe essere, la loro pretesa spontaneità è ancora più spietata e ci costringe a domandarci come fanno gli altri a vivere la loro vita con leggerezza, a indossare le loro imperfezioni con levità mentre noi ci rosicchiamo le unghie pensando che l'eleganza non si compra e se stamattina ci incontrasse The Sartorialist butterebbe la macchina fotografica. Ora succede che il nuovo corso del marchio Oviesse preveda una campagna pubblicitaria ispirata alle foto di The Sartorialist e firmata dallo stesso Schumann. I giornali sono tappezzati di pubblicità di gente dell'alta società con capi da pochi euro e novanta addosso. I nomi di queste signore sono più lunghi delle descrizioni dei vestiti che indossano, di certo più lunghi dei prezzi. Dettaglio irrilevante per chi all'Oviesse non ha mai comprato neppure i calzini per la propria colf. E per chi il compenso della campagna pubblicitaria lo devolve ovviamente in beneficenza.
(la foto è rubacchiata dal Corsera, ci sono altre decine di soggetti poi)
lunedì 12 luglio 2010
È giornalismo

Non è stata una scelta saggia né prudente né professionale. Una giornalista spagnola molto bella è stata inviata ai mondiali al seguito della nazionale di calcio, il cui capitano risulta essere il di lei fidanzato. Non è stata una scelta saggia, né prudente, né professionale perché la gente non ha pietà di niente soprattutto dell'amore e della bellezza, due elementi presenti a grandi dosi nella storia del portiere spagnolo Casillas e della sua fidanzata giornalista Sara. Accade che dopo la storica vittoria della Spagna al mondiale i due si trovino faccia a faccia nell'intervista del dopo partita. Tutte le frasi d'ordinanza sul bel gioco e i ringraziamenti ai compagni, ai tifosi e alla famiglia vanno in fumo quando lui la bacia in diretta tv, facendo una di quelle cose imbarazzanti che le femmine odiano ma adorano che i maschi facciano. il bel capitano spagnolo e la sua giornalista preferita hanno infranto sfacciatamente il dogma di separare la vita privata dal lavoro; si sono fatti beffe del conflitto di interessi; hanno mandato a ramengo qualunque teoria giornalistica che separasse fatti, opinioni e tifo. E poi ci fanno porre molte domande sulle telegiornaliste spagnole: l'ultima di cui si ricordasse il nome prima della bella Sara risulta essere sposata con l'erede la trono. Questo sì che è giornalismo.
giovedì 1 luglio 2010
mercoledì 24 marzo 2010
Pensionate

Non c'è donna più aggraziata di colei che sa quando togliere il disturbo. È un po' il corrispettivo sociale dell'ammonimento ad alzarsi da tavola con ancora un po' di appetito. Roba impensabile per gente che prima di questa dieta miracolosa e devastante rotolava dalla sedia dopo cena solo per raggiungere la sigaretta digestiva. Ecco, sarà che lei appartiene all'iperuranio di quelle che non mangiano ma spizzicano, ma Gisele Bundchen ha deciso di lasciare le passerelle. All'apice della sua carriera, alla veneranda età di 29 anni, senza una smagliatura né un cedimento strutturale, e soprattutto dopo essersi abbuffata di guadagni che noi non raggiungeremo neanche campando 250 anni, Gisele ha detto: Sai che c'è? C'è che me ne vado in pensione. Voi vi mettete a dieta per fare in modo che al prossimo compleanno i chili mancanti distraggano l'osservatore dalla flaccidità di quelli rimasti, Lei arriverà ai trenta con il lusso delle infinite possibilità e l'azzeramento dei doveri, organizzerà il tempo intorno al frugoletto, farà la mamma per piacere, la modella per beneficenza, la testimonial per diletto. Niente cartellini da timbrare, né corse all'ora di pranzo per provare quelle scarpe di Ferragamo, né il pensiero fisso di trovare una baby sitter o uno straccio di posto all'asilo nido per piazzare il pupo e tornare ansiosa e infelice davanti al computer. Il tempo sarà tutto suo e lei dovrà organizzarselo con il puro piacere di farlo e di non trascurare nessuno dei suoi affetti, per portare il figlio allo stadio a vedere il papà quarterback che lavora perché ama il suo lavoro o per portarlo al parco giochi con una Suri Cruise qualsiasi. Lei indosserà grandi occhiali neri sugli spalti e noi ce la ricorderemo per sempre com'è oggi: ricca, felice e soda come una pretrentenne di livello irraggiungibile.
martedì 15 settembre 2009
Nessuno può mettere Patrick in un angolo
Non è mai stata questione di muscoli né di movimento di bacino. E il paese reale che ha snobbato Berlusconi da Vespa per Italia Uno lo sa. Il motivo per cui Patrick Swayze ci ha segnato l'adolescenza è che alzando quella nanerottola adolescente a volo d'angelo sollevava tutte noi dal divano del disagio ormonale. Anni più tardi, a brufoli passati, avrebbe conservato lo stesso potere taumaturgico. Ti faceva sentire bellissima e forte con quel mix di sentimenti artefatti zuccherosi ed energizzanti che soltanto un film americano può produrre in dosi da automedicazione. Sì perché noi non abbiamo avuto bisogno di Ghost né di Point Break. A noi è sempre bastato Dirty Dancing, concentrato di lezioni che impartiremo con cura alle nostre figlie. Incentrato su una storia d'amore estiva, Dirty Dancing era scandaloso solo apparentemente per i balli strusciati e ammiccanti. La vera potenza culturale sta piuttosto nella istruttiva storia di una ragazza della borghesia progressista americana che in villeggiatura con la famiglia viene distratta dai propri tentativi di salvare il mondo dal notevole fondoschiena di un istruttore di ballo dell'albergo, povero, bello e ovviamente solo in apparenza burino e insensibile. Tutto finirà per il meglio e Baby capirà che la rivoluzione inizia in casa, avendo l'ardire di difendere il suo amore working class di fronte a tutti. Nel frattempo, musiche, balletti e battute da tramandare ai posteri. Da “questo è il mio spazio, quello e il tuo spazio”, significativo di una divisione del territorio impossibile a praticarsi quando si balla una storia di passione; fino al catartico “nessuno può mettere Baby in un angolo”, carico di un eroismo che prende il largo col Principe azzurro di Cenerentola e naufraga con gli uomini con cui litighiamo per il telecomando la sera. Oggi ricordando il suo personaggio più riuscito ricordiamo Patrick. Un uomo che il telecomando l'ha litigato con la stessa donna per 34 anni. E anche questo ci solleva dal divano.
giovedì 30 aprile 2009
La signora e la canzone
Domandarsi perché abbia sentito il bisogno di scrivere all'Ansa è come chiedersi perché si tirano i piatti anziché intavolare una discussione piena di congiuntivi. Quindi ammirazione e invidia per Veronica. Perché al diavolo la discrezione se hai superato la mezz'età e hai un marito che fa lo splendido in giro per il mondo non si vede perché dovresti piangere sulla spalla di fidate amiche invece che sputtanarlo urbi et orbi. E chissenefrega se fai più male a te stessa che a lui, non è mica come la vendetta, la rabbia. Quella si gusta, questa si spara a cannonate senza prendere la mira. Ora voi direte che Veronica è l'unica opposizione a Berlusconi che questo paese sia in grado di produrre, oppure che non può azzardarsi a parlare perché anche lei ha un passato da attricetta, potreste addirittura scandalizzarvi, come me, per il pregiudizio latente dietro a tutti i papiri livorosi di Aspesi e Ravere e cioè che i diritti (delle donne) sono una conseguenza del cervello, la cui esistenza non può che essere certificata da tette piccole mai mostrate in tv, occhiali spessi e, se sei proprio un premio nobel, pure scarsa propensione alla ceretta (e di tutto ciò Veronica sarebbe la negazione, quindi la redenzione dell'attrice: un caso da studiare). Tutto verissimo e sacrosanto. Solo che «La signora ha creduto ai giornali di sinistra». Il solito cavaliere con la fissa dei comunisti? No, il solito maschio che nemmeno ti dà la soddisfazione di litigare. Che mentre gridi contro quello che ha detto cinque minuti fa cerca la canzone giusta alla radio e al massimo ti concede un “non vedo il problema” dieci minuti dopo. Tu hai la Aspesi dalla tua parte, lui la canzone giusta. O le liste giuste alle Europee, che, in fondo, non è mica tanto diverso.
martedì 25 novembre 2008
morality show
Le lunghe notti elettorali ci facevano un baffo stamattina. Le occhiaie del post isola disegnavano sui nostri volti una fisionomia nuova. Finalmente anche noi abbiamo un cambiamento vero e pure il nostro è abbronzato, anzi: letteralmente cotto dal sole. Simona Ventura l'è andato ripetendo dall'inizio alla fine: «Vladimir tu sei una lama che entra nel burro del pregiudizio italiano». E alla fine la lama ha trionfato su Belen Rodriguez, colei che al momento dell'appello finale per convincere i telespettatori disse: «Perché devo vincere l'Isola? Ma io non devo vincere l'Isola». Certo che non doveva, lo sapevamo tutti. Lo sapevano anche gli illusi che alle 23 e qualcosa hanno iniziato a tempestare di sms il televoto in una disperata e inutile difesa dell'eterosessualità. Quelli che avvertivano un prurito reazionario quando Simona esaltava «questa finale tutta al femminile». L'occhio cadeva in basso nel bikini transgender di Luxuria, nell'indicibile presentimento che per rimettere i puntini sulle “i” (o quanto meno le concordanze al posto giusto), bastasse guardare lì, ma non è educato ce l'ha insegnato la mamma da piccoli. Ce l'ha insegnato contestualmente al “le femmine hanno la patatina e i maschi il pisellino”, ma tant'è. Luxuria ha vinto e il sol dell'avvenire oscura pure Valeria Marini, le cui chiappe hanno tracciato la parentesi più autenticamente pop dell'Isola. Siamo andati a letto nel passato e ci siamo risvegliati nel futuro. Un futuro esattamente moralista come il passato, dove piuttosto che far vincere una gnocca sfasciafamiglie si sarebbe preferito un comunista di genere ibrido.