venerdì 2 marzo 2012

Twitter saluta Lucio Dalla

È stata una veglia laica, tè e biscotti allo zenzero dell'Ikea con la comunione dei beni musicali in sottofondo. Tutto quello che avevamo sull'iPod di Lucio Dalla lo abbiamo ascoltato a ripetizione, un po' in sua memoria, un po' per rinfrescarci le idee in vista del giorno in cui si sarebbe detto di tutto. E in effetti è bastato consultare un paio di siti per rimanere sommersi dalle foto e dai ricordi. Tra i vari capitoli non poteva mancare quello dell'“addio del popolo di Twitter”. Ora, forse voi avete una vita sociale e persino un lavoro e ignorate l'esistenza di Twitter, ma vi basti sapere che è un social network meno impresentabile di Facebook, se non altro perché pone alle follie di chi lo utilizza il sacrosanto limite di 140 caratteri. Ieri i messaggi dedicati a Lucio Dalla, com'è comprensibile, non si contavano. Eppure le cose più importanti sono rimaste quelle non ripassate né “twittate”, ma scolpite nella mente da tempo immemorabile. Perché – lo abbiamo detto più e più volte – ogni volta che un cuore si spezza e si dice che bisogna andare avanti, altrettanto testardamente torna in mente quel “se d'amore è proprio vero che non si muore, cosa faccio nudo per strada mentre piove?” (Mambo). E perché per una canzone che ci interroga, sempre ce ne un'altra che ci fa piangere. E la primavera è di certo un'aggravante se ci vengono gli occhi lucidi persino su versi come «nascerà e non avrà paura nostro figlio e chissà come sarà lui domani, su quali strade camminerà cosa avrà nelle sue mani» (Futura). E forse non è un caso che l'unico verso di Lucio Dalla che ci sia venuto in mente a prova di Twitter sia questo: «Aspettiamo senza avere paura, domani». Ciao, Lucio.

venerdì 24 febbraio 2012

Alle due e mezza del pomeriggio

Dal Giornale del Popolo del 24 febbraio
Ci sono ore del giorno che non vedevamo dai tempi delle elementari. Certo che ogni pomeriggio sappiamo che il sole si inclina in un certo modo, ma da tempo immemorabile lo vediamo farlo alla sinistra del mouse, lì tra la testa del collega e la finestra del tizio che guarda la tv nel palazzo di fronte. Un giorno libero in mezzo alla settimana è destabilizzante. Vedi le cose da una prospettiva talmente nuova da sembrare inedita. Dunque alle due e mezza del pomeriggio, mentre tu di solito ciondoli tra la macchinetta del caffè e il terrazzo, il supermercato è pieno di signore che fanno la spesa senza fretta. Non ci sono, a quell'ora, gli assatanati del pre cena che devono accattarsi un etto di prosciutto prima che mariti, amici o parenti si piazzino a tavola famelici. Non ci sono, alle due e mezza del pomeriggio, le post trentenni nevrotiche che razziano il banco dei surgelati con precisione chirurgica e velocità invidiabile. Alle due e mezza si discute di quale tipo di prosciutto cotto sia più adatto agli involtini. Alle due e mezza del pomeriggio l'estetista di fronte al supermercato ha tempo di farti una ceretta e chiacchierare dicendo di trovarti un po' ingrassata, perché lei – dice – si ricorda di tutte e dunque anche di te e del tuo peso forma. Dice, l'estetista, che probabilmente le nostre figlie un domani non dovranno fare la ceretta. Magari per le nostre figlie possiamo immaginare un futuro migliore, sospira pensando alle magnifiche sorti e progressive della depilazione definitiva per davvero. Forse le nostre figlie potranno anche andare al supermercato alle due e mezza del pomeriggio senza vergognarsi di non avere nessun involtino da preparare ma solo un banco surgelati da razziare. E di trovarsi a disagio a farlo con tutta la calma del mondo.

venerdì 17 febbraio 2012

Mutande scomode

Dal Giornale del Popolo del 17 febbraio 2012
Allora forse bisogna intendersi sul concetto di mutande. E così anche la discussione su Sanremo prende la piega di una di quelle belle polemiche in cui si finisce ricominciando dall'inizio, ossia rinegoziando il significato dei termini. Che le nostre nonne portassero della biancheria più simile a un'armatura è un fatto. Altrettanto lo è il dato che ai nostri tempi a un paio di mutande si chiede di essere perfettamente mimetizzabili sotto abiti succinti e pantaloni a prova di raggi X. Dio solo sa che cosa ci riserverà il futuro e che cosa indosseranno le nostre figlie, nel frattempo abbiamo visto l'altra sera che c'è ancora una cosa che si può chiedere a un paio di mutande: fare presenza, timbrare il cartellino, coniugare la garanzia dell'esserci con il brivido di trasgressione di far finta di no. Sì perché la seconda puntata di Sanremo, signora mia, s'è infiammata su questo interrogativo di fronte allo spacco vertiginoso dell'abito da sera di Belen Rodriguez: indossava o no gli slip? La risposta è che indossava un manufatto appositamente creato per mettere al riparo le pudenda dalla censura e allo stesso tempo esporre sapientemente il caso alla polemica. Certo che non erano mutande. Come non era cervicale quella che avrebbe costretto la valletta annunciata a disertare la prima serata lasciando campo libero a Belen e Canalis. Ma, dico, la prima sera Pupo parlava di referendum costituzionale sottolineando che l'importante è essere alti dentro. Se l'apparenza non ingannasse che gusto ci sarebbe? Meglio, molto meglio parlare delle mutande. E lasciare al proprio destino chi si indigna perché la musica è in secondo piano. Un festival in mutande è sempre meglio di un festival trasformato in messa cantata da un Celentano soporifero. (p.s. di Belen, Sanremo, nudità e mutande parlavamo anche un anno fa. Così)

venerdì 10 febbraio 2012

La gestione delle lacrime (La Fornero non c'entra)

Dal Giornale del Popolo del 10 febbraio 2012
«Adesso faccio un bel pianto». Per mio padre è un proposito di liberazione come una doccia dopo una corsa di dieci chilometri. Da sempre sostiene che piangere sia bellissimo e salutare. C'è un ramo della famiglia dalla lacrima facile. Sono i “sensibili”, quelli simili al nonno che, buon'anima, se n'è andato per un colpo prima che noi nascessimo e prima che quella generalessa di mia nonna portasse a termine il compito di rendergli la vita una corsa a ostacoli tra divieti e scene di gelosia che lui seraficamente ignorava. Il ramo degli insensibili, in tutto simili alla generalessa, vanta una predisposizione molto meno spiccata alle lacrime. Beninteso, tutti piangono. Ma i secondi lo fanno quando è davvero necessario e pertinente; gli altri, invece, diventano delle fontane quando nessuna convenzione sociale lo prescrive. La gestione delle lacrime resta una questione complessa, soprattutto se si è uomini, perché una donna che piange non fa testo. Generalmente quando ti vedono piangere danno sempre la colpa agli ormoni, che è un po' come fare commenti razzisti di fronte ai crimini commessi dagli stranieri. Sta di fatto che lui dice che tu ultimamente piangi per tutto, perché il film su Margaret Thatcher è tutto tranne che strappalacrime. Così mentre lui si interroga sulla lettura politica dello sciopero dei minatori e del conservatorismo inglese tu non sai se sia più straziante la demenza senile della lady di ferro o il suo amore per il marito morto e nel dubbio piangi doppiamente. «Ma tu non piangi mai?». «Certo che piango». «E quando?». «Per lo sport, per lo sport piango». Chissà se pensa anche lui allo spot con David Beckham in mutande per H&M.

martedì 31 gennaio 2012

lunedì 30 gennaio 2012

Love is

The frog and a limo

venerdì 27 gennaio 2012

Phoebe Philo e i temi impegnati

Dal Giornale del Popolo del 27 gennaio
Phoebe Philo è una stilista inglese prestata a marchi francesi che noi ragazze sogniamo ad occhi aperti. Prima Chloé, poi Celine. Mai neppure l'ombra di una collezione speciale per qualche catena low cost. Di lei ieri i giornali parlavano non per i suoi vestiti ma perché ha scelto di posticipare la sfilata prevista per marzo, dato che in aprile partorirà la sua terza figlia. Il caso fornisce uno di quegli argomenti di cui la pubblicistica femminile sedicente impegnata va ghiotta. Una donna in carriera che parla della sua vita privata e la lascia interferire col lavoro: roba da sguazzarci. Oggi probabilmente si eserciteranno sul tema le penne più rosa di cui ogni testata dispone. Ognuno ha da dire la sua: se torni a lavorare troppo presto sei una madre snaturata; se ti godi quei mesi di riposo insperato sei una profittatrice dello stato sociale. La stilista inglese ha scelto di fare quello che riteneva più comodo e intelligente. Insomma, ha scelto. Cosa che ogni donna vorrebbe poter fare. La ficcanaso stava arrivando alla fine della rubrica quando si è guardata indietro e si è riletta. Inorridendo, come si può fare solo davanti al primo capello bianco. Impelagarsi in una battaglia che interesserebbe solo a chi legge Vanity Fair e il resto della pubblicistica sedicente impegnata. E invece bisognerebbe indignarsi e prendere i forconi per ben altro. Perché la brava Phoebe Philo ha scelto di pontificare sul pallosissimo tema della conciliazione lavoro-famiglia. Quando poteva dedicarsi al ben più socialmente utile lavoro di disegnare abiti per donne incinte che non le facessero sembrare tendoni da circo.

mercoledì 25 gennaio 2012

È l'età, signora mia

Dal Giornale del Popolo del 13 gennaio 2012
Demi Moore avvistata con un modello ventenne, Jessica Simpson che sfrutta una delle gravidanze più pesanti della storia (in tasca ha già un contratto con Weight Watchers per mostrare il suo dimagrimento post partum). E infine: Charlotte Casiraghi paparazzata con un attore comico. Le prime notizie di gossip del 2012 confermano alcune granitiche certezze: non c'è lutto amoroso che non conosca il lenitivo passaggio del chiodo schiaccia chiodo; se sei famosa anche il grasso diventa un business e infine dentro ogni donna bella e giovane c'è l'implacabile ricercatrice di un uomo che la faccia ridere. Una ricerca, quella del simpatico umorista, che evidentemente perde di appeal man mano che passano gli anni. Così, mentre la figlia di Carolina di Monaco si fa grasse risate con la sua nuova fiamma, Demi Moore fa capire di non aver nessuna voglia di ridere, piuttosto il fermo proposito di non retrocedere in tema di addominali. Dev'essere una legge analoga a quella per cui più si è giovani più si cerca di sembrare “mature” e più si è mature più si cerca di agghindarsi da adolescenti. È il fenomeno per cui nelle nostre città in saldo vediamo figlie con borse di Gucci passeggiare al fianco di madri con borse H&M. Le prime hanno faticosamente ottenuto il marchio come regalo di Natale; le seconde hanno capito che certi loghi, accompagnata alla loro cofana fresca di parrucchiere, giocano decisamente contro l'anagrafica. Poi c'è quel periodo di mezzo, quello in cui un giorno in un negozio ti chiamano “signora” e il giorno dopo ti danno del “tu” guardando le tue giovanissime scarpe da ginnastica borchiate. È l'età più difficile. Quella in cui bisogna essere temerarie e tirare fuori la carta di credito per mostrare di avere il gusto fresco di una ee la capacità di spesa di una signora che sa ottenere quel che vuole.

Liberateci dai maschi modaioli

Dal Giornale del Popolo del 20 gennaio 2012
«Cos'è una giacca tecnica?». Certe domande da certi amici maschi non fanno impressione. Rassicurano, come soltanto può rassicurare un gesto che rimette le cose al loro iconico posto, quello in cui le femmine si occupano di vestiti e capelli e i maschi spaccano la legna e si fanno il bidet col Cillit Bang. «Insomma cos'è una giacca tecnica? Ho letto che non vanno più di moda». Basta indicargli quella che ha addosso per spiegargli e contestualmente farlo rendere conto che è fuori moda. Ma per un maschio mediamente tradizionale che se ne fa una ragione, ce ne sono dieci altri che non si rassegnano ad affrontare il prossimo inverno in piumino mentre le passerelle impongono cappotti tanto gelidi quanto eleganti. Vorremmo dar loro il benvenuto nel club di quelli costretti a sentire freddo e invece tocca occuparsi degli effetti collaterali dei maschi eterosessuali che si mettono in testa di seguire la moda. Perché non possiamo ignorare che le nostre città sono piene di maschi con pantaloni col risvolto, stivaletti sopra la caviglia, cappottini e, soprattutto, cuffietta in testa. Devono averla vista da David Beckham, la cuffietta. Quella con cui il calciatore inglese si fa fotografare mentre insegna ai figli maschi a giocare a pallone, spupazza la figlia femmina, posa accanto alla magrissima moglie. Una sorta di calzino che ha il potere di rendere irresistibilmente sexy il buon David e al contempo segnare la distanza siderale che lo separa dai maschi che si aggirano dalle nostre parti. Non ci credete? Guardatevi intorno sull'autobus un sabato pomeriggio qualunque. E rimpiangerete i vostri amici che teneramente si interrogano sulle giacche tecniche.

Le vacanze e i beni rifugio

Dal Giornale del Popolo del 30 dicembre 2011
Dice che va bene il mito del relax e dello svuotarsi la testa dalle preoccupazioni lavorative, ma non si può stare per quasi una settimana in quel modo: buttati sul divano di fianco al camino con la tv accesa e un libro perennemente in stand by. Puntate intere di Beautiful a ripetizione e neanche uno smartphone o uno straccio di collegamento a internet per controllare Twitter o i siti di riferimento. Dice che non si può vivere così, ché se una guerra fosse scoppiata il 24 tu lo scopriresti sì e no a Capodanno, quando quello straccio di socialità coatta più che residua ti impone di riemergere e prestare attenzione al cellulare, ormai disabituato persino al servizio sveglia. Dice, dicono, insomma che almeno un quotidiano per salvare le apparenze si poteva trovare. Eppure non siamo così fuori dal mondo come sembra. Tanto per cominciare siamo certe che euro e franco esistano ancora, se no le carte di credito non si sarebbero comportate così bene nei tradizionali acquisti di fine anno. Ancora. Se fossimo totalmente fuori dal mondo non saremmo qui a tifare che Brooke non si arrenda. Deve riuscire a convincere Ridge che se ha baciato il di lui figlio ventenne, l'ha fatto nel sonno e mica è colpa sua se a cinquant'anni suonati è ancora la meglio bonazza di Los Angeles e comunque ora è il caso di guardare avanti e scordarsi il passato. Per il bene della famiglia, si intende. Ridge si convincerà come mille altre volte ha fatto in passato, anche se bisogna dire che dopo l'ultimo dialogo con la sua bionda moglie aveva la stessa faccia di quella volta che è morto per la prima volta cadendo in una fornace ardente. Se fossimo totalmente fuori dal mondo non sapremmo tutte queste cose e non ne sapremmo cogliere la morale fondamentale: gli anni passano, i figli crescono, le feste ci appesantiscono e le borse si imbizzarriscono, ma i beni rifugio che non si svalutano sono sempre gli stessi.