Mia madre lo fa ogni volta che andiamo in giro a fare shopping. Guarda l'ultimo capo uscito dalle collezioni di geni del calibro di Chloè e Marc Jacobs e attacca: "Oh, ma una cosa praticamente identica ce l'abbiamo in soffitta, tra i bauli di vestiti delle zie, della nonna". Non c'è stilista o moda che tenga. Un prototipo più bello (e di certo meno dispendioso) di quello che la commessa finirà per appiopparci si trova nei nostri bauli, archivio della storia della moda degli ultimi vent'anni. E certo da qui potrei partire con una bella riflessione sul fatto che sì tutto torna e non bisognerebbe buttare via niente. E poi ripetere il parallelo azzardato più volte in passato, secondo cui vestiti, amicizie e amori sono sempre sulla stessa lunghezza d'onda: tutto scorre, tutto passa ma niente sparisce. Quanto meno per noialtri contorti, incapaci di pensare che questo tempo pazzo e terribile era lo stesso che ci vedeva spensierate, felici e incoscienti appena un anno fa. Per noi meteoropatici il tempo instabile è una maledizione. Col sole siamo felici, con la pioggia tristi. Di solito è tutto molto semplice, ma se nel giro di un pomeriggio si passa dal sole alla pioggia e viceversa per due o tre volte, allora le cose si complicano. Come la dovremo concludere questa giornata? Malinconiche e pensose a fissare l'orizzonte pensando al passato; o spavalde eroine che costruiscono il guardaroba di oggi alla faccia di quello che fu? È stretta in questo dilemma che ho pensato che la chiave è la moda. Alla fine i vestiti si comprano sempre nuovi, (il vintage è una moda buona per i parvenus). Sempre nuovi. Si guarda avanti, sempre. Che con il tempo si mettono su chili e il corpo cambia e certi capi non ti entrano più. Domani è un altro vestito.
venerdì 23 maggio 2008
Gone with the closet
Mia madre lo fa ogni volta che andiamo in giro a fare shopping. Guarda l'ultimo capo uscito dalle collezioni di geni del calibro di Chloè e Marc Jacobs e attacca: "Oh, ma una cosa praticamente identica ce l'abbiamo in soffitta, tra i bauli di vestiti delle zie, della nonna". Non c'è stilista o moda che tenga. Un prototipo più bello (e di certo meno dispendioso) di quello che la commessa finirà per appiopparci si trova nei nostri bauli, archivio della storia della moda degli ultimi vent'anni. E certo da qui potrei partire con una bella riflessione sul fatto che sì tutto torna e non bisognerebbe buttare via niente. E poi ripetere il parallelo azzardato più volte in passato, secondo cui vestiti, amicizie e amori sono sempre sulla stessa lunghezza d'onda: tutto scorre, tutto passa ma niente sparisce. Quanto meno per noialtri contorti, incapaci di pensare che questo tempo pazzo e terribile era lo stesso che ci vedeva spensierate, felici e incoscienti appena un anno fa. Per noi meteoropatici il tempo instabile è una maledizione. Col sole siamo felici, con la pioggia tristi. Di solito è tutto molto semplice, ma se nel giro di un pomeriggio si passa dal sole alla pioggia e viceversa per due o tre volte, allora le cose si complicano. Come la dovremo concludere questa giornata? Malinconiche e pensose a fissare l'orizzonte pensando al passato; o spavalde eroine che costruiscono il guardaroba di oggi alla faccia di quello che fu? È stretta in questo dilemma che ho pensato che la chiave è la moda. Alla fine i vestiti si comprano sempre nuovi, (il vintage è una moda buona per i parvenus). Sempre nuovi. Si guarda avanti, sempre. Che con il tempo si mettono su chili e il corpo cambia e certi capi non ti entrano più. Domani è un altro vestito.
martedì 20 maggio 2008
Morgan, o dell'importanza
Morgan di nuovo sublime in un'intervista a Banality Fair: «Ultimamente flirto troppo con la mia libreria».Il resto dell'intervista parla dell'amore spezzato con Asia e non lo riportiamo, perché è giusto che restino affari suoi (condivisi coi lettori del noto settimanale, è vero, ma noi qui vogliamo avere rispetto lo stesso). E comunque sono parole autentiche. Mi è venuta in mente quella frase lì: "Se d'amore è proprio vero che non si muore. Che cosa faccio nudo per strada mentre pio.ove. E c'è di più. Non dormo da una settimanaaa. Per quel cuore di puttana. Sono andato al cinema e mi han mandato vi.iia. Perché piangevo forte e mangiavo la sua fotografia"
venerdì 16 maggio 2008
God save the shopping
Dal Giornale del Popolo del 16 maggio
Io vado a lezione di inglese. No, mamma, non lo faccio perché i soldi che avete speso per mandarmi tutte le estati in Inghilterra, Irlanda e America sono stati inutili. No, mamma. Là ho visto il mio primo Body Shop, mangiato la mia prima Pizza Hut e ho pure trovato il mio primo fidanzato l'ultimo giorno della vacanza (astenersi commenti sulle relazioni lampo e fuori tempo massimo, please). Lezione di inglese, dicevo. Lo faccio "to practice", ché non è mica come la bicicletta. Certe cose si dimenticano. Siccome chi si somiglia si piglia ho trovato l'insegnante più shop aholic e amante del buon vino che si potesse reperire fuori dall'America. Lontani i tempi dell'English Grammar in Use e in spregio a qualunque paradigma dei verbi irregolari, noialtre ci esercitiamo con eterne discussioni sull'alta moda e dopo un litro di vino rosso in due non sbaglio più neppure le esse della terza persona plurale. Ogni settimana ci raccontiamo i rispettivi acquisti, discutiamo i film visti, trepidiamo insieme per l'uscita di Sex and the city. Ebbene, l'altro giorno la mia maestra, di ritorno dagli States, sfoggia le scarpe che ho seriamente rischiato di rubare dai piedi di una tizia lungo l'ottava avenue di New York due mesi fa. Mi scateno, scopro il nome della stilista, trovo il sito, faccio ricerche. E cosa scopro? Che l'unica soluzione per trovarle è comprarle su internet. Perché questa diavolo di globalizzazione a metà ci rimpinza di McDonald ma ci lascia a digiuno delle scarpe più introvabili. Ora, ammettiamo che io riesca a superare l'ostacolo di una spesa da duecento dollari fatta attraverso un formulario in inglese, poi cosa dirò in giro? Che ho comprato le scarpe su internet come una lettrice di Moccia qualunque? My goodness.
Io vado a lezione di inglese. No, mamma, non lo faccio perché i soldi che avete speso per mandarmi tutte le estati in Inghilterra, Irlanda e America sono stati inutili. No, mamma. Là ho visto il mio primo Body Shop, mangiato la mia prima Pizza Hut e ho pure trovato il mio primo fidanzato l'ultimo giorno della vacanza (astenersi commenti sulle relazioni lampo e fuori tempo massimo, please). Lezione di inglese, dicevo. Lo faccio "to practice", ché non è mica come la bicicletta. Certe cose si dimenticano. Siccome chi si somiglia si piglia ho trovato l'insegnante più shop aholic e amante del buon vino che si potesse reperire fuori dall'America. Lontani i tempi dell'English Grammar in Use e in spregio a qualunque paradigma dei verbi irregolari, noialtre ci esercitiamo con eterne discussioni sull'alta moda e dopo un litro di vino rosso in due non sbaglio più neppure le esse della terza persona plurale. Ogni settimana ci raccontiamo i rispettivi acquisti, discutiamo i film visti, trepidiamo insieme per l'uscita di Sex and the city. Ebbene, l'altro giorno la mia maestra, di ritorno dagli States, sfoggia le scarpe che ho seriamente rischiato di rubare dai piedi di una tizia lungo l'ottava avenue di New York due mesi fa. Mi scateno, scopro il nome della stilista, trovo il sito, faccio ricerche. E cosa scopro? Che l'unica soluzione per trovarle è comprarle su internet. Perché questa diavolo di globalizzazione a metà ci rimpinza di McDonald ma ci lascia a digiuno delle scarpe più introvabili. Ora, ammettiamo che io riesca a superare l'ostacolo di una spesa da duecento dollari fatta attraverso un formulario in inglese, poi cosa dirò in giro? Che ho comprato le scarpe su internet come una lettrice di Moccia qualunque? My goodness.
venerdì 9 maggio 2008
La professionista di matrimoni
Ci sono abitudini che vanno tenute sotto controllo, come quei nei che il dermatologo dice: “niente di grave, ma li tenga d'occhio”. Solo che, esattamente come non si può riconoscere a occhio nudo lo stato di un neo, così è alquanto complesso capire quando la abitudini che mettono alla prova la carta di credito e la vita sociale, diventano veri e propri vizi. Il punto di non ritorno è riconoscibile solo quando abbondantemente superato. Per dire. Io, se mi invitano a un matrimonio, tendenzialmente ci vado. Non mi sembra carino declinare, se non in casi estremi. Poi accade che Cupido, lavoratore stagionale, colpisca tutti nel medesimo periodo e così i fiori d'arancio sbocciano l'uno dietro l'altro. E tu ti attrezzi: mettendo da parte soldi per un regalo dignitoso e studiando una strategia alla Rommel che ti permetta quanto meno di non indossare lo stesso abito ai matrimoni che condividono buona parte della lista degli invitati. Devo ammettere che in questi ultimi due anni ho dribblato tutti gli ostacoli. Fino al primo maggio scorso. La Ficcanaso (intesa come rubrica) non è uscita perché la Ficcanaso (intesa come persona) presenziava all'ennesimo matrimonio. Il tavolo è il solito delle amiche della sposa: coppie che non conoscono nessuno se non te e poi il classico posto vuoto. Chi sarà? Un bel giovane con cui navigare in questi fiumi di champagne? Si siede invece il fotografo che, bontà sua, ho incontrato ad almeno dieci degli ultimi venti matrimoni di questi anni. Mi fissa e se ne esce: “Ma di professione vai ai matrimoni? Dimmi la verità: ti invitano o ti imbuchi tutte le volte?”. Provate voi, a sentirvi dare dell'imbucata con addosso un prezioso vestito di Marc Jacobs, e ditemi se non vi sareste buttate a capofitto sullo champagne.
lunedì 5 maggio 2008
Stupendi
lunedì 28 aprile 2008
Lorè
Dal Giornale del Popolo del 25 aprile 2008Noi lo chiamiamo Lorenzo. O anche Jova, qualche volta. Al suo primo concerto indossavo dei pantaloni militari molto larghi e molto anni Novanta e una canottiera bianca che potevo ancora permettermi perché avevo braccia presentabili. Ai concerti successivi ho cercato di mettere le stesse cose. Al prossimo, quello per cui passerò una notte in bianco in treno il prossimo giugno, probabilmente non mi andrà nessuno di quei capi da adolescente e dovrò limitarmi ai dr. Marten's (che stanno tornando di moda, lo dico perché possiate tirarli fuori dalla soffitta della vergogna). Quando finalmente i miei mi hanno comprato il motorino l'ho guidato sempre come lui cantava. Perché c'erano quei versi: "E le ragazze di città prendono il motorino e si siedono proprio sul bordo del sellino e coi capelli sciolti guidano con aria sicura e guardandole la vita sembra meno dura". E io vivevo in un paesino e con il casco i capelli sciolti sono una maledizione, però ho sempre guidato sicura sul bordo del sellino perché hai visto mai che lui passava di là e gli buttavo all'aria la sua immagine idilliaca. Ancora oggi guido nello stesso modo perché io di Jovanotti non sono una simpatizzante, sono una fan così sfegatata snob e oltranzista da non potermi nemmeno iscrivere a un fan club. E dovevate vederlo la settimana scorsa alle Invasioni barbariche. Ha detto che la sua amata lui la chiama la sua donna "che non è bello, ma la mia compagna non mi piace". E io sarà che è proprio un periodaccio, ed è primavera e io somatizzo come se avessi davvero una sensibilità, io su quella frase mi sono commossa. Come dieci anni fa con "chissà se stai dormendo a cosa stai pensando"
venerdì 18 aprile 2008
Aspettando SATC
Dal GdP del 18 aprile 2008Esce in America il 30 maggio, l'Atlantico non lo attraverserà prima dell'autunno. Si tratta del film tratto dal telefilm Sex and the city. Abbiamo aspettato questo film con la puzza sotto il naso di chi teme che un suo mito finisca nelle mani inesperte delle folle. Insopportabile l'idea che le masse possano sentirsi in diritto di adorare Carrie e le sue amiche con la faccia tosta dei parvenu. Quel diritto andrebbe concesso solo a noialtre che il telefilm lo seguivamo dalle prime puntate, quando il copione era scandaloso e geniale e meno patinato. Le ultime serie di Sex and the city, invece, sono la festa del product palcement, con marchi di stilisti in voga ben in vista e in ogni scena un allure decisamente distante dal politicamente scorretto della prima ora. Con la decisione di chi fa un proposito e crede seriamente di esser ein grado di tenergli fede avevamo deciso che non avremo visto il film. Il proposito reggeva fino a che un'amica non ci ha sottoposto a tradimento il trailer del film. I tipici quaranta secondi in cui si capisce tutto e il contrario di tutto della trama, fino a che non viene trasmesso lo scambio di battute più bello della storia. Carrie sembra essere stata chiesta in sposa dal suo amante fedifrago di sempre, Mr. Big. "Ci si aspetta che io compri un diamante?", domanda lo spezzacuori pentito. "Oh, comprami un guardaroba", risponde l'innamorata con l'occhio scintillante. Lo guarderemo e lo aspetteremo solo per quella frase. Nel frattempo spulciamo il sito dedicato al film. E facciamo il test: "scopri a quale personaggio del film assomiglia il tuo amato". Faremo il test. E quando risutlerà che anche noi siamo irresistibilmente attratte dallo spezzacuori Mr. Big sapremo che, in fondo, ce la siamo cercata. Ancora una volta.
martedì 8 aprile 2008
Il blog di Guia Soncini
Ecco il blog di Guia Soncini, nato per pubblicizzare il suo libro in uscita il 16 aprile. Lo segnalo perché lei è stata la meglio giornalista del nulla che c'è in Italia, in grado di riscattarci da quell'orfanotrofio sintattico che sono i pezzi della rodotà. La frase che c'è qua di fianco ("l'onanismo intellettuale è il più commesso dei peccati" ) si deve proprio a Guia, perché fu lei, molti anni fa, a bollare i blogger come onanisti intellettuali. Una definizione geniale. E oggi lei stessa ha un blog... "perché l'onanismo intellettuale è il più commesso dei peccati". No? Have fun. E fatemi sapere come è il libro.
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