venerdì 3 gennaio 2020

I nostri anni Venti cominciano con Tolo Tolo


Da Ticino7 del 3 gennaio 2020
E anche questo primo venerdì del 2020 è una conquista, traguardo impensabile in giorni di preoccupazioni vorticose e alterne. Il tempo di digerire e andare a correre due mattine e ne siamo usciti in maniera quasi del tutto indolore. I bambini non si sono accapigliati pur avendo un numero di regali diversi sotto l’albero, il cavallo di Barbie ha mantenuto alte le aspettative, la macchina fotografica funziona, lei ha fatto buon viso agli scarponi da sci non impacchettati da lui e scelti forzosamente insieme sacrificando la poesia al comfort; lui ha iniziato ad usare gli airpods pericolosamente acquistati da lei. Incredibilmente è passato persino quel momento assurdo che è il Capodanno ed eccoci qui. Gli ultimi anni Venti di cui sappiamo qualcosa avevano Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio e ora spetta a noi costruirci un immaginario all’altezza. Su Instagram e su Twitter (ebbene sì: la ficcanaso è tra i pochi rimasti affezionati a Twitter) non mancano i candidati destinati a fornire materiale abbondante a ciò che in questa rubrica si fa con maggiore trasporto da sempre: rimpiangere il passato e quei tempi terribili in cui tutto era migliore di adesso. In realtà non serve passare in rassegna nessun profilo per arrivare alla conclusione che i nostri anni Venti si candidano ad essere infinitamente meno fascinosi di quelli del secolo scorso.

L’uomo che fa ridere
Bighellonando sulla rete in uno degli ennesimi momenti improduttivi sono capitata sulla foto di una giovane, famosa e bellissima coppia. La foto li ritrae innamoratissimi e perfetti e il titolo dice: “He always makes me smile”. Loro sono sposati da tempo e in quella sintesi c’è tutto, a prescindere dalle nostalgie di inizio anno. Se siamo reduci dall’ennesimo litigio silenzioso e a senso unico ci guardiamo allo specchio e ci domandiamo se non avessero ragione loro, da sempre, quelle che cercavano l’uomo che le facesse ridere. Il programma dell’uomo divertente, di certo, è socialmente molto tollerato e anche incoraggiato. I sogni di avventura e passione di Emma Bovary ci paiono gretti e inaccettabili, mentre l’aspirazione ad un compagno simpatico è percepita come un segno di intelligenza e di profondità. Le amiche che in questi anni Venti vanno incontro ad anniversari di peso si scaldano, perché il tema è sentito. Alcune si maledicono per non aver pensato all’umorismo tempo addietro, altre sostengono che lui sia cambiato nel corso degli ann. Tutte, oggi, cercano di ricordare cosa sia sopravvissuto alla felicità di quegli anni Venti ideali, fatti di scelte ardite (i capelli corti, i ragazzi ombrosi e intelligenti) e di clima ruggente (le gonne corte, le proposte di matrimonio radicali e orgogliosamente non romantiche). I nuovi anni Venti ci vedranno più vecchie (del resto Carla Bruni ha compiuto 52 anni e Angelina Jolie ha accompagnato il figlio più grande al college) e forse più consapevoli. Consapevoli che sapremo reinventare anche questi anni Venti, rassegnandoci a non aver accanto un simpatico umorista e rimediando con una serata particolare e divertente. Da quando è uscito Checco Zalone l’uomo non ha bisogno di farci ridere. Basta che si sbrighi a comprare per tempo i biglietti del cinema.

Il bilancio, tutto analogico


Da Ticino7 del 27 dicembre 2019
“Qual è il tuo brano preferito? Ritrova i brandi che ti sono piaciuti di più nel tuo nuovo mix del 2019”. L’ultima notifica di Spotify è di pochi giorni fa. Queste cose tecnologiche sono così, più insistenti e costanti di un fidanzato innamorato. Forse persino più affidabili. Non gli importa che tu abbia ignorato tutte le precedenti, neppure che abbia sbuffato di fronte a quei continui tentativi di descriverti e raccontarti chi sei. Come è evidente, insomma, l’analogia con l’innamorato non corrisposto (o quanto meno corrisposto con la discontinuità tipica del vero amore) prosegue ed è perfettamente calzante. Avrete notato – e se non lo avete fatto ve lo dico io – che qualche giorno fa tra i contenuti più condivisi sui social c’erano proprio le classifiche di Spotify. Istogrammi, grafici e percentuali per raccontarci quale musica abbiamo ascoltato quest’anno. Alcuni di noi erano felici di vedere in testa Brunori Sas, molti altri si vergognavano di Benji e Fede e Ostia Lido, adducendo scuse non richieste sulle preferenze musicali dei colleghi o incolpando la riproduzione casuale di Spotify.
In tema di conteggi e bilanci anche l’iPhone non se la cava male. Ogni settimana un puntuale resoconto delle attività ci ricorda quanto tempo abbiamo buttato seduti sul water o sull’autobus a fingere di lavorare, a cazzeggiare, a rispondere a una mail molto urgente invece che versare l’acqua nel bicchiere della bambina che la chiedeva da dieci minuti. Ci sono delle percentuali, spesso ci fanno rabbrividire, altre volte ci rendono fieri di noi stessi: “Guarda, questa settimana più minuti spesi per lavoro che per social network”. E potremmo continuare a lungo con i resoconti di Facebook, gli album ricordo non richiesti, le sintesi delle nostre amicizie sui social network. Ognuno ci racconta un pezzo di noi e spesso gongoliamo, con quel gusto un po’ ingenuo di provare a vedere l’effetto che fa vedersi da fuori. Come quando ci spiamo camminare nelle vetrine, in cerca dell’effettiva visibilità dei chili persi davvero o provando a sorprendere il portamento che sappiamo di non avere.

In sintesi, dunque
In sintesi, dunque, e in maniera squisitamente analogica dovrei provare anche io a fare un bilancio. In fondo questa è l’ultima ficcanaso dell’anno e lo devo alla redazione di Ticino7 che mi sopporta con coraggio ogni settimana. In questo 2019 ho perso svariati kg (mai abbastanza) e tagliato i capelli. Ho trovato lo shampoo giusto e ho ricominciato a mangiarmi le unghie. Fornisco a me stessa sempre abbastanza motivi per mangiarmi le unghie e uno è sicuramente che non leggo abbastanza. Ho letto comunque dei libri meravigliosi e altri ne leggerò certamente in questo periodo natalizio. Ho scritto troppo poco e mi sono preoccupata eccessivamente. Non ho ancora imparato ad usare Spotify e mi bevo stupidamente tutta la musica che sceglie per me. Ho scoperto l’Estetista Cinica e ne sono diventata una fan. Ho scritto per un anno intero sempre su queste pagine La Ficcanaso. A spanne, solo quest’anno ne ho scritte più di 50. Per cinquanta settimane qualcuno di voi ha letto, apprezzato, contestato, reagito. Se avessi un algoritmo per analizzare i contenuti trattati credo che in classifica avremmo il disagio, poi i capelli, l’amore, la tristezza, la dieta. È stato un anno di tantissime e importantissime frivolezze. E mi auguro che il 2020 ce ne porti almeno altrettante.


venerdì 20 dicembre 2019

In lode del cesto natalizio


Da Ticino7 del 20 dicembre 2019
Se state leggendo queste righe siete agli ultimi, pericolosissimi, passi prima della fine di quel periodo tremendo costellato di “e se non ci rivediamo più tanti auguri”, “dai, almeno un aperitivo prima di Natale” e gli effettivi aperitivi o cene prima di Natale. Alcuni di noi hanno iniziato nell’ultima decina di novembre, perché ormai il trend è prendere ben bene la rincorsa per l’ingrasso, cominciando a rimpinzarsi come tacchini ben prima del Black Friday. Alcuni di noi lavorano per società che hanno deciso di spostare i festeggiamenti a gennaio quando – testuale – “saremo tutti più tranquilli”. Strategia interessante ma anche pericolosa: siamo sicuri che non serva solo a prolungare lo strazio? A gennaio l’ardua sentenza.
Se i festeggiamenti ufficiali vengono rimandati, ci siamo detti, resterà più tempo per scartare i famosi doni di rappresentanza. Il periodo, terrificante per spedizionieri e fattorini, è attraversato dalla trepidazione di chi siede alla scrivania e scruta il collega di rientro dalla portineria. “Pacco per …” proclama mentre gli altri lo guardano speranzosi. A quel punto il collega inizia a gongolare, pregustando leccornie o prelibatezze. Perché – si sa – il cesto natalizio alimentare è tanto banale quanto ben accetto. “Senti che buono quel Parmigiano che ci ha regalato tizio a Natale” diciamo intorno a marzo, ricordando il momento in cui lo abbiamo estratto dalla finta paglia decorativa selezionandolo tra cioccolate esotiche, cipolle sott’olio e patè sconosciuti.
Peccato che sempre più spesso il collega arrivi con passo leggero spedito. “Tizio ha piantato degli alberi per noi”. “Tizia ha donato dei soldi a un villaggio di un paese povero”. Per non parlare dello scabrosissimo tema “agendine e calendari”, notoriamente sempre brutti e fuori misura ma indispensabili in tutte le scrivanie. “Risparmiamo la carta – dicono i bigliettini di quest’anno – e facciamo a meno del calendario”. Fino a un paio di anni fa toccava istituire la lotteria dei salumi ricevuti in regalo e all’improvviso ci ritroviamo con un pugno di semini e senza neppure un panettone da inzuppare nel latte al mattino. Il calendario ce lo compriamo autonomamente: per segnarci che l’anno prossimo il regalo solidale andrà rispedito al mittente.