lunedì 19 luglio 2021

Il terrazzo e il batticuore

Da Ticino7 del 17 luglio 2021

“No Alpitour? Ahi ahi ahi ahi”. Chi non ricorda lo slogan dei tempi in cui affidarsi ad un tour operator era pressoché l’unico modo di prenotare una vacanza? Quando siamo diventati abbastanza grandi da poter prenotare le vacanze da soli, di tutto questo mondo non c’era più neanche l’ombra. Rovistando su internet abbiamo cercato, anno dopo anno, quello che faceva per noi. Dalla Casa particular all’Havana al residence con amaca in Messico passando per l’albergo a portata di spiaggia sabbiosa adatto agli infanti. Abbiamo anche attraversato periodi “meglio a casa” fino a che non ci siamo imbattuti in ciò che aspettavamo da sempre, al punto, udite udite, da tornarci per due anni di seguito.

La trasformazione in gente abitudinaria si è compiuta quest’anno, quando abbiamo prenotato l’estate prossima prima di tornare a casa. Prima di partire per davvero, però, abbiamo trascorso gli ultimi giorni in un posto nuovo, in una casa “a ripa di mare”, come scriverebbe Camilleri parlando di questa villetta che è in effetti del tutto simile a quella del Commissario Montalbano.

La proprietaria norvegese l’ha acquistata qualche anno fa perché “è innamorata dei tramonti sul mare”. In estate noi turisti contribuiamo al mantenimento di questa bellezza che si affaccia sulle onde e sembra toccarle, con una stradina che conduce alla spiaggia in pochi passi. È tutto quello che ho sempre sognato, ho pensato appena entrata mentre nella mia mente si faceva spazio un dubbio: davvero abbiamo fatto bene a impegnarci con l’altra casa per l’anno prossimo?

Poi siamo saliti al piano di sopra, trovando le formiche intorno al letto, il comodino inesistente, l’abat jour che non c’è, l’armadio come una cassa da morto in verticale senza cassetti, le finestre minuscole, le lenzuola di trent’anni fa e gli asciugamani non stirati, nel bagno non ci sta neanche uno spazzolino, la doccia getta acqua lentissima e farsi uno shampoo sarà un cinema. Abbiamo ripensato alle comodità della solita casa come si ricordano le attenzioni di un marito premuroso ma noioso tra le braccia di un amante affascinante ma vuoto. Sedotte da un balcone sul mare ripensiamo alla lavatrice in esterno che abbiamo lasciato. Tornare? Non tornare? In fondo andare al piano di sopra è così importante? Siamo saggi o borghesi? Non si può vivere restando in terrazza? Una sola certezza: comunque vada il conto sarà salato. 


 

La protezione cinquanta

Da Ticino 7 del 10 luglio 2021

Come ogni anno onoriamo la tessera di fedeltà virtuale rilasciata dalla farmacia del lungomare. Settanta euro di creme ci consentono di avere il doposole scontatissimo, la borsa mare in omaggio e il bagnoschiuma pelli sensibili regalo del farmacista che si ricorda di noi dai 70 euro di creme dello scorso anno. La borsa mare servirà al maschio di casa, in quest’anno in cui siamo riuscite a eliminare dal suo bagaglio lo zainetto da studente di liceo e il telo mare di spugna. Vuoi mettere quello bello di cotone con stampe fatte a mano? Le monete e le chiavi della macchina, invece, staranno benissimo nella borsa omaggio della farmacia, ben collocata su una spalla mentre nell’altra c’è la borsa frigo. A sua volta omaggio delle creme solari comprate in città e dimenticate a casa. Dovevamo anche essere plastic free ma qualcuno ha dimenticato la borraccia. Il primo litigio è scattato proprio prima del check in per identificare il colpevole. “Tu non l’hai presa né mi hai detto che serviva”. “Tu l’hai lavata e rimessa in dispensa”. 

Il secondo litigio è per il filtro solare. Anni a spiegare che la protezione 50 è quello che ci vuole per grandi e piccini non sono serviti a niente. Così abbiamo preso tutta la gamma (i settanta euro di creme di cui sopra) e abbiamo la protezione 6 per pelli già abbronzate (nonostante in famiglia ci differenziamo l’uno dall’altro solo per il tipo di pallore), la 20 per le gambe e gli ultimi giorni di sole, la 50 per il viso e per i bambini e ovviamente il doposole scontatissimo per tutti i tipi di pelle. Dopo mezza giornata di vacanza la 20 sparisce. Siamo già al terzo litigio. “Ah, se solo avessi il mio zaino e la mia tasca delle creme personali”.

Il quarto litigio è per il litigio con la prole. Se tu urli, lei urla. Sei tu l’adulta. Non puoi metterti al suo livello, comandiamo noi. Non vorrai mica essere un genitore autoritario? Autoritario non significa molle. Se non imparano adesso non imparano più. Il bagno dopo mangiato non l’hanno fatto e hanno obbedito senza bisogno di litigare. Quando ci vuole ci vuole. Ho ragione io. Hai torto tu. 

C’è solo una certezza: troveremo l’armonia prima della crema protezione 20.


domenica 4 luglio 2021

Siamo tutti bravi a educare i figli degli altri

 

Da Ticino7 del 3 luglio 2021 

“Due anni, ritrovato vivo dopo 36 ore da solo nei boschi”. Ci sono storie di cronaca che bucano il torrente di immagini e parole con cui siamo bombardati tutti i giorni. Una decina di giorni fa è successo con il caso di questa notizia. Nicola, 21 mesi e una vita in campagna nell’Appenino tosco emiliano con mamma, papà e fratellino, viene messo a letto prima di cena e scompare. I genitori si accorgono della sua mancanza intorno a mezzanotte, lo cercano fino alla mattina e solo allora danno l’allarme. Passa un numero interminabile di ore fino a che un giornalista, inviato di una tv, ritrova il bambino in fondo a un dirupo: qualche graffio, tanta paura, ma sta bene. Riabbraccia finalmente la mamma. Ma nelle foto si vede che ha i sandali ai piedi, gli inquirenti indagano sul motivo dell’allarme dato in ritardo dai genitori. Qualcuno avanza dei sospetti: troppe cose che non tornano, troppo strana la vita di quella famiglia che abita nell’appennino tosco romagnolo in mezzo al nulla, curando le api. 

Scatta più o meno inconsciamente il riflesso condizionato di noi tutti bravi a educare i figli degli altri. Noi sì, che avremmo installato una recinzione intorno a casa, spogliato il bambino prima di metterlo a letto, chiuso la porta a chiave, chiamato immediatamente le forze dell’ordine. Noi sì, che non vivremmo mai in un posto in cui non prende neppure il cellulare e la banda larga è un sogno. Noi sì, che avremmo fatto le cose giuste. E non è solo il senno del poi, gli stessi genitori di Nicola tornando indietro hanno detto che si sarebbero comportati diversamente, ma la sindrome di saper sempre cosa fare quando i figli non sono i nostri.

I nostri che hanno rischiato di buttarsi dalla tromba delle scale, i nostri con cui abbiamo corso per entrare in metropolitana, rischiando che entrasse il passeggino e restassimo fuori noi, i nostri che sono vivi e vegeti per miracolo. Come noi del resto: mandati all’asilo senza mutande, portati in macchina senza cintura, infilati nella sottocoperta di un gommone anni Ottanta quando s’era deciso d’andare in mare nonostante le onde.

Miracolo. È una parola che in molti hanno scomodato nella vicenda del piccolo Nicola. Sì, io credo che sia un miracolo. Solo per un miracolo i nostri figli possono sopravvivere a quell’impasto di buone intenzioni, idiozie, imperfezioni e amore che è l’essere genitori. È un miracolo amare e lasciarsi amare.

venerdì 18 giugno 2021

La montagna come una volta

 Da Ticino7 del 12 giugno 2021

Se si eccettuano le quattro mutande e le cinque borse per due giorni infilate in uno zaino per la prima fuga dai miei, non facevo una vera valigia da quasi un anno. Intendo valigia vera, quella per stare in un albergo dove potrebbero esserci anche altre persone, dove ci vuole un cambio per la sera e una giacchetta per il giorno. Perché in montagna, si sa, il tempo cambia in fretta.

Approfittando di qualche giorno libero, il maschio di casa ci ha deportate sui monti. Annualmente queste righe ospitano, analogamente alla mia terapista, gli sfoghi contro la montagna d’estate che illustro con piacere pensando che tante persone, là fuori, siano nella medesima condizione.

I montanari godono per l’aria frizzantina. Sono felici di poter andare in giro con l’oggetto più inelegante e scomodo della storia, ossia lo zaino. Negli anni ho collezionato abiti e accessori che potessero rendere meno penosa la mia deportazione estiva sui monti. Gli scarponi modello vintage da alpinista degli anni Settanta mi hanno aiutato molto. Li vidi a Corvara in tenera età, li ricevetti come regalo (gentilmente pilotato) anni dopo. Tutto, pur di evitare abbigliamenti tecnici. Possiedo dei pantaloni alla Zuawa. Li metto poco perché la famiglia mi accusa di sembrare l’imperatore Cecco Peppe in vacanza con Sissi sulle Alpi (il mio immaginario, ovviamente, è figlio del film con Romy Schneider)

Non sopporto nulla che venga da Decathlon e affini. In questa vita con il budget di Cenerentola e i gusti da Marta Marzotto sono continuamente alla ricerca di abiti, per me e le bambine, che segnalino che siamo attrezzate per la montagna ma non ne siamo ultras. Un buon inizio è certamente il fazzoletto in testa, con le stelle alpine o a fantasia, che a casa nostra ha sempre sostituito il cappello. Non sopporto le persone con le racchette per camminare e il cappuccio in testa. 

Se piove ci si bagna punto e basta, ho sempre detto. E lungo il sentiero si raccoglie un bastone che verrà usato come supporto per il cammino. 

Forse in montagna, più che altrove, è evidente la mia avversione al cambiamento e alla modernità.

I pantaloni tecnici con la parte inferiore della gamba staccabile li lascio al maschio di casa. Che del resto porta lo zaino, i kway e le borracce per tutti.


Mangiare fuori. Da ogni campo

 Da Ticino7 del 5 giugno 2021

Il tempo di distrarsi un attimo: ci stavamo ancora lamentando che non si può fare niente e questa vita si sta portando via tutte le gioie, che tocca iniziare a lamentarsi che non si trova più posto nei ristoranti. Il pic nic è una soluzione che non possiamo prendere in considerazione: l’uomo di casa non si siede mai sull’erba e all’ultimo compleanno di qualche figlia al parco in cui dovevamo atteggiarci da famiglia felice, preferiva gonfiare i palloncini che sedersi sulla coperta nel prato e conversare con gli invitati adulti.

Grigliare è cosa che non sappiamo fare e per la quale accampiamo sempre la solita scusa: casa piccola, vite cittadine, inettitudine al lavoro manuale, professioni invadenti. Il risultato è che siamo invitati da spettatori alle griglie altrui o, più frequentemente, nei ristoranti in cui noi ci sediamo comodi con i sandali aperti che non osiamo indossare in città e qualcuno si immola alla griglia al posto nostro. L’odore delle costine è la cosa più vicina al paradiso che conosciamo e non solo per via della buona predisposizione d’animo che un ottimo Merlot nella tazza può garantire. Le bambine sanno che devono chiedere il permesso per utilizzare le forchette e l’igienizzante, da mesi inquilino sgradito delle nostre borse, sembra appartenere a un altro mondo.

La cosa migliore che può capitarti - specie in età adulta – è di essere invitato in un posto in cima a qualche montagna, in un crotto su in un’alpe e rendersi conto, una volta su, che non c’è campo per il telefono. Bisogna solo aspettare che lo spirito del crotto faccia effetto e passi quella prima mezz’ora in cui si finge di dover andare in bagno per provare se miracolosamente, in qualche anfratto, c’è campo, non dico per un traffico dati, ma almeno telefonico. Quando qualcuno ti sgama in quella che è l’attività tipica dell’imbruttito massimo, sorridi: “Sai, aspetto una telefonata importante. Averlo saputo, avrei avvisato”.

Come spesso accade nella vita, basta aspettare. Aspettare che il vino faccia effetto, che la carne arrivi in tavola, che i bambini mangino le salsicce con le mani senza bisogno che un adulto si alzi per tagliare alcunché. Basta aspettare. E ringraziare il cielo di essere in posti sperduti e intaggabili. Dove le foto ai piatti sono vietate. Perché le mani si usano per mangiare. 






domenica 30 maggio 2021

Hanno messo a dieta mio padre

Da Ticino7 del 29 maggio 2021

Hanno messo a dieta mio padre. Significa che un dottore ha certificato ciò che mia madre, Cassandra del colesterolo, va dicendo inascoltata da molti anni. Ogni giorno a tavola, da quando ho memoria di esistere, lei prepara la pasta da cuocere, lui (famoso per aver condito una volta una di quelle paste nello scolapasta) obietta che ci vorrebbe almeno un etto in più, lei gli rinfaccia i chili di troppo e il vino rosso sempre in tavola, lui ribatte che gioca a tennis e va in bicicletta come avesse vent’anni e nessuno gli ha mai dato l’età che ha (e che nessuno di noi conosce esattamente). 

Pensavo di aver ereditato la propensione alle spese facili da mia madre fino a che non ho visto mio padre tornare dalla bottega del macellaio. Salami, lonze, coppe, salsicce. Nei mesi delle restrizioni più dure della pandemia ha rinunciato al caffè al bar facilmente, più arduo declinare il tradizionale invito alla cosiddetta colazione del maiale: nelle case dove si ammazzano le bestie e si fanno le carni si mangia tutto ciò che è fresco e che non si butta via, come recita l’adagio, destinandolo a pochi e importanti invitati. Mio padre ha sempre ricevuto almeno un paio di inviti all’anno alle colazioni del maiale. Mio padre, modestamente, è popolarissimo. In tema di salumi adora fare proselitismo, non c’è cerimonia nostra o dei nostri congiunti a cui lui non abbia aggiunto un prosciutto comprato personalmente o una collana di salsicce. Se ti incontra, ti regala una lonza. Se stai per partire devi avere almeno due salami in valigia. A Natale ha ordinato un paio di quintali di pecorino per i regali. Il fornitore pensava avesse un supermercato.


In questo circo di trigliceridi e colesterolo il medico ha identificato una “vita dissoluta”. Lui spiega che non s’è mai ubriacato né è mai andato a donne, è sportivo. Mia madre annuisce ed estrae vaporiere, spezie, filetti di branzino e scorfano. Nelle nostre videochiamate durante la cena le vellutate hanno sostituito il fiasco di vino sul tavolo, lui, distratto e mesto, sgranocchia una carota. Vorrei dirgli che lo capisco, che le spezie danno sapore, che la pasta integrale è meglio. Vorrei consolarlo forte della mia esperienza di diete varie e variate. Vorrei dirgli di ascoltare tutti questi noiosoni per il periodo che serve. Per tornare presto a essere il mio babbo immortale.

domenica 23 maggio 2021

Antisport di madre in figlia

Da Ticino7 del 22 maggio 2021

Nei lunghi mesi in cui gli sport di squadra erano vietati o sconsigliati per ragioni pandemiche, qualcuno si è sentito incredibilmente sollevato. Se il gioco consiste nel palleggiare per prendere confidenza con la palla, nessuno può prendersela se sbagli il tiro in porta proprio di fronte al portiere. Le cronache raccontano spesso di genitori che si accapigliano guardando le partite dei propri figli, trascinati da una competitività irrefrenabile. Pochi giorni fa agli Internazionali di tennis di Roma, il giudice di gara ha seriamente diffidato il padre della tennista Camila Giorgi dal continuare a schiamazzare a bordo campo disturbando i giocatori. 

Io, dopo cinque minuti di allenamento sbirciato da dietro la rete del campetto, ho pensato che il calcio è uno sport difficilissimo e guardando la palla come una madeleine sono riandata con la mente a tutto il vissuto traumatico che evidentemente è responsabile di anni e anni di seria inattività.

Sì, insomma: parliamo di me, parliamo di me. Conteggiato a parte il nuoto, lo sport più completo obbligatorio per ogni bambino, la mia carriera sportiva ha contemplato negli anni il pattinaggio artistico, la ginnastica artistica (l’arte, una vocazione), pallavolo e danza classica. Di ogni sport ricordo disagi e delusioni: la fuga prima del saggio, la schiacciante serie di sconfitte al torneo di pallavolo disputato lungo le strade di un paesino, l’umiliazione di essere scelta sempre per ultima a scuola quando era il momento di formare le squadre per giocare a basket.

Maturità è parlare continuamente di sé e impegnarsi per evitare ai figli i propri errori, quindi cerco un equilibrio perché mia figlia faccia sport con armonia, segretamente spero che si appassioni a qualcosa (“Continuo equitazione, ma non penso farò la cavallerizza mamma”). Scegliamo uno sport di squadra, chissà che non impari a competere in maniera sana, senza desiderare la morte dell’avversario come fa quando giochiamo a Trivial Pursuit. Così approdiamo al calcio. Il padre le ha spiegato le regole del gioco su un foglio; io ho messo su De Gregori e La leva calcistica della classe 68, per dimostrare che il fuorigioco non lo capisco ma Dio me ne scampi se non so la poesia, il disagio, il sentimento, il cuore. Che devono metterci gli altri. Il mio, di contributo, resterà quello di uscire vincitrice dopo 45 minuti di ricerca delle scarpe perfette alla Decathlon. 

A una certa età

Da Ticino7 del 15 maggio 2021

La rivincita delle rotondette arriva intorno ai quaranta, perché zampe di gallina e rughe sono spesso meno evidenti in chi non è propriamente magrissimo. Secondo un algoritmo complesso e geniale degno della Silicon Valley, arriva un preciso momento della vita in cui la lotta ai chili di troppo va sostituita con quella all’armonia. Niente body positivity, qui il tema è la scelta delle priorità, la consapevolezza, il realismo e il pragmatismo che guarda caso proprio l’età dovrebbe portare in dote.

Le amiche che fino a ieri si interrogavano sul prodotto miracoloso anticellulite oggi sono attanagliate da nuovi, enormi problemi. I principali sono il botox e i capelli bianchi. Le migliori, quelle che alle medie si vantavano d’aver già smesso di fumare, rivelano che non bisogna avere paura dei ritocchini. Che contrastare i segni del tempo è un dovere, purché con modalità discrete e non invasive. Sorridono di fronte alle neofite che temono di diventare come le tante attrici devastate dalla chirurgia estetica. “Ma cosa ti metti in mente? Qui parliamo solo di cose naturali, piccoli trattamenti invisibili di cui nessuno si accorgerà. Non vedi come sono in forma? Io ho iniziato più di 5 anni fa”.

Non lo sapevi ma cinque anni fa, mentre tu ti interrogavi ancora, con un piglio pensoso e da ventenne fuori tempo, sull’opportunità di comprare abiti fast fashion, le tue amiche pensavano al futuro. Affiancando a un solido fondo pensione dei trattamenti estetici mirati a contrastare rughe e segni del tempo. Sorridono di fronte alla tua bizzarra teoria del grasso che minimizza le rughe, ti tolgono il tiramisù dal tavolo e ti guardano negli occhi. Basta scuse, bisogna pensare al futuro. 

L’altro tema di grande discussione sono i capelli bianchi. Anche in questo caso, le previdenti rivelano di tingerli da tempo. Scopri così che erano tutte favorevoli a lasciare i capelli naturali, fino a che si parlava dei capelli delle altre. Oggi le più agguerrite sfoderano senza pietà le foto di amiche che recentemente si sono mostrate senza tinta ai capelli e ti sfidano: “Non mi dirai che questo è stile”. Noi che ieri ci dividevamo su Dior e Chanel e su Zara e H&M, oggi ci accapigliamo di fronte ai capelli bianchi. Del resto, non siamo tutte Helen Mirren.

La discussione vira su La Vacinada, la canzone irresistibile di Checco Zalone che fa il manzo italiano con una bella e attempata signora, la meravigliosa Mirren appunto, ingolosito dal suo essere vaccinata. Le ultras dei capelli tinti non si lasciano intimidire: “Bellissimo il video, bellissima la canzone, ma non vorremo mica arrivare a una certa età per rivalutare l’uomo che ti fa ridere?”.

domenica 9 maggio 2021

Guardatevi dal tatagattamortismo

Da Ticino7 dell'8 maggio 2021

Pochi giorni dopo aver mostrato la sua ciccia post partum come segno di body positivity, Chiara Ferragni mostrava in una storia su Instagram il volto di tata Rosalba nel giorno del suo compleanno. Pochi giorni prima sorridevo imbarazzata vedendo una conoscente che postava su Instagram foto mandate dalla tata dei suoi figli taggandola. Andando a controllare subito il profilo come si conviene in questi casi, notavo che la tata era giovane e bella, evidentemente italofona e soprattutto taggabile, a differenza della Rosalba di casa Ferragnez. Ho pensato che avrei più volentieri dato in pasto al pubblico il numero della mia carta di credito e i dati di accesso al mio conto in banca, certamente meno preziosi della persona più importante della nostra vita che ne rende, semplicemente, possibile lo svolgersi.

Le madri di oggi, specialmente quelle che lavorano più di due ore al giorno e non passano le estati in villeggiatura con la prole, sanno che non è dalle gattemorte ruba mariti che occorre guardarsi le spalle; bensì dalle madri svenevoli sempre pronti a rubarti la tata. “Ah, ma mi daresti il numero della ragazza che accompagna al parco le tue figlie?”, chiedono serafiche se ti incontrano fuori da scuola. Più spesso approcciano direttamente la malcapitata al parco. Specificano subito che è solo per un eventuale backup di qualche ora al pomeriggio, oppure solo in caso di malattia. Vorresti rispondere che tu devolvi tre quarti del tuo stipendio ad un’altra donna proprio per evitare queste situazioni e che auguri anche a loro un impiego pieno di eventualità e nessuna certezza. 

Spesso le giovani e inesperte cedono, soprattutto pensando di fare un favore alla tata in questione, che magari ha piacere ad allargare il proprio giro di conoscenze e occupre qualche ora libera. Tutte quelle che lo hanno fatto si sono pentite amaramente. Non sarà un caso se tra le informazioni inaccessibili dei famosi, ci sono proprio le identità di collaboratori domestici e tate. Si tratta di gente che ha una patente di uccidere (vi immaginate sapere quante ore al giorno guarda la tv il figlio dei Ferragnez o quanti detersivi inquinanti si utilizzano in quelle case? Non sognate anche voi intere paginate di gossip sul tema?), che probabilmente viene remunerata anche per la delicatezza del compito che ricopre. Ora, anche se non siete famosi, ricordate: la prossima volta che qualcuno vi chiede informazioni sulla vostra tata, proponetele di uscire con vostro marito. La vostra famiglia sarà certamente meno in pericolo.


sabato 1 maggio 2021

No, non recupereremo niente

Da Ticino7 del 1 maggio 2021

Il compleanno di aprile è stato accorpato all’anniversario di dicembre e festeggiato in giugno, a una distanza talmente equa dai due avvenimenti da esserne completamente slegato. Un’abitudine che nei casi migliori moltiplica i regali, in quelli più frequenti rende assolutamente trascurabile qualunque tipo di ricorrenza.

Lo scorso anno, in pieno lockdown, la bambina è riuscita a ricevere la Barbie che tanto desiderava. Una sorta di bambola magica, che cambiava colore sotto l’acqua. Al telefono con l’amica del cuore ha promesso: l’aprirò con te quando ci rivedremo a settembre, altrimenti faremo una videochiamata. Noi adulti abbiamo sorriso commossi, nell’ordine: della determinazione della bambina, dell’affetto tra le amiche, della assoluta disinvoltura con cui si dichiarava pronta, a mali estremi, ad estremi rimedi come le videochiamate. Tutto è andato come doveva andare e la Barbie si è aperta a settembre con un evento dal vivo immortalato dalle macchine fotografiche ricevute anch’esse per il compleanno di tanti mesi prima. La grande festa, quella al parco con i palloncini, la caccia al tesoro, le ginocchia sbucciate dopo le corse e il meraviglioso momento di collettiva apertura dei regali era stata comprensibilmente rimandata all’anno successivo. Arrivato l’anno successivo abbiamo rimandato all’estate. Ora siamo qui, inebriati dalla possibilità di sederci in un bar all’aperto, a domandarci come organizzare le feste di recupero. Con noi un esercito di titolari di compleanni, cresime, comunioni, anniversari che hanno festeggiato in maniera frugale con il proposito di recuperare con gli interessi a tempo debito.

Adesso però il tempo debito pare più vicino e sarà che non abbiamo neanche più il fiato per gonfiare i palloncini, ma siamo tutti titubanti. I parenti risponderanno alla chiamata alle armi della comunione con un anno di ritardo? La festa dei 18 anni funziona lo stesso a 19? I 40 si possono festeggiare dopo i 41? Discutiamo di scaramanzia, di regole, di buon senso, di pigrizia. Ripensiamo a tutti i biglietti di auguri ricevuti in questi ultimi mesi, tutti rimandavano a recuperi e tempi migliori. La verità, ce lo diciamo oggi che i tempi migliori sembrano davvero a portata di mano, è che potremo inventare modi nuovi e creativi di fare altro ma non di recuperare il passato. No, non recupereremo niente. Ed è incredibile quanto siamo in forma, noi che non abbiamo mai compiuto 40 anni.