mercoledì 11 novembre 2009

A proposito di mamme...

Io vorrei capire perché una donna, manco il tempo di buttare nel bidone il test di gravidanza, si deve affrettare a dire che assolutamente lei non si farà nemmeno un giorno a casa dal lavoro. Come se chi ci sta a casa o, peggio, costretta a letto, lo facesse per limarsi le unghie e col piacere unico di fare l'incubatrice. No, ecco, mi ha dato fastidio. E mi è sembrata un'affermazione dettata da un substrato culturale palesemente maschilista. Però la cosa della nursery al ministero potrebbe essere un passo di civiltà. Comunque auguri.

venerdì 6 novembre 2009

Dente - Vieni a Vivere

Attenzione, perché Dente dà dipendenza.

Anticorpi generalisti cercasi

Dal Giornale del Popolo del 6 novembre
Sarà che ho per le mani un giallo ambientato in Ticino e soltanto a leggere di qualcuno che passeggia lungo il Cassarate mi assale una nostalgia che fagocita ogni oggettivo giudizio. Aggiungete la constatazione che il mondo è pieno di gente che cresce e cambia vita, lasciando sguarnito il fronte dei pigri impegnati a rosicchiarsi le unghie e a pensare che lavoro fare da grandi. Questo inverno, insomma, si apre con il massimo dell'incertezza e con un animo tutt'altro che forte e corazzato contro le insidie della vita. Sconvolta e fuori posto come una grassoccia sotto il metro e settanta in un negozio di Abercrombie&Fitch (da noi soprannominato Sodoma&Gomorra, ha aperto a Milano: le gabbie sono aperte), mi avventuro con fatica nel mondo dopo oltre una settimana di influenza. Mentre io ritrovavo Ridge e Brooke sposati e impegnati a distogliere la figlia di Ridge dal fidanzamento con il figlio di Brooke (il quale a suo tempo si era già spupazzato la ex moglie e l'altra figlia di Ridge, poi uno blatera di complessi edipici) voialtri venivate travolti da palinsesti a prova di anticorpi. Tutto sembrava andare benissimo e la guarigione dal virus e dalla nostalgia endemica pareva dietro l'angolo, finché l'ammalata non ha letto che la fiction Pinocchio (Rai Uno) ha battuto in share la puntata del GF, in cui peraltro si svelava l'identità del trans tanto atteso. L'ammalata ha sorriso di soddisfazione e di orgoglio per questo pubblico così volubile e irresistibile, che un giorno si attacca allo schermo di un Annozero in trans e l'altro s'appassiona niente meno che alla più pedagogica delle storie tra gatti, volpi e fate turchine. L'ammalata s'è ritrovata fiera del pubblico generalista. E dunque, signora mia, la convalescenza sarà ancora molto, molto lunga.

La giustificazione

Non era la solita pigrizia. Oltre una settimana di febbre e starnuti con tanto di ricaduta, per questo la ficcanaso è scomparsa. Ne sono uscita (spero per davvero, stavolta) con un inspiegabile desiderio di tingermi i capelli. (Foto: questa è casa)

lunedì 26 ottobre 2009

La piega della saggezza

«Il parrucchiere è come l'amore. Bisogna avere pazienza».
È o non è una grande verità?

venerdì 23 ottobre 2009

I paesi online

Dal Giornale del Popolo del 23 ottobre
«UBS e fisco americano, caso Polanski, paradisi fiscali. Secondo te l'immagine della Svizzera all'estero è in caduta libera? ». Certi come la messa della domenica sono solo i sondaggi di Ticino on line, che osservo periodicamente con rassicurante curiosità. Lì so che troverò sempre domande pungenti e tendenziose e risposte popolari, mi fiderò totalmente di quel campione non statistico e perciò stesso in grado di conoscere più di chiunque altro la pancia e gli umori del paese. Non c'è cosa più gustosa che rispondere al sondaggio di turno e non c'è bisogno di tirare in ballo teorie sociologiche da strapazzo sui noi giovani che siccome non sappiamo farci ascoltare nel mondo reale siamo pieni di opinioni da esternare in quello virtuale. Votare i sondaggi è una delle cose più divertenti che ci sono rimaste da quando abbiamo appreso che domenica si accorceranno le giornate per via del cambio dell'ora e che un inutile dentista si accaparrerà i soldi destinati da mesi alle ballerine di Ferragamo. Insomma alla domanda sull'immagine della Svizzera dopo quelle bazzeccole mediatiche mi aspettavo un bel rigurgito di orgoglio nazionale con una bella percentuale bulgara di “no, per niente” a cui mentalmente aggiungere chissenefrega condito da frasi di disprezzo per un resto del mondo fermo all'immaginario del cioccolato e degli orologi a cucù. Mi aspettavo un campanilismo forte e sano e invece ieri sera i “niente affatto” erano inchiodati a un misero e poco patriottico 19 per cento. Mi resta almeno il sito di Repubblica. Lì so che una galleria di donne indignate dal maschilismo berlusconiano non me la negherà mai nessuno.

venerdì 16 ottobre 2009

D'amore, di stagioni e di altre incertezze

Dal Giornale del Popolo del 16 ottobre
Di George ed Elisabetta non credevamo che ci saremmo occupate indossando già le calze e il berretto di lana. Onestà intellettuale impone di dire che non è un problema di freddolosità, né di temperature scese a precipizio in un paio di giorni. Credevamo che le immagini di loro due abbarbicati su una moto per le strade del lago di Como sarebbero state archiviate ben prima delle infradito di quest'anno. Per questo ci ha fatto trasecolare la galleria di foto di una prima cinematografica londinese in cui prima di Cindy Crawford (e dico Cindy Crawford, mica Lorena Bianchetti) c'erano George Clooney ed Elisabetta Canalis. L'uomo seduto a fianco a voi parlerà di invidia femminile, offrendovi un saggio di quella semplificazione intellettuale che il non possedere un utero gli consente e gli impone. A voi intanto resta un fastidio non ben identificato, incuneato lì tra i ricordi di infanzia e le categorie di un pensiero sinceramente moderno e democratico. Percepite in Elisabetta un'ascesa sociale e al contempo vi scandalizzate di pensare che lo sia il passare dal bancone di Striscia la notizia a un red carpet vero (passi Venezia, che è un po' un cortile di casa, ma qui siamo a Londra). Assistete impotenti a una sorta di mutazione genetica della velina che invece che dedicarsi a una linea di costumi da bagno e autopaparazzarsi con un tronista ci addobba il dottor Ross di E.R. con una pertinenza ammirevole. Perché ci avete provato in tutti i modi a compulsare le foto e i giornali stranieri per trovare la gaffe, le battute, le definizioni “ragazza di Clooney” non meritevole di generalità. Ci avete provato con la spietatezza con cui ogni provinciale cerca l'accento campagnolo nascosto nelle acrobazie fonetiche del prossimo. Ci avete provato e non ci siete riuscite. Perché Ely è perfetta lì dov'è.

venerdì 9 ottobre 2009

Lo scherzo di Dave

Dal Giornale del Popolo del 9 ottobre
David Letterman è uno dei più simpatici comici d'America. La sua ironia fulminante (che sapientemente mescola moralismo e scanzonatezza) ha messo al tappeto decine di vip. Poco tempo fa nel suo Late Night Show è andato persino Barack Obama. Qualche giorno fa David ha confessato in trasmissione di aver tradito la moglie, compagna di svariati decenni e sposata poco tempo fa dopo la nascita del primo bambino. Ha raccontato di averla tradita con una sua collaboratrice, la quale chiedeva fior di quattrini per non far scoppiare lo scandalo. Così David ha deciso di fare tutto da solo e ha detto la verità pur di sfuggire la ricatto. Il più classico dei cliché (ieri era la segretaria, oggi è la stagista o la collaboratrice, ma siamo lì) accoppiato alla più audace rottura degli schemi. Perché se c'è un principio che ogni fedifrago sa di dover rispettare è l'atavico: negare, negare sempre. David invece racconta, dice, si autoimmola nella convinzione che la trasparenza e la sincerità cicatrizzino la ferita. David ci costringe a farci la domanda più difficile, quella cui è facile rispondere quando si parla degli altri, ma che se si rivolge a se stessi le mani cominciano a formicolare: è meglio sapere o non sapere? David ci costringe a porci un interrogativo straziante, inserisce la filosofia e i principi e le idee laddove dovrebbero esserci soltanto scenate, urla e graffi e lacrime di rabbia. David ci fa disconoscere noi stesse, perché rivela quella parte impresentabile del nostro inconscio in cui rimpiangiamo i maldestri bugiardi di una volta. Quelli che «non è un capello ma un crine di cavallo» e «non è rossetto è marmellata». Quelli che non si scaricavano la coscienza intasando la nostra.

venerdì 2 ottobre 2009

La politica che ci piace

Dal Giornale del Popolo del 2 ottobre
Il ministro dell'Ambiente italiano Stefania Prestigiacomo è indagata per peculato. Avrebbe acquistato articoli di moda e di pelletteria femminile con la carta di credito del ministero. Articoli di pelletteria femminile. A occhio e croce, Sherlock, potrebbe addirittura trattarsi di una borsa o, chi ci dice che non abbia tentato il colpaccio, di un paio di scarpe. Una notizia che avvicinerebbe Roma a Washington molto più di quanto non avesse ancora fatto il papi-gate, con Stefania Prestigiacomo che ci ricorda Sarah Palin, la governatrice dell'Alaska che al termine della corsa presidenziale come vice di John McCain si vide accusata dal partito repubblicano di aver speso cifre irripetibili in vestiti. Restando in attesa che qualche giornalista d'inchiesta ci interpelli come consulenti per decifrare il termine Birkin Bag (per favore, Stefania, dicci almeno che ti sei comprata l'unica e sola borsa accollando allo Stato quel che nessun marito normale ha gli attributi per regalare alla propria donna), ci interroghiamo sui possibili risvolti di uno scandalo ancora tutto da verificare. (Gli inquirenti sono molto cauti: «È una storia tutta da verificare. L'iscrizione è un atto dovuto», dicono). Se fosse vero Stefania diverrebbe una Giovanna D'Arco a metà tra politica e fashion system, paladina di quel diritto all'acquisto che ancora in troppi ambienti della società è considerato un vizio da estirpare. Se fosse vero avremmo per la prima volta un politico da ammirare. Se fosse vero approveremmo per la prima volta il modo in cui è speso il denaro pubblico. Soprattutto, se fosse vero, l'Italia avrebbe molte più donne in politica.

venerdì 25 settembre 2009

Fatte non foste a viver come pupe

Dal Giornale del Popolo del 25 settembre
Siamo rovinate dai titoli di studio che ci portiamo appresso, neanche dai documenti che certificano uno stazionamento più o meno prolungato in qualche liceo o corso universitario, piuttosto dall'avanzamento antropologico che ci si aspetta da noi. Avendo dilapidato parti del patrimonio dei nostri genitori per qualche dispendiosa università noi crediamo di dover dare in cambio qualcosa al mondo, per esempio un'immagine di noi stesse più urbana, non troglodita, non femminile nel senso più ammorbante del termine. Siamo donne moderne e abbiamo studiato, magari anche quisquiglie di comunicazione, perciò non abbiamo niente da temere se le vacanze sono separate o se i week-end si passano a centinaia di chilometri di distanza. Di più: noi abbiamo decine di amici uomini e maschi e non ci infastidisce minimamente che anche lui ne abbia decine di amiche donne e femmine. Abbiamo rinunciato alla parte selvatica di noi stesse, quella che difende se stessa e la sua famiglia con unghie affilate e acidità da vendere perché noi i nostri uomini li teniamo legati con l'intelligenza, il dialogo e soprattutto con la fiducia. Perché noi siamo comprensive. Capiamo così tanto le ragioni e la buona fede di lui che le abbiamo barattate con le nostre. Noi non facciamo scenate, perché diamo all'amato nostro tutta la libertà che pretendiamo per noi, l'accordo tacito è che il primo che si ingelosisce come farebbe un impiegato qualsiasi è un troglodita, e chissà magari è meglio perdere un fidanzato che il proprio status di persona culturalmente progredita. Però stasera quando tu tornerai tardissimo e lei sarà beata sul divano senza la minima intenzione di aprire neppure un surgelato non preoccuparti. La vendetta, quella, è rimasta troglodita.