venerdì 23 dicembre 2011

La tombola in crisi

Dal Giornale del Popolo del 23 dicembre Che sia per confermarla o per smentirla siamo sempre lì, a parlare di questa cavolo di crisi, come un ex fidanzato ingombrante che non s'è ancora rimosso. Dunque se al brindisi di auguri in ufficio c'erano solo due panettoni invece dei soliti cinque ricoperti di glassa, è perché (sguardo contrito) «è stato un anno difficile e il prossimo lo sarà ancora di più». Viceversa se fuori da Tiffany (Milano, via della Spiga) ci sono dei poveracci in coda per comprare ammenicoli d'argento noi sculettiamo lontano prima di sbuffare un «poi dicono che c'è la crisi!». Manco ci si potesse augurare di trovare la gente rantolante e morente per strada per certificare l'esistenza di questa immonda situazione economica. Il panettone non ha i canditi? «Ringraziamo che sia lievitato, che è già tanto». Il panettone ha i canditi? «Ma come si fa a mettere i canditi nel panettone in un momento come questo?». L'altro giorno un lettore di Repubblica scriveva indignato per osservare che c'è la crisi e pure il riscaldamento globale, ciononostante nelle trasmissioni tv si vedono donne vestite come fosse agosto, dal che si deduce che ci sono temperature tropicali negli studi televisivi e santo Iddio meglio augurarsi uno stile sovietico con ballerine in calzamaglia grigia e guanti che sgambettano per scacciare il freddo. Ancora. Compri solo libri a Natale? «Si vede che c'è la crisi». Ma il colpo di coda più subdolo potrebbe arrivare domenica sera. Quando sarete tutti intorno a un tavolo e metà del parentado sarà già mezzo ubriaco. Vi chiederanno di rispolverare l'ambo, che alla tradizionale Tombola natalizia non si premiava da quando non ci sono più bambini da far vincere e quindi tacere. Ma è lì, quando invocheranno il prezzo calmierato per le cartelle e la possibilità di fare il terno nella stessa riga ove s'è fatto l'ambo che dovete alzarvi e andarvene. E lasciarli nella loro cavolo di crisi.

venerdì 16 dicembre 2011

I duri di un tempo

I mesi che gli hai dedicato non si contano. Le ore a decifrare i silenzi infiniti, fingendo che non facessero male neanche un po', ma che fossero un passaggio fisiologico e obbligato. I messaggi mandati a vuoto. Le compilation sprecate associando a quegli occhi di ghiaccio ogni canzone, dando nomi in codice ad ogni playlist. Le serate sorseggiando birre che ogni volta promettevano di essere quelle definitive, quelle dell'epifania in cui il maschio dal cuore duro come la sua pellaccia finalmente si rivela e scorrono i titoli di coda sul bacio più tenero della storia. E invece quelle birre sono finite tutte senza titoli di coda né sigla da canticchiare sotto la doccia. Il lutto domina fino al giorno in cui ti guardi allo specchio e pensi alla parte più costruttiva di quella mitologica canzone di Lucio Dalla, la estrapoli dal contesto dei lamenti che spaccano il cuore e la usi per affermare che in fondo è vero: “d'amore non si muore”. E infatti eccoti qui, viva, vegeta e interessata ad altro. Passan dei mesi, forse degli anni e tu stai già meditando di incartare regali per un tizio per bene. E lui ritorna. Come se certe birre si potessero bere di nuovo, certe playlist ricostruire, certi nastri riavvolgere. Dice che lui ha capito, che lui ha scoperto i suoi sentimenti. Peggio: lui ha scoperto di avere un cuore e ha persino deciso di usarlo. E magari tutto questo bastasse a riflettere sul tempismo crudele e sempre sfasato dell'amore. Magari. Invece torna, riappare, telefona. Insomma scoppia di quell'amore che tu una vita fa elemosinavi. E d'improvviso, non solo non fa nessun effetto ma è enormemente imbarazzante. È un imbarazzo che prima ancora è uno smarrimento culturale: cosa resterà di un tempo in cui i duri diventano dei teneroni e i titolo di Stato diventano degli investimenti ad alto rischio?

Son tutti regali vostri

Dal Giornale del Popolo del 16 dicembre
Questa domenica con gli amici, domenica prossima con i parenti. Al momento di scartare i regali si arriverà al termine di giornate molto difficili. Dopo pomeriggi passati a comprare compulsivamente candele e tazze (cosa c'è di più unisex, economico e non pretenzioso?) e di serate a imprecare incartando oggetti già comperati. Già perché ogni volta pensi che aspettare perché ti confezionino il pacchetto sia un'eccessiva perdita di tempo, in fondo cosa ci vuole, abbiamo ottenuto il diritto di voto vuoi che ci mandi in crisi un nastro da legare intorno a un ammenicolo da ficcare sotto l'albero giusto il tempo di essere sbranato dal destinatario? Mai osservazione si rivelerà più sbagliata e lo constaterete domani sera imprecando contro i primi doni che vi sarete decise ad impacchettare. Come se la parte più difficile fosse farli i regali, e non riceverli. A occhio e croce, in vent'anni di vita, ciascuno avrà ricevuto 7 regali azzeccati. Tre dei miei erano “Indovina chi?”, “Gira la moda” e l'orsetto di peluche Dante che conservo di fianco al letto. Per il resto tutti abbiamo la dispensa piena di tazze di ogni foggia candele per ogni momento della giornata. E poi dio solo sa quante schiere di oggetti carini, passabili, che ti strappano un sorriso autentico perché comunque basta un pacchetto colorato per farti diventare euforica. Ma sempre roba che a te stessa non avresti regalato mai. Guardi l'oggetto e non gioisci borghesemente per l'euforia dell'accumulo, ma pensi a quante cose che ti piacevano davvero avresti potuto comperare custodendo gelosamente quei soldi. Eccolo, il pensiero più orrido, infido e pericoloso nel Natale della recessione. L'idea che scegliere sia meglio che accumulare cianfrusaglie e oggetti da riciclare. Hanno cominciato a cambiarci, state attenti.

venerdì 9 dicembre 2011

Prima, la sobrietà


Dal Giornale del Popolo del 9 dicembre
Peggio dei compleanni ci sono solo gli anniversari. Peggio di entrambi ci sono le ricorrenze in clima di austerity. Solerti organi di stampa ci informavano che l'altra sera, alla prima della Scala per cui noi venderemmo madri, mariti e fidanzati, le signore della borghesia bene indossavano abiti eleganti ma sobri. Le calzature delle signore Napolitano e Monti sono state lodate a più riprese, i visoni delle più audaci sono stati prontamente attribuiti a lasciti ereditari. Alle croniste che popolavano il foyer, le sciure hanno fatto sapere che non hanno certo comprato gioielli o abiti per la serata, ma solo tirato fuori dall'armadio vecchi capi. E mai avremmo pensato di trovarci un giorno a ringraziare il cielo per l'esistenza di Valeria Marini, fieramente anticongiunturale con quel suo vestito sgargiante, prezioso e generoso nel mostrare la natica abbondante in mezzo a quella palude di signore timorose di mostrarsi troppo ricche o troppo curate. Abbiamo avuto un sussulto di indignazione che avremmo potuto portare in piazza con cartelli impopolari: “Ridateci i ricchi di una volta”. Perché i ricchi sono ricchi per un motivo, che è quello di mostrarsi splendenti a noialtri e prestarsi alle nostre critiche. Quei loro vestiti agli eventi mondani sono fatti perché a casa qualcuno come noi, accomodato sul divano, possa osservare che «non serve a nulla avere tanti soldi se poi ti vesti così male». Questo è essenziale a convincerci che noi saremmo comunque meglio vestite perché dotate di un gusto ineguagliabile che quelle là non possono comprare. I ricchi sono ricchi perché noi possiamo invidiarli, criticarli e ritenerci migliori di loro. Sono ricchi perché noi possiamo occuparci di loro invece che dare retta a quel tizio che dice che quella macchina è adatta al caso nostro. Spaziosa, confortevole. Tra un attimo dirà che è una familiare e allora non ci resterà che prenotare la pensione Anna a Rivabella di Rimini per la prossima estate.

giovedì 1 dicembre 2011

venerdì 25 novembre 2011

Natalia Aspesi, gli occhiali e i maschi adulti e sporcaccioni di una volta

Oggi c'è una irresistibile Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica:

«Quando uscivo con i primi orribili corteggiatori, mia madre mi pregava: non mettere gli occhiali, se no pensano che leggi e sei istruita e non ti vogliono più»

«... fanciulle oggi ottantenni, abituate allora a fingere purezza e ingenuità, ne sapevano più del diavolo, avendo a disposizione maschi adulti e sporcaccioni addestrati in quelle famose case del piacere scomparse da più di 50 anni: la parola orgasmo, che oggi è una specie di ricompensa da ottenere faticosamente e quando capita, di cui si parla continuamente a vanvera e arricchisce i sessuologi, non esisteva: però quella cosa lì, per via di quei seduttori sofisticati, capitava e non c'era bisogno di darle un nome».

Che amore l'influenza

Dal Giornale del Popolo del 25 novembre 2011
Lei crede fermamente che un bicchiere di acqua bollente con lo zucchero (senza limone) e una borsa dell'acqua calda sullo stomaco possano risolvere il disastro. Lui non vuole sentire parlare di ingerire alcunché e preferisce rantolare un'intera notte e tenersi un secchio di fianco al letto per ogni evenienza. L'unica cosa su cui un uomo e una donna possono concordare in caso di costipazione intestinale e sospetta influenza è che un medico non va chiamato se non in presenza di indizi inequivocabili di morte imminente. (E comunque sempre insistere perché l'altro lo chiami, mai farlo per se stessi). Probabilmente il giorno dopo la notte infernale i giornali scriveranno che il virus tal dei tali è in giro e la vaccinazione è consigliata, nel caso fosse già troppo tardi meglio stare leggeri, aspettare che passi e poi imbottirsi di fermenti lattici e vitamina C. Già perché l'influenza sta all'inverno come il caldo sta all'estate, il che significa che non ci sono mai abbastanza luoghi comuni per registrarne l'arrivo, né abbastanza modi diversi per litigare su come affrontarlo. Perché ognuno ha le sue nonne e i suoi rimedi e vivere insieme significa per forza di cose trovare un compromesso che salvaguardi la reputazione di entrambi i rami del parentado. E sembra ieri che parevano insormontabili i litigi sulla disposizione dei libri e quelli sulla razionalizzazione degli scaffali della cucina. Sembra ieri che concedevate «Ok, le uova vanno in frigo purché non tolgano spazio agli smalti ché se no si seccano». Oggi il tema è ben più scottante e l'incognita più grande. Soprattutto se non avete neppure un termometro in casa e il frigo è vuoto. E vi sentite ancora troppo giovani per non credere che l'unico toccasana sia rifugiarsi nel letto dei genitori a guardare le televendite.

venerdì 18 novembre 2011

Il castigo è innanzitutto estetico

Dal Giornale del Popolo del 18 novembre
È una parte scomoda della storia, ma qualcuno dovrà pure analizzarla. Ai vostri figli laureati in economia e possessori di qualche titolo di studio riassunto da acronimi impronuciabili lasciamo la parte meno interessante. Quella che dovrebbe capire come diavolo si sia passati dalla crisi dei mutui americani a quella degli Stati europei. Perché che gli americani fossero dei consumatori quantomeno avventati, lo abbiamo sempre saputo (noi che frequentavamo i negozi di Manhattan nei tempi d'oro). Ora c'è da capire come diavolo questo disastro abbia attraversato un Oceano e tenti di sommergere le formichine del Vecchio Continente. Come sia successo che internazionalmente siamo finiti a lodare la sobrietà e la morigeratezza. E non parliamo solo dei vestiti da poche sterline di Kate Middleton. Né di quelle scarpe color tortora col plateau che la moglie di William d'Inghilterra indossa ogni due per tre ignorando una delle regole fondamentali di Paris Hilton («Mai farsi fotografare due volte con lo stesso vestito»). Quello che succede Oltremanica è ancora poco. Nel continente ci ritroviamo a lodare il rigore di una signora tedesca che indossa giacche uscite dalla DDR. Oh se solo ci fosse un Berlusconi a paragonarla a una Rosy Bindi noi potremmo ancora indignarci e passare ad argomenti più seri, invece ci tocca guardare in faccia la realtà e farlo da soli. Guardare con occhi sbarrati questo nuovo governo italiano che è un monito culturale per tutto il continente. Fate pure le cicale, ma prima o poi il castigo arriva. E avrà l'immagine di una squadra di signori in grisaglia, signore con plantare Valleverde e neanche un capello (trapiantato) da annodare al pettine.

venerdì 11 novembre 2011

Stivali di gomma e finte soluzioni

Dal Giornale del Popolo dell'11 novembre

È stata una settimana durissima. Sferzata di pesanti piogge e cielo grigio. A conti fatti nell'armadio non ci sono mai scarpe abbastanza adatte ai fiumi di acqua che periodicamente si riversano sulle nostre strade. Non si possono usare quelle col tacco per non rovinarle. Quelle da tennis resistono per poche ore prima di infradiciarsi. Infine non sempre si hanno sotto mani vecchi stivali quasi smessi da immolare alla causa. È in settimane come queste che una donna comincia a considerare cose altrimenti impensabili come gli stivali di gomma. È ragionevole pensare che tutto sia iniziato con quella sublime foto di Kate Moss al festival di musica rock di Glastonbury, con shorts inguinali e stivaloni sporchi di fango. Vi sono effettivamente solo due modelli possibili nell'indossare queste calzature. Uno è per l'appunto Kate Moss nella suddetta situazione. L'altro è mia nonna Olga nei gloriosi momenti in cui si apprestava ad andare nell'orto dopo settimane di pioggia. Il fatto che noi ragazze abbiamo molte più probabilità di somigliare al secondo modello invece che al primo, non ci ferma. Ci sono soluzioni che fortemente desideriamo e perseguiamo anche se sappiamo che non ci renderanno esteticamente migliori, che finiranno per concludersi con il rimpianto del tempo in cui non avevamo il coraggio di prenderle. Di tempi in cui in definitiva si stava peggio, ma ci si sentiva a proprio agio. Decisioni in un certo senso giuste, approvate da tutti, consigliate, perfette per metterci al riparo dalle tempeste. S'è fatto quel che si doveva fare, insomma, come quando Ridge lasciava Brooke per mettersi con qualcuna meno bionda e più affidabile. Ma proprio ora che ha smesso di piovere è inevitabile sentire la nostalgia di decenni di piedi bagnati nel berlusconismo.



venerdì 4 novembre 2011

Lo spread dei sentimenti

Dal Giornale del Popolo del 4 novembre
Il mio amico giornalista inviato al G20 di Cannes piangeva miseria, l'altra sera. Neanche un black bloc per chiacchierar, solo esperti berluscologhi ansiosi di raccontare il tracollo del cavaliere e occhialuti economisti pronti a fornire per l'Europa una diagnosi non dissimile da quella già pronta per il berlusconismo. Niente da fare per chi si dibatte da giorni tra borse in picchiata, tassi, spread, quotazioni del franco, dell'euro e dei loro simili. Più i giornali si riempiono di paginate esplicative appositamente pensate per gli ignoranti, più gli ignoranti capiscono che non ci capiranno mai nulla e avvertiranno la minaccia palpabile della miseria incombente. Perché, certo, noi siamo fortunati e quelli che soffrono davvero sono altri, ma se un giorno toccasse anche a noi? È vero che noi siamo gente più coscienziosa, ma se un destino greco fosse dietro l'angolo per tutti? Quest'estate sguazzavamo nel loro mare dicendo che in fondo non si sta così male in un paese sull'orlo della bancarotta, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo la terraferma e oggi non saremmo più così brillanti come qualche mese fa. Sarà in balia di questo impeto malinconico e con nella mente il proposito di comprare la biografia di Ornella Vanoni che siamo finite su Youtube. Ad ascoltare i pezzi in cui divinamente duettava con Gino Paoli. A storia d'amore finita da un bel pezzo si sono ritrovati a portare in giro per teatri e tv canzoni così sfacciatamente ammiccanti a quel che c'era stato tra loro che la memoria ancor c'offende. Ricominciare dopo la fine, dare un senso nuovo a parole che un giorno erano di passione travolgente e dopo dieci anni non sono sbiadite e forse per l'uno sono sepolte, ma per l'altra non completamente. È possibile? Eccolo, un tema in cui nessuna paginata economica di giornale potrà aiutarci. La difficile gestione dello spread dei sentimenti.

lunedì 24 ottobre 2011

Votate votate

Quella qui a fianco è bellissima, queste non sono da meno.

venerdì 21 ottobre 2011

Dunque, Giulia

Dal Giornale del Popolo del 21 ottobre
Non Deva, non Apple, non Coco, non Moses, non Tallulah, non Suri, non Shiloh, non Zahara, non Dalia. Semplicemente Giulia. Neanche una “r” in cui esercitare la snobbissima pronuncia francese. Sì c'è la pronuncia della “g”, ma è roba discreta, che i parenti italiani di Carla Bruni sapranno comunque benissimo riprodurre, perché quella è gente che i francesismi ce li ha nel sangue e non per nulla ha una nipote che non ha bisogno di un nome esotico per darsi un tono sociale. Ebbene sì, dopo un'infinità di mesi di gestazione è nata la primogenita di Carla Bruni e Nicolas Sarkozy. I giornali frettolosi le avevano dato un nome (Dalia) che presto è stato smentito, rivelando una scelta che avrebbe potuto fare tranquillamente la Sora Lella di Frascati. O forse no. Ed è proprio questo il punto. L'immensa aristocraticità di scegliere un nome ordinario è parente dello snobbismo irresistibile del no logo, è l'eleganza del non farsi notare, è la capacità di essere strafighe con le ballerine e i capelli raccolti in uno chignon improvvisato. È quella semplicità, che i ricchi non di rado fanno sconfinare in sciatteria, che noi provinciali non potremo mai riprodurre né mai vorremmo, impegnati a vagliare nomi che distraggano dai cognomi per niente notevoli della nostra prole. Dalle mie parti si spettegolò a lungo quando la moglie del barista del paese, incinta di due gemelli, giurò a tutti di voler dare alle figlie i nomi di due eroine di soap opera. Non erano Brooke e Taylor, dunque non vale la pena riportarli, il punto è che noialtre andammo in fibrillazione. E da allora immaginiamo la scena: «Se sarà femmina, la chiameremo Jessica». Tanto ci sarà sempre una zia che la chiamerà Gessica.

venerdì 7 ottobre 2011

It's simple

Dal Giornale del Popolo del 7 ottobre
E pensare che giusto ieri avevano deciso di non comprarsi l'iPad. Meglio un viaggetto, si erano detti quei due pieni di un buon senso rimasto al giudizio di un anno fa: né carne né pesce. Ovvero né computer né iPhone. La carne e il pesce, tra cui i miei amici si erano permessi di scegliere il dessert, li aveva inventati lui. Steve Jobs, che è morto ieri. Ne danno notizia tutti i giornali del mondo, abbiamo sfogliato già ieri per tutto il pomeriggio le foto delle invenzioni Apple, quelle del cordoglio dei fan, quelle dei ritratti di Steve Jobs nel corso degli anni, baldanzosi anche quando consumati dalla malattia. Sorridendo gli diremmo oggi che lui che ci ha insegnato l'importanza della bellezza nelle tecnologie ora dovrà fare i conti con qualche divinità del buon gusto. Perché certo lui era legittimato a essere alternativo e “different”, come aveva sempre raccomandato al prossimo di essere. Peccato che dopo di lui decine di migliaia di persone abbiano iniziato a pensare che la vita è un casual friday e a presentarsi in ufficio o ai matrimoni con girocolli spiegazzati e blue jeans. Ha cambiato il mondo anche così. Compiendo gesti e sciorinando invenzioni che molti altri, dopo di lui, non avrebbero affatto saputo gestire. Noi oggi compriamo le borse prendendo le misure (hai visto mai che l'iPad non c'entrasse), ma la verità è che passeranno mesi prima che impareremo a usare un terzo delle funzioni di quell'oggetto di cui ormai non possiamo fare a meno. E nel frattempo arriveranno nuovi modelli a cui adattare borse e intelletto. E da lassù, speriamo, il vecchio Steve non riderà affatto, si sistemerà il maglione e continuerà a spiegarci con pazienza che “it's simple”.

venerdì 30 settembre 2011

Demi Moore e i luoghi comuni

Dal Giornale del Popolo del 30 settembre 2011
Dico una si fa una carriera. Comincia sfoggiando uno dei tagli maschili più imitati del decennio in un film in cui impersona una donna che continua ad amare il fidanzato morto. Passano gli anni e archiviato il morto muscoloso per cui piangeva sotto contratto, la vita reale porta in dote un muscoloso molto vivo e molto vegeto come Bruce Willis. Con l'eroe di Die Hard produce un matrimonio longevo e tre figlie. Col pancione abnorme che contiene di una di loro posa nuda in copertina su Vanity Fair. Certo così facendo inaugura un filone pericoloso e abusato. Ma lo fa senza il bisogno di dichiarare che si sente “enorme ma felice” come una Carla Bruni qualsiasi; solo col sovversivo scopo di mostrasi incinta e attraente. Lungo la strada impersona il sogno erotico mascolino di molti uomini nel soldato Jane. Noi ci ingozzavamo di pop corn mentre i suo bicipiti si flettevano sudati negli infiniti addestramenti militari. Quando ha archiviato Bruce Willis è rimasta sua buona amica. Al punto che uscivano insieme: lui e la sua bionda, le figlie e poi lei col suo fidanzato bambino fresco di rasoio. Eh sì perché tra le altre mode che ha inaugurato c'è quella del “toy boy”. E quella moda l'ha presa talmente seriamente (non è mica Madonna) che il ragazzo, di quindici anni più giovane, se l'è pure sposato. Al suo fianco appariva meravigliosamente bella, magra e affascinante. La didascalia muta sotto ogni foto diceva che davvero non aveva niente da invidiare alle squinzie più giovani e quel marito bambino aveva un sacco di buoni motivi per rigare dritto. Poi succede che lui si fa beccare con un'altra come il più cretino dei mariti fedifraghi. Le voci di divorzio, i segnali via Twitter. L'impressione che viviamo per sfidare i luoghi comuni e invecchiamo per confermarli. Ma tutto questo, vedete, Demi Moore lo constaterà singhiozzando sulla spalla tonica e spaziosa di Bruce Willis.

venerdì 23 settembre 2011

Losing my religion

Dal Giornale del Popolo del 23 settembre
Svariati anni fa Dylan e Brenda si lasciavano in una Porsche decapottabile parcheggiata in riva all'Oceano. Lei era un'adolescente del Minnesota catapultata a Beverly Hills, lui un ganzo ombroso e terribilmente sexy che incomprensibilmente aveva ceduto alla corte dell'unica non bionda e non magra del suo liceo. Dopo quell'addio stappalacrime, deciso dalla stessa miracolata Brenda (perché l'autolesionismo è donna da sempre), le cose tornarono al posto giusto. Molto tempo dopo, infatti, Dylan si mise con Kelly, la bionda fighetta e di lì a poco ex migliore amica di Brenda, ricordando a tutte noi che il tempo delle favole (dove il figo si invaghisce della mediocre ragazza per bene) dura lo spazio di un sogno e prima o poi la giustizia impietosa rimette tutti al loro posto (si veda a questo proposito il caso Brad Pitt-Jennifer Aniston-Angelina Jolie). Bè insomma, è da allora, da quello straziante addio di due adolescenti in riva all'Oceano che i Rem hanno significato “lacrime, malinconia, cuore spezzato”. «That was just a dream» cantava la voce irresistibile di Michael Stipe nel momento in cui Brenda finiva il suo discorso assurdo, Dylan sbarrava gli occhi incredulo e la telecamera allargava l'inquadratura. A noi figlie di Beverly Hills 90210 non poteva che tornare in mente questo strazio l'altro giorno, quando i Rem hanno annunciato la fine del gruppo. «Tutte le cose devono finire e volevamo farlo nel modo giusto, nel nostro modo». Così, con una frase farcita di rassegnazione e buon senso impensabile per un gruppo musicale, è finita. Non ci sarà nessun seguito e nessun litigio postumo, hanno assicurato gli artisti. Perché non c'è classe pari a quella di chi sa quando è giusto andarsene. Quando tacere mentre l'inquadratura si allarga. E sotto, a cantare lo strazio pieno di malinconia, c'è una canzone indimenticabile.

martedì 20 settembre 2011

Cosa pensa il trapezista mentre vola?

Non ci pensa mica come va a finire!

venerdì 9 settembre 2011

Pedalare verso l'inverno

Dal Giornale del Popolo del 9 settembre
«Rubati grazie ad una finestra aperta, esibiti in spiaggia o svelati da un’onda troppo impetuosa. Quest’estate i topless immortalati in spiaggia sono stati più bollenti che mai ed è giunta l’ora di stilare la classifica dei più sensuali seni al vento delle star. Dalle prosperose Valeria Marini e Marika Fruscio, fino alle coppe da champagne di Belen e Guendalina Canessa le visioni mozzafiato non sono mancate». Certi sondaggi di TgCom sono come la scena del temporale e degli ombrelloni chiusi in Sapore di Mare. Non c'è bisogno di vedere che Isabella Ferrari si mette su il golfino per andare a stanare in spiaggia Massimo Ciavarro, né di votare la vincitrice della classifica più trash della stagione per capire che l'estate è finita. Forse voi che non avete fatto ferie in agosto avrete ancora qualche scampolo di ferie, scapperete al mare per l'ultimo weekend di bel tempo, ma vi hanno visto tutti con la mano nell'armadio ad aprire i cassetti delle calze e dei maglioncini e carezzarli voluttuosamente. Avete un'infinita voglia di freddo, di fuseaux che snelliscano e di stivali che slancino. E inevitabile e naturale. Eppure certi desideri, pur comprensibili, vanno valutati bene. Perché è pericolosamente chiaro ormai che quel tizio che vi ronza intorno da primavera dovrà decidere se comprasi un cappotto o migrare verso altri lidi per restare in calzoncini. Non vi ha promesso niente né voi (giammai) avete esplicitato interesse alcuno, ma questa è una stagione strana, in cui si suda a mezzogiorno e si gela di mattina. Gli sms che arrivano infiammano e quelli che non arrivano spezzano il cuore. L'inverno non si può fermare. Ma qualunque capo decida di indossare quell'altro voi potete sempre pedalare più in fretta. Avete un cuore allenato.

mercoledì 7 settembre 2011

Kate e un rossetto rosso

Dico ma se oggi Rimmel sceglie Kate Moss per pubblicizzare un rossetto rosso, queste ragazze che pascolano oggi per le passerelle non sentono di doversi fare un esame di coscienza?

venerdì 26 agosto 2011

Comunicazione di servizio

La ficcanaso sta cercando di uniformare i caratteri dei post e di uscire dalla dittatura di GoogleChrome che le ha rovinato molti mesi di vita. È un lavoro usurante.

Tutti a Bernalda

Dal Giornale del Popolo del 26 agosto
È stato l'anno dell'invidia da matrimoni. Cerimonie che abbiamo studiato nei dettagli per abbeverarci alla loro irraggiungibilità. Perché Kate Middleton ha avuto il principe e la favola e la carrozza e i cavalli, come in quei sogni che ci eravamo allenate a disprezzare per anni. Pochi mesi dopo Kate Moss ha avuto il massimo tasso di bellezza e figaggine possibile concentrato in una sola donna e in un solo evento. Con le decine di damigelle bambine talmente bionde e angeliche che un casting pubblicitario non avrebbe saputo fare di meglio. E uno sposo, Jamie Hince, in meraviglioso completo carta da zucchero, stivali e occhiali da sole, l'aria ultrasexy da rockstar ripulita per l'occasione ma pronta a ubriacarsi un minuto dopo il sì. Ecco non pensavamo di poter essere curiose di un matrimonio più dei due appena passati. E invece domani vorremmo tutte essere a Bernalda. Sembra un refuso e invece è il paese di una regione inesistente come la Basilicata in cui Sofia Coppola diventerà moglie del cantante dei Phoenix, Thomas Mars. Sofia Coppola non è bella. Negli anni è cambiata poco da quell'apparizione adolescenziale nel film paterno (Il Padrino) e in cui si era indecisi se guardare più il naso o le basette. Da allora è diventata regista di alcuni dei nostri film preferiti. Ha inanellato, e l'ha fatto con la noncuranza dei veri inarrivabili, un marito più cantante dell'altro, un'amicizia più socialmente significativa dell'altra. E per un Marc Jacobs che le passa vestiti di ogni griffe per cui presta il suo perfido genio, c'è una Kirsten Dunst che l'accompagna alle sfilate dei migliori stilisti della settimana della moda. Nel frattempo ha prodotto un paio di figli molto belli e per niente agghindati dai cuccioli di vip, ha sviluppato uno stile e uno charme che gente dai lineamenti perfetti non riesce ad accumulare in una vita intera. È irresistibilmente cool senza conoscere cosa sia la perfezione. E questo suscita il massimo della nostra invidia e ammirazione.

martedì 23 agosto 2011

Lamentarsi, lamentarsi sempre

Con estremo ritardo, la ficcanaso di venerdì 19 agosto
Finalmente il caldo è arrivato veramente e il fatto che sia così fuori tempo ci regala un motivo in più per lamentarci: un freddo cane fino a che eravamo in ferie e ora che si torna al lavoro ricomincia l'afa e i tg dovranno ripescare i servizi sull'allarme per gli anziani e i bambini e i consigli di bere molto ed evitare di uscire nelle ore più calde. Un problema non da poco perché tra poco ci ritroveremo a dover parlare tanto della ripresa delle scuole quanto della permanenza dell'abbronzatura e lo faremo in infradito e calzoncini corti perché ormai qui non si capisce più niente ed erano belli i tempi in cui si poteva fare il cambio dell'armadio guardando il calendario, adesso bisogna tenere a portata di mano gli abiti per ogni stagione e con gli spazi delle case moderne così ridotti il problema è serio. Ad ogni modo, signora mia, non lamentiamoci perché avere un motivo per lamentarsi è fondamentale. Perché fermarsi al lato positivo della vita, senza valorizzare quello pessimo che sta dietro l'angolo? Per dire: se due care amiche si offrono di accompagnare a fare la spesa la terza, quella che dentro un ipermercato diventa pazza, si può ringraziare Iddio oppure riflettere sul fatto che a un certo punto ci si ritrova a discutere del Wc Net Candeggina Gel. «Non c'è niente di meglio per tenere pulito il water», dice una vergognandosi un istante dopo. Perché certo avere un'opinione è di per sé è intollerabile, ma averne una sul punto di bianco del water è forse addirittura inaccettabile. Nella vita bisogna spendersi poco e con estrema cautela e tenere sempre un margine di indecisione che può convertirsi subito in lamento. Meglio prendere sempre due prodotti diversi per il water: uno sarà peggiore dell'altro e su di esso potremo sfogare tutte le nostre frustrazioni.

venerdì 12 agosto 2011

Il sedere della Hunziker e la recessione

Dal Giornale del Popolo del 12 agosto
Abbiamo sopportato molte cose in questa estate. A cominciare dall'ennesima copertina di Vanity Fair dedicata a Barbara Berlusconi e contornata di frasi talmente misurate e di buon senso da far venire il latte alle ginocchia e rimpiangere la ruvidezza dell'altra Berlusconi, Marina. Che riesce a essere infinitamente più divertente della sorella senza spupazzarsi un calciatore. Abbiamo sopportato il topless di Sofia Loren e le didascalie entusiastiche dei giornali che sottolineavano il coraggio di scoprire il seno a settant'anni suonati. Abbiamo anche sopportato il ritorno di Sabrina Ferilli e dell'annuncio “guarda è un po' è ancora in forma”. Dunque pensavamo di essere preparate a tutto fino a che ieri il maggior quotidiano italiano non ha dedicato un terrificante trafiletto con foto al sedere di Michelle Hunziker. Vi si documentava, con tanto di immagini, che il fondoschiena della bionda showgirl è esattamente come quello di quindici anni fa. Non un cedimento, non un afflosciamento dovuto all'età. Neppure (ovviamente) l'onta della striscia di pelle bianca sotto la natica, sintomo che la carne non è abbastanza soda perché i raggi del sole arrivino fin lì ad abbronzare la pelle. Tutto levigato e perfetto come neanche i ritocchi di photoshop riuscirebbero a fare. Qui non si tratta della Hunziker (che notoriamente la ficcanaso non ama) né del Corriere della Sera che si intrattiene su un argomento del genere mentre intorno le borse impazziscono e la gente ciancia di Spread, Bund e Btp. Qui si parla del fatto che da sempre il sedere è un “memento mori” e da un giorno all'altro ci si dice, come nulla fosse, che ci sono sederi che resistono all'andare del tempo. E questo è troppo per l'estate che inaugura la recessione.

giovedì 11 agosto 2011

C'è una sola Kate

Il matrimonio dell'anno. In tutto il suo splendore, qui.

Perché siamo una grande famiglia

Sono da poco passate le 14 quando mia madre mi telefona super emozionata: «Bridget di Beautiful ha lo stesso vestito di tua sorella, accendi subito la tv!». Siamo una famiglia che non perde un colpo, neanche in agosto. (Per fare sfoggio di erudizione ricordo che Bridget deve il suo nome a una sorta di crasi di quello dei suoi genitori Brooke e Ridge. Meraviglia lessicale)

venerdì 5 agosto 2011

@laficcanaso

Annuncio: laficcanaso è su Twitter anche se sta ancora capendo di cosa si tratta. Al momento segue Victoria Beckham, Gwyneth Paltrow e Luca Fiore. Un pantheon significativo temo.

Nessuno con cui sparlare

Dal Giornale del Popolo del 5 agosto
Ed eccoci qua. Mesi e mesi a cantare l'intelligenza di non andare in ferie in agosto e ora ci siamo, finalmente. Tutti scappano dalla città e rimaniamo noi geni anticonformisti, noi che siamo partiti e tornati prima dei bollini neri sulle autostrade italiane, prima che le scuole finissero e le station wagon farcite di canotti, braccioli, canoe e ogni genere di gioco gonfiabile prendessero le vie del mare. Tra oggi e domani partiranno davvero tutti e ci lasceranno finalmente in quella pace che aspettavamo da mesi. Pure i colleghi si godranno le tanto meritate ferie e vuoi mettere quanto si sta bene in ufficio da soli? Nessuno che punta l'aria condizionata a temperature polari costringendoci alla sciarpa di lana. Alla macchinetta del caffè potremo finalmente guardare fuori dalla finestra anziché cercare argomenti di conversazione, in ascensore leggere in santa pace la targhetta che indica la capienza del mezzo senza dover per forza ascoltare quello del settimo piano che si lamenta per il brutto tempo. La portinaia farà orario ridotto perdendosi una bella fetta di affari nostri. La lavanderia fa già un orario talmente ridotto che rischia di tenersi il nostro indispensabile golfino fino a settembre inoltrato. Gli amici sono quasi tutti via, perché erano tutti d'accordissimo sul fatto che fare le ferie ad agosto fosse da cafoni, ma poi “sai è finita che eravamo da soli e stare in città è bellissimo, soprattutto adesso che arrivano i turisti, ma comunque in ufficio c'è davvero poco da fare e alla fine al mare non si sta affatto male. E insomma: ci vediamo dopo Ferragosto”. E noi qui, sole, senza nessuno a cui dire quanto sia gustoso lavorare nel mese di agosto.

venerdì 29 luglio 2011

In morte di Amy Winehouse

Dal Giornale del Popolo del 28 luglio
Non conoscevo abbastanza Amy Winehouse per incensarla post mortem né per compatirla. Certo che avevo ascoltato Back to Black, certo che avevo sentito parlare di lei, delle sue tette fitte, dei suoi denti marci, di quella sua pettinatura meravigliosa e plastica. Amy Winehouse la conoscevamo tutti perché era un fenomeno pop come ogni tanto ne emergono ancora. Eviterò di esprimermi sul tema “era un genio oppure no” perché sarebbe come chiedere consigli per dimagrire a un obeso. Non lo so. Come me non lo sanno centinaia di persone che pure sono rimaste sconvolte da questa morte infarcita di alcool e di droga e hanno tentato di spiegarla dicendo che lei era un genio e i geni non sono come noi che paghiamo mutui e fumiamo sigarette, loro la vita la prendono a schiaffi e sono così eroici che di male di vivere ci muoiono mentre noi «compriamo tappeti etnici per sentirci giovani» come direbbe una sceneggiatura di Muccino. Di certo non basta morire da maledetti per diventare dei geni, di certo più imbecille di chi canta la poesia del morire a 27 anni in gloria al rock c'è chi farnetica di genio e sregolatezza pensando che questo squallore a cui la piccola Amy si è consegnata sia il punto più alto della sua carriera e non il suo tragico spezzarsi. Quand'ero piccola mia nonna mi portava alla settima dei morti del vicinato, che è la messa a una settimana dalla morte. Alla settima non ci si va tronfi di dolore come al funerale, ma miti e ammaccati come una settimana dopo che si è andati a sbattere contro un muro. Ci si va sperando che almeno chi se n'è andato sia in pace. Domani è la settima di Amy Winehouse. Che riposi e si diverta in pace.

venerdì 22 luglio 2011

Il graffio di Wendi


Dal Giornale del Popolo del 22 luglio
Il suo è già il balzo della tigre innamorata. Consegnato a quel bignami delle immagini della storia pop contemporanea che è YouTube. A Wendi Murdoch è bastato uno scatto felino, un urlo per fermare l'attivista che voleva coprire di ridicolo suo marito. Rupert Murdoch era lì davanti alla commissione del Parlamento britannico incaricata di indagare sullo scandalo intercettazioni. Pare che i giornalisti dei tabloid del Gruppo del magnate australiano intercettassero illegalmente vip e protagonisti di casi di cronaca nera per avere scoop sui loro giornali. Se non siete destabilizzati dalla scoperta che i tabloid farebbero di tutto per una notizia, sarete certo contenti di sapere che il caso è l'emblema del cortocircuito tra politica, stampa e gossip e dovreste nutrire un interesse civile nei confronti della vicenda, perché oggi violano la privacy di Jude Law ma domani potrebbe toccare a voi. E colpirne uno per educarne cento non è mai stato tanto socialmente importante. Mentre riflettevamo pensosi sui grandi temi ascoltando l'audizione di Murdoch e suo figlio James, Wendi Murdoch, 42 enne cinese di un metro e ottanta di altezza, è scattata contro un tizio che tentava di ricoprire di schiuma da barba l'80enne Rupert. Ha schiaffeggiato l'intruso e gli ha impedito di peggiorare il «giorno più umiliante» della vita di suo marito. Ha fatto quello che nessuno si aspettava dalla bonazza che anni fa soffiava il ricco anzianotto a una moglie con cui stava da 30 anni. (17 giorni dopo il divorzio dalla seconda storica moglie, Rupert sposava Wendy). La “tigre cinese”, la donna dall'istinto infallibile e animale ha iniziato così platealmente la trasformazione che ogni soap che si rispetti chiede alla “arrampicatrice sociale” delle prime puntate. Perché non si resta pantere tutta la vita, come insegna Brooke di Beautiful. È come si sa Beautiful è come il latino e il greco: ti insegna il metodo.

venerdì 15 luglio 2011

Venezia

Dal Giornale del Popolo del 15 luglio
Incomprensibile come il colore delle calze delle hostess. Fuori moda quanto le biciclette attaccate alle macchine dei nordici che partono per le vacanze verso il sud (come se al Sud non si affittassero biciclette). Scomodo quanto uno di quei supplementi di bagagliaio che le famiglie con prole issano sul tetto della loro macchina. Da tempo so che il mio odio per Venezia è cosa da non pubblicizzare. Lo so e cercavo di vincere quell'idiosincrasia. Ho desistito dopo l'attacco a tradimento di uno stormo di piccioni in una calle deserta all'alba. Chi trova suggestive o romantiche cotali dimostrazioni di impudenza animale potrebbe fidanzarsi con un orango. Da queste parti i piccioni si scansano. Ai figli degli altri s'insegna a non dare da mangiare a quelle bestie immonde in nessuna piazza d'Italia. Il luogo comune dice che “bella Venezia, ma non ci abiterei mai”, sottintendendo invece il piacere della visita occasionale. Affermazione da cui dissento da quando sono stata caricata su un vaporetto che solo un residuo di pudore mi ha impedito di paragonare a un barcone di Lampedusa. Quel residuo di pudore è scomparso quando una signora grassa americana è entrata nel vaporetto a piedi nudi e un'ondata di acqua ha bagnato i suoi grassi piedi nudi e le mie grasse cosce che avevano l'attenuante di essere coperte. Se Venezia non fosse così bella non ci sarebbero tanti turisti (affermazione pericolosa poiché presuppone l'esistenza di un cervello pensante nelle masse dei suddetti). Invece Venezia è bella e per questo va odiata e ammirata solo in cartolina, cosicché gli autoctoni possano vivere senza dover fare lo slalom tra imbecilli di ogni dove col naso all'aria e la guida turistica in mano. Venezia va evitata. E sia messo a verbale che lo dicevamo molto prima che quello zotico di George Clooney minacciasse di portare in Laguna un'altra dopo Elisabetta Canalis.

martedì 12 luglio 2011

Penelope Cruz

È o non è una delle più grandi truffe estetiche degli ultimi dieci anni?

venerdì 1 luglio 2011

Bagagli

Dal Giornale del Popolo del 1 luglio 2011

Mia madre prepara la valigia a mio padre da circa trent'anni. Da circa trent'anni lui si lamenta a rotazione della mancanza di pigiama, spazzolino da denti, ciabatte da camera. A chi gli obietta che forse farebbe prima a farsela da solo, lui risponde senza esitazioni che è incredibile quanto sua moglie sia volenterosa eppure smemorata. Se ne deduce che lui lo fa per lei, magnanimamente le offre ripetute occasioni di allenarsi e, quando va bene, pure redimersi. Forse le vere coppie, come i miei genitori, si fanno le valigie a vicenda. Forse, pensavo, il segno supremo di affiatamento è essere in grado di sapere di che cosa quell'altro avrà bisogno una volta dall'altra parte del mondo. Forse l'amore è non dimenticarsi il caricatore del cellulare, il dentifricio, l'iPod, la playlist giusta. Forse, pensavo, Belen Rodriguez e Fabrizio Corona fanno così, preparano reciprocamente valigie vuote perché tanto sanno che saranno sempre ignudi in qualche balcone a farsi “rubare” qualche scatto. Forse Elisabetta Canalis metteva le cialde Nespresso nel bagaglio a mano del suo George. Forse lui le toglieva quegli shorts inguinali con cui avrebbe attirato troppe attenzioni. Forse Alberto di Monaco toglieva biancheria e generi di prima necessità dal bagaglio della sua quasi sposa Charlene Wittstock, nella speranza che almeno per necessità fosse costretta a tornare dal suo principe di mezz'età. Forse insomma bisogna prendersele certe libertà e correrli certi rischi. Forse voi dovreste andare di là. Prendere la valigia di quel tizio che sta per partire con voi e dargli un'occhiata per capire chi vi state portando dietro e organizzarvi di conseguenza per la prossima volta. Piano piano, un passo dopo l'altro potreste addirittura spingervi a mettere becco nel bagaglio a mano. E fargli capire che lo zaino Invicta non si utilizza più in luogo pubblico dal 1993.


venerdì 17 giugno 2011

Ritorni e sciocchezze

Dal Giornale del Popolo del 17 giugno
Esattamente come i calli e l'herpes labiale, conoscono periodi di latenza più o meno lunghi ma prima o poi ritornano. Gli “insensibili dietro ai quali abbiamo perso tempo, soldi e chili” (ci piace definirli così) sono una certezza e lo sappiamo da tempo. Sappiamo anche che tornano nei momenti più pericolosi e inadatti, così come bisognerebbe sposarsi per sapere quando ci tornerà l'herpes in mezzo alla faccia e quando il callo ricomincerà a fare i capricci. Insomma, sarà la primavera, ma il gruppo di ascolto messo insieme dalla ficcanaso rileva una significativa curva di uomini che si fanno vivi. Sfrontati e freschi dal passato. C'è quello che ormai vive all'estero e ancora usa i 160 caratteri di un sms per lanciare un amo, fare un saluto, chiedere informazioni come se non potesse cercarle su Google. L'amica destinataria dell'amo incassa e sorseggia un bicchiere di rosso interrogandosi su quale effetto dovrebbe farle. Ci sono anche quelli che in primavera tornano belli freschi e splendenti. Sono i più divertenti e pericolosi, quelli che un tempo proprio questa sfacciataggine rendeva attraenti. Si rifanno vivi dopo anni come se nulla fosse per accampare pretese su terreni che non hanno mai recintato, occupati com'erano a pascolare in ogni dove. Ci sono quelli che bussano alla porta soltanto per dire “ciao” e dall'altra parte c'è chi si accorge di sapere ancora un vecchio numero di telefono a memoria. Ci sono loro e ci sono delle ragazze altrove che si ritrovano a guardare indietro per un attimo. E a scoprire che con la crema giusta l'herpes si cura in fretta e che certe nuove scarpe sono così belle e comode da non temere l'agguato di alcun callo.

Buffon e Seredova sposi (e Pippa non c'entra!)

Gigi Buffon e Alena Seredova si sono sposati. Non mi piace niente dei loro vestiti, ma loro sono ugualmente e forse ancor di più per questo, bellissimi e innamoratissimi. Come nota a margine va detto che giornali hanno paragonato la bella sorella di Alena nientemeno che a Pippa Middleton. La ficcanaso non detesta avere ragione e a volte le capita. Varrebbe la pena di iscriversi a Facebook per fondare il gruppo "liberateci da Pippa Middleton".

martedì 14 giugno 2011

venerdì 10 giugno 2011

Beato chi ha Sky


Stasera Corrado Guzzanti torna in tv, su Sky Uno. Qui il promo con la sua voce. Si segnala la frase: «Una forma di democrazia diretta e spesso anche volgare».

A proposito del sedere di Pippa Middleton

Dal Giornale del Popolo del 10 giugno
Forse bisogna ripensarci un attimo e valutarla per bene, questa cosa della favola che diventa realtà. Forse tutto quell'entusiasmo per Kate Middleton ci può costare più caro di quello che avevamo preventivato in termini culturali. Forse le radici del problema risalgono a Cenerentola e giù giù fino a tutte le storie di amore e sogni che si avverano. Forse quello da mettere sotto accusa è un intero filone di favole, miti e pure storie di cronaca che narrano il riscatto sociale e affettivo. Al pari della sopravvalutazione dell'amore che ha generato il terribile adagio “due cuori e una capanna”, così la ricerca della fiaba a tutto tondo può introdurre nella società modelli perniciosi e pericolosi. Insomma quando Kate si è sposata avevamo una borghese principessa; ora ci tocca fare i conti con la sorella della borghese divenuta principessa. E se da un lato dobbiamo ringraziare (nell'ordine) Iddio, il pilates e i signori Middleton per non averci dato una sorella racchia e antipatica come quelle di Cenerentola; dall'altra parte non possiamo che maledire il bel vestito bianco indossato da Pippa Middleton il giorno delle nozze di sua sorella per averci condannato alla dittatura del fondoschiena della sorella della duchessa. Ora migliaia di genitori crederanno che basta accasarne per bene una perché l'altra viva di luce riflessa e addirittura rischi di abbagliarla. Fino a che qualcuno non inizierà a dire la verità. Le zeppe di paglia che Pippa indossa un giorno sì e l'altro pure sono orribili. La borsa e gli occhiali da sole sono da signora quarantenne in gita domenicale in un outlet. Insomma la ragazza è carina e nulla più. E quel sedere, persa la magia dell'abito bianco, si è rivelato basso. Di sicuro al di sotto delle aspettative.

giovedì 9 giugno 2011

Endorsement

La Ficcanaso ama lo spot della regione Calabria che ha per protagonisti i Bronzi di Riace.

lunedì 6 giugno 2011

Giugno stai fresco

(ANSA) - ROMA - Per l'estate c'è da attendere. Sarà un giugno poco estivo, quello appena iniziato, almeno su gran parte del Centronord della penisola. Le previsioni del meteorologo Mario Giuliacci parlano di forti anomalie termiche che a partire dalle acque dell'Atlantico tropicale settentrionale, come già avvenuto nel giugno 2010, hanno il potere di ritardare l'arrivo nel Mediterraneo degli "anticicloni estivi del bel tempo" (quello delle Azzorre e quello nord africano).

In pancia al mondo/ sequel

Carla Bruni incinta sulla copertina di Elle France. La buona notizia è che è vestita, la cattiva notizia è che si è vestita come Claudia Koll post conversione.

venerdì 3 giugno 2011

Ci erano rimaste le verdure

Dal Giornale del Popolo del 3 giugno
Tenersi in forma è un imperativo sociale e culturale a cui cerchiamo di attenerci quanto meno nei mesi prima dell'estate. Ora abbiamo imparato ad essere pure consumatori consapevoli e qualcuno sarebbe stato fiero di noi l'altro giorno vedendoci discutere con le amiche del prezzo al chilo dei pomodori. Che al giorno d'oggi, si sa, ognuno applica un po' i prezzi che vuole. E sapere da dove arrivano le prelibatezze che porti in tavola è importante. E vuoi mettere il gusto della filiera corta? Per non parlare del generale impatto positivo e salutare della verdura nell'alimentazione. E dell'assoluta necessità di non trangugiare panini davanti al computer ma di sedersi comodamente anche in pausa pranzo di fronte a un ampio piatto di proteica e poco calorica bresaola. Non trangugiamo più le verdure con il naso tappato e gli occhi chiusi. Non le cacciamo giù a forza di pane e altre pietanze. Non le mangiamo prima dei pasti per toglierci il pensiero e poi scofanarci una parmigiana. Dopo anni e anni di allenamento durissimo e diete rocambolesche e fuori tempo massimo lette sui giornali, siamo diventate delle persone alimentarmente presentabili. Oramai non fumiamo neanche più, né per il sapore del tabacco né per il gusto di darci un tono. Abbiamo imparato l'importanza delle cose semplici e sane. E proprio adesso è arrivata questa storia del cetriolo killer. Era rimasta solo la verdura, ad avere un'aria innocua e pure nutriente. Dopo l'onta sulla carne della mucca pazza, l'influenza dei polli e tutto il resto pensavamo di poter stare tranquilli buttandoci sul verde. Fino a che non abbiamo sentito la notizia della fantomatica morte di un uomo “dopo aver mangiato un panino con pomodoro e insalata”. E ora siamo qui a pensare quanto sarebbe stato infinitamente meglio lasciare questo mondo con il colesterolo a mille e una bella scorpacciata di hamburger con le patatine fritte.
(Foto: orto della sister biologica)

lunedì 30 maggio 2011

Contro la morigeratezza

È come il lutto sentimentale: a un certo punto, se le tue amiche non ti hanno ancora buttato giù a calcio dal divano dei lamenti, devi guardarti allo specchio e dire basta. Dunque questo costume della morigeratezza e del fare le pulci alle spese dei personaggi pubblici e di essere felici quando spendono poco per vestirsi va bene per l'immediato post crisi. Ma dopo un po' basta. Con tutto il rispetto e l'ammirazione che proviamo per la duchessa di Cambridge (Kate Middleton) noi non troviamo sia un vanto presentarsi a Michelle Obama con un insulso tubino beige. Oltretutto abbinato con delle scarpe nere da buttare via. Guardate Michelle (non in questa foto ma nelle altre della visita) e soprattutto SamCam e ditemi se regge il paragone.
Così iniziava la ficcanasata di venerdì scorso, poi abbandonata per dedicarsi al pancione di Carla Bruni. E oggi mi ritrovo a citare, nuovamente, la signora di Vogue.

venerdì 27 maggio 2011

In pancia al mondo

Dal Giornale del Popolo del 27 maggio

Non che le altre signore del G8 si aspettassero di essere notate, ma Carla Bruni è riuscita a surclassarle tutte con un giro vita. Ancora più di quanto ci si aspetta da una ex modella sotto i cinquanta che si appalesa in un consesso di oscure “mogli di”. Mai avreste pensato di leggere da queste parti parole di apprezzamento per Carla Bruni, eppure la Ficcanaso non può resistere a cotanto snobismo. Premesso che, come dice l'amica saggia, «non saremo più buone con lei solo perché è incinta», questa volta non possiamo che apprezzare la nonchalanche con cui la first lady di Francia si è presentata al G8 giusto ieri. Settimane fa la prima voce incontrollata di una sua gravidanza. Nessuna smentita e poi la conferma da parte del suocero. Ma né da lei né da suo marito Nicolas Sarkozy è arrivata una sola parola. Così ieri l'ex top model ha lasciato che quei centimetri di stoffa in più parlassero per lei. Si è presentata con un elegante vestito corto a trapezio e se una di quella magrezza si mette un abito del genere si sa che c'è qualcosa sotto. E così è, anche se è mancato l'annuncio ufficiale. Ed è questo che ci conquista. Così, con quella sicurezza gioiosa e un po' egoista che solo una donna incinta può avere, la signora Sarkozy ha piantato il suo pancione in faccia al mondo senza sentirsi in dovere di fornire spiegazione alcuna. Soprattutto senza sorrisi di circostanza e baci d'ordinanza e dichiarazioni multiple di felicità e di emozione sul miracolo della vita. La fama e il botox ti inducono a dosare bene i pochi sorrisi espressivi che ti sono rimasti. E a volte l'effetto è meno artificiale del solito.


giovedì 26 maggio 2011

Sguardi

Io quando vedo queste cose penso: chissà cosa si diranno la sera tornati a casa dopo tutte quelle strette di mano di vip e personaggi famosi? Perché loro hanno proprio l'aria di due che la sera si divertono un sacco a spettegolare della giornata. Momento tenerezza finito, tranquilli.

mercoledì 25 maggio 2011

Cose milanesi

Noname ha elencato i suoi dieci posti preferiti di Milano. Qui. Uno dei post più snob che abbia mai visto. Ha battuto anche Pisapia, che il suo elenco ovviamente l'ha fatto .

venerdì 20 maggio 2011

I motivi per lasciarsi

Dal Giornale del Popolo del 20 maggio
Forse, al pari di un esecutore testamentario, tutte le coppie dovrebbero nominare una cerchia di amici addetti al gossip semiufficiale. Qualcuno che costituisca le classiche “fonti vicine alla coppia” citate in ogni pettegolezzo pruriginoso che si rispetti. Serve sempre far dire agli altri ciò che non sappiamo come diavolo esprimere. La dinamica è in fondo la stessa delle elementari per cui noi bambine grasse eravamo mandate dal bambino più bello a raccogliere le sue opinioni circa l'ineffabile “amica” che restava sempre un passo indietro. Per certe pene ci vogliono ambasciatori collaudati e insospettabili. Come dovrebbero essere gli imprecisati “amici di George Clooney” che si sono fatti scappare che l'attore è stanco della nostra amata Elisabetta Canalis. Lui si annoierebbe a morte, avrebbero detto, ma non saprebbe come fare a scaricarle. E fieramente ci si stringe il cuore a pensare come tutti alla fine abbiamo gli stessi problemi: mettersi insieme, lasciarsi, dirsi le cose, darsi un tono di fronte al mondo, far parlare di sé. Quando noi saremo in crisi ci sarà qualche amico che dirà che è iniziato tutto quella sera, in cui malauguratamente si misero a parlare di politica e in trenta secondi lei capì che era l'inizio della fine. O la mattina dopo, quando ci si mise pure l'idraulico in carne e ossa sentenziando davanti al lavandino intasato manco fosse un malato terminale che “signora mia l'idraulico liquido fa malissimo agli scarichi”. Diranno che era iniziato tutto lì, con l'abbandono dell'idraulico liquido per quello in carne ed ossa. Come nelle migliori storie che finiscono. Il motivo è sempre più banale. Per questo e solo per questo la storia di George Clooney ed Elisabetta Canalis deve andare avanti almeno un altro po': la stanchezza è un motivo troppo sofisticato per lasciarsi. Ci vuole almeno un idraulico. O una domestica troppo intraprendente.

sabato 14 maggio 2011

Il gioco dei concerti

L'esperta di concerti dice che la cosa più divertente (insieme alle birre a profusione e alla salamella nel parcheggio tra i tubi di scappamento delle auto) è giocare al “se non ce l'hai sei fuori”. Perché, sì, a un concerto si va per la musica; ma anche per esplorare e catalogare i tipi umani che per quella musica farebbero follie. Dunque se non hai una felpa anni Novanta col cappuccio sei fuori dai concerti di Max Pezzali. Se non hai una coscia importante fasciata in pantalone stretch e un forte accento sudamericano con cui canti dall'alto del tuo tacco dieci sei fuori dai concerti di Shakira. Se non hai un giubbotto di pelle sei fuori dal concerto di Jamiroquai. Se non hai un accettabile tasso di omosessualità sei fuori dai concerti di Kylie Minogue. Se non hai una camicia a scacchi sei fuori dai concerti degli Oasis. Abbiamo iniziato il gioco l'altra sera, al concerto di Jovanotti al Forum di Assago e non siamo ancora riuscite a finirlo. Adulti con figli al seguito. Bambini con gli occhiali di plastica da miopi anzitempo scatenati al loro primo concerto. Pre-trentenni in ballerine («tanto non si poga»). Post trentenni in jeans, maglietta e All Star («ma non ci si vestiva da ragazzine ai concerti?»). Zarri di periferia con tatutato addosso un ritratto di Jim Morrison che pare Alvaro Vitali. Adolescenti incredibilmente più belle e sexy di come erano le post trentenni di cui sopra quando si addormentavamo sognando le canzoni di Lorenzo-Jovanotti. Ragazzi fortunati e benestanti con bionde prosperose al seguito e iPhone per immortalare i propri baci plastici. Ragazze a pezzi che non riescono a trattenere le lacrime quando Lorenzo, senza un'ombra di dubbio e di decisione, con l'audacia contagiosa che lo caratterizza, canta che «ogni cicatrice è un autografo di Dio». Se non ce l'hai, un motivo più forte della moda per esserci, sei fuori dai concerti di Jovanotti.


giovedì 12 maggio 2011

Lorenzo è stato a Milano

Uno spettacolo incredibile, clamoroso, coinvolgente, ben fatto, ballabile, curato, multidimensionale, eccentrico, geniale. La resistenza del fare festa, ha detto Lorenzo. Grazie Jova!

lunedì 9 maggio 2011

La Regina delle tecnologie

Breaking news (Ansa): La regina Elisabetta ha ordinato al suo staff di comprarle un iPad dopo essersi innamorata del tablet della Apple che i nipoti Harry e William le hanno insegnato a usare. «Non aveva visto nulla come un iPad prima d'ora. È colpita», ha detto un insider della Corona al Sun.

venerdì 6 maggio 2011

Chiedete e vi sarà dato

Chiedevamo nuove foto, ed eccole qua.
Dal Giornale del Popolo del 6 maggio
Ora che non abbiamo più il cattivo numero uno da inseguire ci restano poche certezze. La prima è che non c'è buona causa per cui valga la pena rimanere vestite. Lo ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, Elisabetta Canalis che ha posato senza veli per gli animalisti della Peta. I nostri colleghi hanno esaminato tutti i backstage del servizio fotografico disponibili in rete. La loro delusione nel vedere che anche lì le pudenda erano ben nascoste ci ha fatto capire perché non diventeranno mai animalisti. L'altra certezza è che ormai la dipendenza è cronica: non ci liberemo mai del Royal Wedding e dopo aver visto almeno cinque volte le foto di quello straordinario 29 aprile siamo in astinenza da Kate & William. Almeno una passeggiatina mano nella mano, una foto sfuocata rubata dalla finestra della loro casetta in Scozia. Non è possibile che i giornali non ci diano quello che vogliamo. Siamo sicuri che al duca e alla duchessa di Cambridge non dispiacerà raccontarci come se la cavano. Ogni coppia convolata a nozze da meno di un anno viene ammorbata da domande cinguettanti sulla “nuova vita matrimoniale”. Non si vede perché ai nostri eroi debba essere risparmiata tale incombenza. L'altra certezza è che quel matrimonio creerà più mostri di quanti ne riusciremo a domare. Le nostre chiese di provincia si riempiranno di strascichi lunghi e inadatti; le ragazze penseranno che il pizzo sia una cosa per tutte e non un'arma da usare con cautela; le testimoni rischieranno di pensare seriamente a un abito bianco; le invitate potrebbero mettersi in testa qualcosa di più di una messa in piega. Infine Obama ha deciso di prendere Bin Laden il giorno in cui i jeans dell'autostima hanno ricominciato a starci tragicamente stretti. Ora abbiamo la certezza che non ci dimenticheremo mai più il giorno in cui abbiamo salutato per l'ennesima volta il peso forma.

lunedì 2 maggio 2011

Una notazione sulle Middleton

Il Daily Mail ci fa notare che entrambe le sorelle Middleton hanno scelto Zara per la prima apparizione dopo il matrimonio. E in effetti è vero, guardate qui. Le ragazze sono entrambe belle, giovani, bel fisico ecc ecc. Però. La scelta degli accessori (scarpe e borse) non mi pare una loro dote. Noi anzianotte ricordiamo con commozione la puntata di SATC in cui Carrie gironzola per il Village a cercare un vestitino da venti dollari da abbinare alle sue nuove scarpe da 400 dollari.

Wave

Ho capito che per essere una principessa devi imparare a salutare con la manina con classe e senza sembrare una scema che si fa aria o scaccia le mosche. Difficilissimo. Io faccio le prove da venerdì.

La foto più bella

Quella bambina siamo tutti noi.

venerdì 29 aprile 2011

Evviva gli sposi

La Ficcanaso si è emozionata, soprattutto per quel che ha detto David Cameron (grazie a Dio in tight), che si è detto tanto commosso per Will che dopo tutte le sfide e i dolori come la morte della mamma ha trovato l'amore. A caldo: SamCam (moglie del premier) bellissima in quel suo tubino. Madre della sposa perfetta. Pippa meravigliosa e al suo posto almeno quanto il principe Harry (se la Rodotà si facesse un esame di coscienze dopo le cialtronate maldicenti che ha scritto oggi sul Corriere...). Regina in giallo, la Ficcanaso aveva puntato sul verde; che in effetti, sia detto con rispetto, Sua Maestà, le avrebbe sbattuto meno. David Beckham meraviglioso; Victoria no. Il cappellino non era di mio gusto (ma vabbè), ma soprattutto contesto il tacco così alto a un matrimonio: inappropriato. La sposa era bellissima e non poteva essere altrimenti, ma il fairytale dress non mi ha conquistata. Loro due insieme bellissimi e tenerissimi.

Diretta

Molti invitati sono già arrivati. Cappelli invidiabili, scarpe orrende, eleganza poca e ben nascosta: tutto perfettamente inglese, insomma. Ora stanno arrivando le guardie reali. Grande emozione, si segue la diretta su Sky.

Sembra ieri

Dal Giornale del Popolo del 29 aprile
Sembra ieri che gozzovigliavano spensierati all'università, ieri che si sono mollati tenendo a bada la stampa, ieri che tornavano sulla scena fidanzati e contenti, pettinati e sorridenti, davanti a centinaia di flash che facevano rifulgere l'anello che fu di Lady Diana. Sembra ieri e siamo arrivati già ad oggi, giorno del matrimonio di William d'Inghilterra e Kate Middleton. Perché il tempo del gossip vola e i nostri eroi crescono più di figli e nipoti che ricordiamo alti così e oggi sono già in giro a corteggiare le compagne di classe. Signora mia, il tempo passa per tutti. Passerà anche per Kate e William, passerà anche se lui non indosserà la fede e anche se lei, come prometterà oggi nei voti solenni, non «obbedirà» a suo marito, impegnandosi piuttosto a «servirlo». Passerà e forse lei non sarà più magra e in forma come oggi; di sicuro lui avrà ancor meno capelli di oggi. Dicono che questa nostra passione per William e Kate sia insana e morbosa, effetto collaterale di un'infanzia passata a sognare i principi azzurri e i cavalli bianchi, secondo i più triti clichè che dovremmo aver imparato a rifiutare. E in effetti c'eravamo anche riuscite, fino a che il destino non ci ha messo sulla strada questa favola così antica e moderna insieme. Perché avranno pure convissuto prima del matrimonio, avranno pure escluso Blair dal ricevimento includendo invece tutta la famiglia Beckham e pure Elton John; però hanno pensato bene di darci la carrozza, le bandiere, i sudditi, la corona. E in fondo questo ci piace. Molto. I bookmaker scommettono che tra dieci anni saranno ancora sposati, anche loro hanno capito che al popolo va promessa una favola a lieto fine. Tra dieci anni saremo qui a vedere chi ha vinto quella scommessa. E saremo qui a morderci le mani per non aver scommesso tutto sul giallo per il cappello della Regina Elisabetta.

mercoledì 27 aprile 2011

Chissà

Di che colore sarà il cappello della Regina Elisabetta al Royal Wedding?

venerdì 22 aprile 2011

Vogliamo la fiaba

Dal Giornale del Popolo del 22 aprile
Di normali abbiamo già le nostre vite, dunque da quella non più normale di Kate Middleton ci aspettiamo fuoco e fiamme, estrosità e scintillìo. E vorremmo cominciare con un matrimonio principesco come si conviene a una borghese che sta per accasarsi con un reale d'Inghilterra. Questa storia del basso profilo va bene per tenere buona la stampa in tempi pre crisi. Ma tra sette giorni esatti, il 29 aprile, vorremmo i maggiori fasti che la tendenza di questo anno 2011 permetta. Perché i metri e metri di strascico di Diana sarebbe inappropriati per la moda di oggi, ma non vogliamo un fasto meno fastoso di quello della defunta e amata principessa. Per quanto ci riguarda la sposa dovrebbe arrivare con una carrozza precedentemente trasformata in zucca, non potendo verificare la mutazione dell'ortaggio apprezziamo enormemente che Kate abbia deciso di arrivare in chiesa in auto e di andarse in carrozza solo dopo che sarà ufficialmente diventata una Windsor. William non arriverà con un cavallo bianco ma resta un principe certificato. Si è mormorato che Kate non volesse indossare una tiara reale ma solo fiori tra i capelli e dico: bella mia, non pensare che io venerdì stia appiccicata davanti a youtube coi popcorn per vedere un matrimonio fatto di amore e semplicità. Voglio i cavalli, i gioielli, le promesse, l'amore e, per favore, anche il lieto fine. Questa storia delle principesse tristi e ribelli è buona per le nobili di sangue. Una borghese sa che deve rigare dritto. Kate sembra quella giusta e William sembra tanto invecchiato da aver neutralizzato il gene di pazzia dei Windsor. Kate sarà principessa e allora potrà smettere di comprarsi abiti low cost per farci credere di essere una di noi. Così noi potremmo ricominciare a sognare che quei tizi che ci girano intorno alle sette di mattina con la tazzina in mano, i calzoncini corti e i calzini a metà polpaccio siano i principi che avevamo richiesto.

mercoledì 20 aprile 2011

Peccato Nanni

Breaking news: la Ficcanaso boccia Habemus Papam

venerdì 15 aprile 2011

Serate

Dal Giornale del Popolo del 15 aprile
Amabilmente sedute, fumatrici neanche più accanite, riposate. Se fossimo delle attrici di media fama e un rotocalco ci intervistasse diremmo che oggi stiamo bene con noi stesse. Che non corriamo più dietro a cose che non ci interessano, che non ci strappiamo più i capelli per essere invitate a quel cocktail mondano, che abbiamo trovato una serenità inaspettata nella compagnia delle amiche, nelle mostre d'arte, nello shopping che pratichiamo in maniera costante e solo ogni tanto compulsiva. Doveva essere una serata di quelle fatte per guardarsi da fuori, contemplando noi stesse e la nostra rispettabilità piccolo borghese. La cena pronta, la casa pulita, l'attesa delle amiche ascoltando buona musica. Era tutto perfetto prima che la lavastoviglie iniziasse a perdere acqua. L'appartamento era perfettamente in ordine e pulito, prima che la dispettosa realtà assumesse le fattezze di un odore di fogna inspiegabile che si sprigionava dal lavandino di marca tedesca. Perché la perfezione è il risultato di estenuanti attese e durissimi addestramenti, ma il disastro è sempre improvviso e imprevedibile. La luce che salta, il buio dentro casa e il terrore di perdere la pasta fatta in casa della zia e gelosamente conservata in un freezer ora a rischio disgelo. Doveva essere un mercoledì sera di chiacchiere urbane e frizzanti ed è diventato un mercoledì di imprecazioni perché gli uomini non sono mai a portata di mano quando servono e soprattutto dove diavolo si riattacca la luce? È per questo e solo per questo che abbiamo finito a strafogarci di fragole con panna mandando a quel paese i propositi pre-bikini e a parlare delle nostre sfortune personali e di quanto costano ormai i parrucchieri alla moda. Se la lavastoviglie si fosse comportata come doveva, saremmo state perfette per un servizio patinato sulle giovani donne che dicono no alla chirurgia plastica.

venerdì 8 aprile 2011

Milano, la montagna di sale e il resto

Qui.
p.s. proprio poco fuori dall'inquadratura della foto giace la mia apple-bicicletta in panne. Ieri sera tardi il fedele mezzo mi ha abbandonato davanti agli occhi divertiti dei turisti e a pochi giorni dal Salone del Mobile. Una disdetta inimmaginabile che mi rende molto, molto triste.

Tutto spesato

Dal Giornale del Popolo dell'8 aprile
Confrontano i prezzi, scelgono i prodotti in offerta e non si fanno nessuno scrupolo a comprare uno yogurt di marca “yogurt” o un gelato di marca “gelato”. Gli uomini che fanno la spesa hanno un valore sociale da tutelare, vanno incoraggiati e spronati perché non abbiano mai a pensare che il loro sforzo non viene apprezzato da quante li aspettano a casa. Non possiamo correre il rischio di sottovalutare l'arte misteriosa di chi scova i prodotti senza cedere a crisi di nervi tra le corsie. Siamo profondamente ammirate (e grate) a chi procede sicuro in quella congerie di consumismo e nevrosi. Senza arrovellarsi ogni volta sul perché diavolo la frutta e le verdure siano all'inizio del girone infernale, sicché quando arriva il momento di issare sul carrello le casse di acqua bisogna farsi largo in una selva di zucchine, melanzane e insalata già lavata. Risparmiano. Prendono più esemplari degli articoli in offerta perché non hanno nessun blocco psicologico né culturale rispetto al fenomeno dell'accumulazione di generi alimentari in dispensa. Non hanno alcun pregiudizio culturale positivo verso i costosissimi prodotti biologici. Non abboccano alle sirene del packaging. Non comprano oggetti che non siano contenuti nella lista attentamente compilata da qualcun altro, nemmeno quelli visti pubblicizzati in tv. Cercano di nascondercelo, ma compilano subito la tessera fedeltà per la raccolta punti. Loro possono farlo perché non hanno il terrore di assomigliare a una signora di mezz'età che non vede l'ora di scegliersi i premi guadagnati. Al ritorno non azzeccano proprio la disposizione di tutti i prodotti nella dispensa, ma il disagio è facilmente superabile. Possiamo senz'altro spostare il tonno in scatola dal frigorifero, ma quello yogurt di marca “yogurt” non ci andrà mai giù.


giovedì 7 aprile 2011

Parlando in Generali

Adesso anche noi, che a malapena sappiamo cosa sia Generali, useremo l'espressione "gioventù anziana". Molto pop.

lunedì 4 aprile 2011

Campi

Foto di Elisa (mia sorella)

Capelli

Dal Giornale del Popolo del 1 aprile
Spesso in concomitanza con la primavera o con qualche capovolgimento sentimentale una ragazza torna a casa con un nuovo taglio di capelli. A volte la cosa è addirittura premeditata e preceduta da un attento studio delle pettinature e dei colori dei vip. Tirando fuori quei santini strappati dai giornali, diciamo che sappiamo benissimo di non essere Gisele Bundchen e però quell'effetto biondo schiarito sulle punte sarà pur riproducibile. O dobbiamo pensare che siamo andati sulla luna e non siamo ancora in grado di dare a una ragazza di provincia il biondo naturale che merita? E, certo, i ricci di Bianca Brandolini D'Adda sono belli perché collocati in cima a gambe chilometriche, ma di sicuro farebbero la loro porca figura anche su un metro e cinquanta di buona volontà. O no? Generalmente i parrucchieri, che per stronzaggine e saggezza fanno a gara solo con i commessi gay, ci guardano con un sorriso compassionevole. Hanno a che fare tutto il tempo con donne con pretese tricologiche e sanno benissimo che peggio di una donna tradita c'è solo una donna con un taglio sbagliato. Sono loro a dover gestire i propositi di cambiamento e i classici colpi di testa. Quelle cose per niente premeditate per cui accade che ragazze che hanno sempre avuto una chioma liscia e adolescenziale, se ne tornino con una strana lunghezza clavicola. E che bellezze dai capelli mossi naturali si presentino dal proprio fidanzato con una frangia mai vista. La grande verità è che siamo tutte belle uscite dal coiffeur, la prova del nove arriva dopo, quando quell'effetto mosso naturale e quella frangetta sbarazzina cerchiamo di ricrearli a casa. Ci mettiamo di buona volontà: i venti li abbiamo superati, il tempo del capello selvaggio e dello chignon fatto a caso con elastico trovato in borsa è finito. Ora dobbiamo curare la nostra cofana. E cercare di sfuggire alle frecciatine dei maschi, appostati fuori dal bagno per trovare insane somiglianze tra la nostra chioma e quella della Bonnie Tyler dei tempi d'oro.

venerdì 25 marzo 2011

I fiori e la sciura

Ho rubato un pezzettino piccolo piccolo di questo scatto perfetto di The Sartorialist. Guardatelo qui per intero (le ballerine importantissime si vedono solo così). Ecco. Anche questa, secondo me, è Milano. Bravo.

Ciao Liz/di nuovo

Dal Giornale del Popolo del 25 marzo
E così Liz Taylor si è fermata a otto. Otto matrimoni per sette mariti. Sarà che in così tanti hanno avuto il privilegio dei fiori d'arancio, ma quello che è restato nel cuore di tutti (chissà, forse anche nel suo) è stato l'unico marito cui è stato concesso l'onore e l'onere del bis. Richard Burton conobbe la bella Liz sul set di Cleopatra, film che conosciamo solo perché li fece innamorare. Di Liz e Richard conosciamo il doppio matrimonio, roba che solo gli eroi di Beautiful possono permettersi, e poi quell'amore intermittente e furioso (così lo definisce una biografia che ora ci ripromettiamo di leggere) fatto di eccessi e liti devastanti, di stanze di albergo distrutte dalla collera e poi diamanti leggendari per fare pace. Di Liz ricordiamo i matrimoni, anche e soprattutto in età avanzata. Fu una professionista di matrimoni come non se ne ricordano. E al netto dell'ironia che si può fare sulla oggettiva compulsività del gesto, fa tenerezza quel tentativo insieme infantile e genuino di voler dire, ogni volta, “per sempre”. Quasi a ritrovare nel giuramento una foga e un'eternità che le rughe, la vecchiaia e le malattie sembravano ragionevole negare. Perché in fondo è questo che ci ha lasciato a bocca aperta di Liz. Ci vogliono due attributi notevoli a invecchiare così. È roba per gente attrezzata (di forza e di qualche altro trucchetto, certo). Perché basta anche una distratta ricerca su Google a restituirti l'immagine di te a vent'anni, splendente e soda come si era solo nella preistoria di Photoshop. Liz è invecchiata a testa alta e messa in piega perfetta. Non ha nemmeno ammantato la sua vecchiaia di un qualche vezzo ideale animalista. Per una Brigitte Bardot che si improvvisa pasionaria rugosa dei diritti degli animali, c'era un Liz Taylor che andava a cena con Michael Jackson e si sposava ogni due per tre. Liz è stata un'eroina delle frivolezze e lo è rimasta fino alla fine. Una diva capricciosa. Che ora ricomincerà a sposarsi in cielo.

giovedì 24 marzo 2011

As always, she was late


Così, giusto per associazione di idee. Provvida, direi. È una delle scene dei Tenenbaum che mi fanno piangere.

Gwyneth sa vivere già da un pezzo

Qualcuno dica a quelli di D di Repubblica, che Gwyneth Paltrow è la regina dei consigli del saper vivere (snob, s'intende) già da un pezzo. Goop non è affatto una novità. I più se lo ricorderanno perché proprio sul suo sito, G.P. raccontò della depressione post partum che la colpì per cinque mesi dopo la nascita del secondo figlio, Moses.
(Nella foto G.P. è l'imprescindibile Margot dei Tenenbaum)