venerdì 18 dicembre 2009

Pesci sotto l'albero

Dal Giornale del Popolo del 18 dicembre
«Pesci rossi, è tempo che impari a prenderti cura di un altro essere vivente». Il primo regalo di Natale sono quattro paia di occhi sempre aperti deformati da un recipiente di plastica in cui galleggiano liberi degli escrementi. «In effetti è ora di cambiargli l'acqua». «Ah». Il regalo educativo è una tendenza atavica, accentuata a dismisura dalla crisi, come quella del regalo utile. I nostri amici si vergognano a tal punto di aver speso dei soldi per persone che non hanno bisogno di alcunché che pensano di scaricarsi la coscienza con un regalo che abbia un senso sociale o educativo. Come se il bello di un regalo non fosse il non avere senso alcuno, il rispondere a un bisogno inespresso anziché crearne addirittura uno. Sicché potreste trovarvi a un passo dal Natale con la metà dei regali più importanti ancora da fare, neanche un giorno di ferie e pure dei pesciolini da accudire. Perché al momento Thelma e Louise sono in affido dall'autore del regalo, ma prima o poi torneranno e, esattamente come è successo dal primo istante in cui li ho visti, la pietà per quegli esseri galleggianti non mi porterà certo a vincere lo schifo per il loro viscidume. Mai mi sono sentita peggio, potevo pure comprargli una bella boccia di vetro firmata da qualche designer, arredare con sabbietta e finte piante di plastica la loro casa, dargli da mangiare quel puzzolente mangime un paio di volte al giorno. E invece niente. Cosa c'è di più perfido (e geniale, devo ammetterlo) di un regalo che ti mette di fronte alla tua inettitudine a coltivare qualunque rapporto che richieda più di una telefonata al giorno? Pensavo non potesse andare peggio di così. Ma manca ancora una settimana a Natale e il Corriere della Sera sostiene che uno dei regali più in voga quest'anno è un seno nuovo. Terrore sotto l'albero.

venerdì 11 dicembre 2009

Profumo di routine

Dal Giornale del Popolo dell'11 dicembre
Sembra ieri che chiedeva “hai cambiato profumo?”. E tu, manco avessi un cucciolo che faceva i bisognini nella sua cassettina dalla nascita, non vedevi l'ora di dirlo alle amiche di nascosto che lui riconosce persino i profumi e lasciamo perdere che sostiene di preferire un banale Chanel (neanche numero 5) a una ricercatissima essenza newyorkese, c'è tutto il tempo per fargli cambiare idea, ma il ragazzo ha del potenziale. Sembra ieri eppure oggi alla tua destra sul divano (a sinistra non puoi girarti causa torcicollo) c'è un reduce da devastante mercoledì lavorativo, annusa l'aria intorno a te con fare tutt'altro che malizioso e dice con l'ansia di una fuga di gas che c'è odore di medicina. Devono essere quelle vagonate di Voltaren che ti sei spalmata, oppure il cerotto medicato che ti sei lasciata vendere dal farmacista. Stasera la massima tenerezza è scambiarsi un antidolorifico, sospirare prima di perdere coscienza davanti a Porta a Porta. Basta un niente e siete lì, nemmeno cinquantenni e già perfetti per dimostrare ai sociologi quanto è devastante il tempo che passa, con i cibi da scongelare e niente da aggiungere al mellifluo eloquio di Bruno Vespa. Pensi che se anche voi siete come tutti gli altri allora meglio lasciar perdere. In fondo quali sono i vantaggi? Doveva essere la compagnia delle domeniche pomeriggio, ma la domenica pomeriggio solitamente non c'è. Doveva essere il maschio che porta l'auto rotta dal meccanico e invece ci vai tu a litigare col meccanico. Doveva appendere quadri e sistemare finestre rotte e invece non ha tempo per tutto questo, esattamente come non ne hai tu. Insomma, è evidente che il gioco non vale la candela, che stare insieme a qualcun altro che non siano le tue 37 paia di scarpe sia una follia. Ma poi contro chi scagliare quelle 74 armi contundenti con tacco otto?

venerdì 4 dicembre 2009

Mutanda capitale

Dal Giornale del Popolo del 4 dicembre
Non c'è cosa più incomprensibile della lingerie. In giro sentirete mogli frustrate per l'indifferenza dei mariti dall'ultimo completino intrigante acquistato. A queste si alternano quelle che sostengono di non voler indossare altro che biancheria di cotone bianco o nero, ché “essere a proprio agio è la cosa più importante e a lui piaccio così”. In genere le prime guardano le seconde con compassione, le seconde rispondono con sdegno. Una lingerie da nonna è la morte della femminilità, lo sfoggio di una semplicità al limite della retorica, corrispettivo nell'underwear di coloro che credono che la bellezza sia fatta di acqua, sapone e semplicità. Viceversa, un completino da diva tutto veli e trasparenze è la velleità estrema di colei che si ostina a immaginarsi protagonista di un film tutto seduzioni e trottolini amorosi, in cui lui torna a casa sempre con l'occhio languido e non con l'insopprimibile desiderio di impugnare il telecomando e comunque l'importante è “farsi belle per se stesse”. Ci sono due scuole di pensiero, insomma. Ieri erano tutte all'H&M di Milano ad aspettare la collezione di intimo disegnata da Sonia Rykiel (là ficcanaso era lì per voi, in avanscoperta). Domani saranno tutte negli H&M del resto del mondo (Svizzera compresa) a fare la stessa cosa. Sì perché non importa a quale scuola di pensiero una donna appartenga, il richiamo della biancheria intima suona per tutte indistintamente (sarà per questo che Sonia Rykiel ha presentato capi che ammiccano apparentemente a entrambe le scuole di pensiero?). In mezzo a quegli scaffali di capi disegnati da una grande stilista per una catena di abbigliamento low cost troverete ragazze con in mano le cose più disparate. E a chiedersi come hanno fatto a spendere un capitale in mutande.

venerdì 27 novembre 2009

Nerd Appeal

È vero che “Niente è più sexy dell'intelligenza", come dice la pubblicità della Toyota? E poi: è più vero (o meno falso) per gli uomini o per le donne? Bah.

L'onore dei soldi

Dal Giornale del Popolo del 27 novembre
È un'enormità. Scuotiamo la testa davanti alla macchinetta del caffè, ognuno a immaginare l'effetto tornado che avrebbe una cifra del genere sui mutui trentennali che ci sopravviveranno. Certo che non c'è prezzo per una donna tradita. Certo che non c'è un colpo troppo basso da assestare a un uomo fedifrago. Certo che bisogna portargli via la pelle a morsi a un marito da cui si divorzia. Certo che bisogna attaccarsi all'ultimo bicchiere della vetrinetta della sala da pranzo, perché è una questione di principio (cosa non lo è tra un uomo e una donna, in fondo) e chissenefrega se alla fine la sera resteremo da sole circondate da princìpi e bicchieri ma senza nessuno addosso a cui tirarli. Io dico che non c'è cifra troppo alta per una donna che voglia punire un uomo. Quindi se vi scandalizzate perché, come rivelava ieri il Corriere della Sera, Veronica Lario ha chiesto a Silvio Berlusconi tre milioni e mezzo di euro non è solo perché non sapete quanto costano le estetiste al giorno d'oggi, ma perché non avete mai saputo di cosa è capace una donna arrabbiata e vi auguriamo di non scoprirlo mai. Indignarsi per cotanta cifra è roba che lasciamo a chi si straccia le vesti per chi non arriva alla fine del mese dondolandosi su un paio di Ferragamo, roba che lasciamo fare ai ricchi veri. Noi provincialotte per tutto il giorno siamo state dalla parte di Veronica con la solidarietà cieca che una donna tributa soltanto a un'altra donna che sta per azzannare il maschio cattivo. L'abbiamo difesa in ogni consesso. Fino a che non ci hanno detto che la cifra richiesta è mensile. Con che cuore si possono chiedere tre milioni e mezzo di assegno di mantenimento mensile a Silvio Berlusconi quando in giro ci sono Beatrici Borromee che si spaccano le unghie in una redazione polverosa e manettara per mille e cento euro al mese?

venerdì 20 novembre 2009

Vado, partorisco e torno

Dal Giornale del Popolo del 20 novembre 2009
Vado, partorisco e torno. Più splendente di prima, ovvio. Non bastava averla vista su tacchi vertiginosi e in forma smagliante durante la gravidanza, né splendida su un red carpet con un pancione da sbarco a pochi giorni dal parto, Heidi Klum è tornata sotto i riflettori a poche settimane dalla nascita del suo quarto figlio come se nulla fosse, semplicemente privata di quella specie di pallone da basket che sembrava aver prima sotto il vestito, per aggiungere, con una perfidia tanto disinvolta da essere davvero letale, che in effetti avrebbe ha ancora qualche chiletto da perdere. E noi che avevamo creduto a Valentino, l'altra sera. Ospite a Che tempo che fa da Fabio Fazio, il grande stilista ci ha illuso come solo un uomo sa fare, dicendo che ormai le Jackie Kennedy non ci sono più e che tuttavia la bellezza è alla portata di tutti. Ha detto, Valentino, che ormai ci sono tante cure di bellezza e le donne vanno talmente tanto in palestra e si curano con una tale attenzione che la bruttezza è stata quasi debellata. Ha detto ciò che vogliamo sempre sentirci dire: che a separarci da ciò che desideriamo (sia una taglia 40 o un lavoro appagante o un'intelligenza pronta) non è un destino cinico e ingiusto, ma solo un deficit di impegno. Il giorno che ci applicheremo a sufficienza (Dio solo sa se lo faremo mai, l'importante è sapere di averne la possibilità) riusciremo ad arrivare dove vogliamo. È l'inganno che ci propinano dalla terza elementare, quando le maestre contrite dicono alla mamma che tu sei intelligente ma non ti applichi, come se un'intelligenza in potenza fosse di diritto più interessante di una mediocrità in atto. È una sorta di positivismo estetico e intellettuale. Un muro di Berlino che una foto di Heidi Klum sul Daily Mail può disintegrare.

mercoledì 11 novembre 2009

A proposito di mamme...

Io vorrei capire perché una donna, manco il tempo di buttare nel bidone il test di gravidanza, si deve affrettare a dire che assolutamente lei non si farà nemmeno un giorno a casa dal lavoro. Come se chi ci sta a casa o, peggio, costretta a letto, lo facesse per limarsi le unghie e col piacere unico di fare l'incubatrice. No, ecco, mi ha dato fastidio. E mi è sembrata un'affermazione dettata da un substrato culturale palesemente maschilista. Però la cosa della nursery al ministero potrebbe essere un passo di civiltà. Comunque auguri.

venerdì 6 novembre 2009

Dente - Vieni a Vivere

Attenzione, perché Dente dà dipendenza.

Anticorpi generalisti cercasi

Dal Giornale del Popolo del 6 novembre
Sarà che ho per le mani un giallo ambientato in Ticino e soltanto a leggere di qualcuno che passeggia lungo il Cassarate mi assale una nostalgia che fagocita ogni oggettivo giudizio. Aggiungete la constatazione che il mondo è pieno di gente che cresce e cambia vita, lasciando sguarnito il fronte dei pigri impegnati a rosicchiarsi le unghie e a pensare che lavoro fare da grandi. Questo inverno, insomma, si apre con il massimo dell'incertezza e con un animo tutt'altro che forte e corazzato contro le insidie della vita. Sconvolta e fuori posto come una grassoccia sotto il metro e settanta in un negozio di Abercrombie&Fitch (da noi soprannominato Sodoma&Gomorra, ha aperto a Milano: le gabbie sono aperte), mi avventuro con fatica nel mondo dopo oltre una settimana di influenza. Mentre io ritrovavo Ridge e Brooke sposati e impegnati a distogliere la figlia di Ridge dal fidanzamento con il figlio di Brooke (il quale a suo tempo si era già spupazzato la ex moglie e l'altra figlia di Ridge, poi uno blatera di complessi edipici) voialtri venivate travolti da palinsesti a prova di anticorpi. Tutto sembrava andare benissimo e la guarigione dal virus e dalla nostalgia endemica pareva dietro l'angolo, finché l'ammalata non ha letto che la fiction Pinocchio (Rai Uno) ha battuto in share la puntata del GF, in cui peraltro si svelava l'identità del trans tanto atteso. L'ammalata ha sorriso di soddisfazione e di orgoglio per questo pubblico così volubile e irresistibile, che un giorno si attacca allo schermo di un Annozero in trans e l'altro s'appassiona niente meno che alla più pedagogica delle storie tra gatti, volpi e fate turchine. L'ammalata s'è ritrovata fiera del pubblico generalista. E dunque, signora mia, la convalescenza sarà ancora molto, molto lunga.

La giustificazione

Non era la solita pigrizia. Oltre una settimana di febbre e starnuti con tanto di ricaduta, per questo la ficcanaso è scomparsa. Ne sono uscita (spero per davvero, stavolta) con un inspiegabile desiderio di tingermi i capelli. (Foto: questa è casa)

lunedì 26 ottobre 2009

La piega della saggezza

«Il parrucchiere è come l'amore. Bisogna avere pazienza».
È o non è una grande verità?

venerdì 23 ottobre 2009

I paesi online

Dal Giornale del Popolo del 23 ottobre
«UBS e fisco americano, caso Polanski, paradisi fiscali. Secondo te l'immagine della Svizzera all'estero è in caduta libera? ». Certi come la messa della domenica sono solo i sondaggi di Ticino on line, che osservo periodicamente con rassicurante curiosità. Lì so che troverò sempre domande pungenti e tendenziose e risposte popolari, mi fiderò totalmente di quel campione non statistico e perciò stesso in grado di conoscere più di chiunque altro la pancia e gli umori del paese. Non c'è cosa più gustosa che rispondere al sondaggio di turno e non c'è bisogno di tirare in ballo teorie sociologiche da strapazzo sui noi giovani che siccome non sappiamo farci ascoltare nel mondo reale siamo pieni di opinioni da esternare in quello virtuale. Votare i sondaggi è una delle cose più divertenti che ci sono rimaste da quando abbiamo appreso che domenica si accorceranno le giornate per via del cambio dell'ora e che un inutile dentista si accaparrerà i soldi destinati da mesi alle ballerine di Ferragamo. Insomma alla domanda sull'immagine della Svizzera dopo quelle bazzeccole mediatiche mi aspettavo un bel rigurgito di orgoglio nazionale con una bella percentuale bulgara di “no, per niente” a cui mentalmente aggiungere chissenefrega condito da frasi di disprezzo per un resto del mondo fermo all'immaginario del cioccolato e degli orologi a cucù. Mi aspettavo un campanilismo forte e sano e invece ieri sera i “niente affatto” erano inchiodati a un misero e poco patriottico 19 per cento. Mi resta almeno il sito di Repubblica. Lì so che una galleria di donne indignate dal maschilismo berlusconiano non me la negherà mai nessuno.

venerdì 16 ottobre 2009

D'amore, di stagioni e di altre incertezze

Dal Giornale del Popolo del 16 ottobre
Di George ed Elisabetta non credevamo che ci saremmo occupate indossando già le calze e il berretto di lana. Onestà intellettuale impone di dire che non è un problema di freddolosità, né di temperature scese a precipizio in un paio di giorni. Credevamo che le immagini di loro due abbarbicati su una moto per le strade del lago di Como sarebbero state archiviate ben prima delle infradito di quest'anno. Per questo ci ha fatto trasecolare la galleria di foto di una prima cinematografica londinese in cui prima di Cindy Crawford (e dico Cindy Crawford, mica Lorena Bianchetti) c'erano George Clooney ed Elisabetta Canalis. L'uomo seduto a fianco a voi parlerà di invidia femminile, offrendovi un saggio di quella semplificazione intellettuale che il non possedere un utero gli consente e gli impone. A voi intanto resta un fastidio non ben identificato, incuneato lì tra i ricordi di infanzia e le categorie di un pensiero sinceramente moderno e democratico. Percepite in Elisabetta un'ascesa sociale e al contempo vi scandalizzate di pensare che lo sia il passare dal bancone di Striscia la notizia a un red carpet vero (passi Venezia, che è un po' un cortile di casa, ma qui siamo a Londra). Assistete impotenti a una sorta di mutazione genetica della velina che invece che dedicarsi a una linea di costumi da bagno e autopaparazzarsi con un tronista ci addobba il dottor Ross di E.R. con una pertinenza ammirevole. Perché ci avete provato in tutti i modi a compulsare le foto e i giornali stranieri per trovare la gaffe, le battute, le definizioni “ragazza di Clooney” non meritevole di generalità. Ci avete provato con la spietatezza con cui ogni provinciale cerca l'accento campagnolo nascosto nelle acrobazie fonetiche del prossimo. Ci avete provato e non ci siete riuscite. Perché Ely è perfetta lì dov'è.

venerdì 9 ottobre 2009

Lo scherzo di Dave

Dal Giornale del Popolo del 9 ottobre
David Letterman è uno dei più simpatici comici d'America. La sua ironia fulminante (che sapientemente mescola moralismo e scanzonatezza) ha messo al tappeto decine di vip. Poco tempo fa nel suo Late Night Show è andato persino Barack Obama. Qualche giorno fa David ha confessato in trasmissione di aver tradito la moglie, compagna di svariati decenni e sposata poco tempo fa dopo la nascita del primo bambino. Ha raccontato di averla tradita con una sua collaboratrice, la quale chiedeva fior di quattrini per non far scoppiare lo scandalo. Così David ha deciso di fare tutto da solo e ha detto la verità pur di sfuggire la ricatto. Il più classico dei cliché (ieri era la segretaria, oggi è la stagista o la collaboratrice, ma siamo lì) accoppiato alla più audace rottura degli schemi. Perché se c'è un principio che ogni fedifrago sa di dover rispettare è l'atavico: negare, negare sempre. David invece racconta, dice, si autoimmola nella convinzione che la trasparenza e la sincerità cicatrizzino la ferita. David ci costringe a farci la domanda più difficile, quella cui è facile rispondere quando si parla degli altri, ma che se si rivolge a se stessi le mani cominciano a formicolare: è meglio sapere o non sapere? David ci costringe a porci un interrogativo straziante, inserisce la filosofia e i principi e le idee laddove dovrebbero esserci soltanto scenate, urla e graffi e lacrime di rabbia. David ci fa disconoscere noi stesse, perché rivela quella parte impresentabile del nostro inconscio in cui rimpiangiamo i maldestri bugiardi di una volta. Quelli che «non è un capello ma un crine di cavallo» e «non è rossetto è marmellata». Quelli che non si scaricavano la coscienza intasando la nostra.

venerdì 2 ottobre 2009

La politica che ci piace

Dal Giornale del Popolo del 2 ottobre
Il ministro dell'Ambiente italiano Stefania Prestigiacomo è indagata per peculato. Avrebbe acquistato articoli di moda e di pelletteria femminile con la carta di credito del ministero. Articoli di pelletteria femminile. A occhio e croce, Sherlock, potrebbe addirittura trattarsi di una borsa o, chi ci dice che non abbia tentato il colpaccio, di un paio di scarpe. Una notizia che avvicinerebbe Roma a Washington molto più di quanto non avesse ancora fatto il papi-gate, con Stefania Prestigiacomo che ci ricorda Sarah Palin, la governatrice dell'Alaska che al termine della corsa presidenziale come vice di John McCain si vide accusata dal partito repubblicano di aver speso cifre irripetibili in vestiti. Restando in attesa che qualche giornalista d'inchiesta ci interpelli come consulenti per decifrare il termine Birkin Bag (per favore, Stefania, dicci almeno che ti sei comprata l'unica e sola borsa accollando allo Stato quel che nessun marito normale ha gli attributi per regalare alla propria donna), ci interroghiamo sui possibili risvolti di uno scandalo ancora tutto da verificare. (Gli inquirenti sono molto cauti: «È una storia tutta da verificare. L'iscrizione è un atto dovuto», dicono). Se fosse vero Stefania diverrebbe una Giovanna D'Arco a metà tra politica e fashion system, paladina di quel diritto all'acquisto che ancora in troppi ambienti della società è considerato un vizio da estirpare. Se fosse vero avremmo per la prima volta un politico da ammirare. Se fosse vero approveremmo per la prima volta il modo in cui è speso il denaro pubblico. Soprattutto, se fosse vero, l'Italia avrebbe molte più donne in politica.

venerdì 25 settembre 2009

Fatte non foste a viver come pupe

Dal Giornale del Popolo del 25 settembre
Siamo rovinate dai titoli di studio che ci portiamo appresso, neanche dai documenti che certificano uno stazionamento più o meno prolungato in qualche liceo o corso universitario, piuttosto dall'avanzamento antropologico che ci si aspetta da noi. Avendo dilapidato parti del patrimonio dei nostri genitori per qualche dispendiosa università noi crediamo di dover dare in cambio qualcosa al mondo, per esempio un'immagine di noi stesse più urbana, non troglodita, non femminile nel senso più ammorbante del termine. Siamo donne moderne e abbiamo studiato, magari anche quisquiglie di comunicazione, perciò non abbiamo niente da temere se le vacanze sono separate o se i week-end si passano a centinaia di chilometri di distanza. Di più: noi abbiamo decine di amici uomini e maschi e non ci infastidisce minimamente che anche lui ne abbia decine di amiche donne e femmine. Abbiamo rinunciato alla parte selvatica di noi stesse, quella che difende se stessa e la sua famiglia con unghie affilate e acidità da vendere perché noi i nostri uomini li teniamo legati con l'intelligenza, il dialogo e soprattutto con la fiducia. Perché noi siamo comprensive. Capiamo così tanto le ragioni e la buona fede di lui che le abbiamo barattate con le nostre. Noi non facciamo scenate, perché diamo all'amato nostro tutta la libertà che pretendiamo per noi, l'accordo tacito è che il primo che si ingelosisce come farebbe un impiegato qualsiasi è un troglodita, e chissà magari è meglio perdere un fidanzato che il proprio status di persona culturalmente progredita. Però stasera quando tu tornerai tardissimo e lei sarà beata sul divano senza la minima intenzione di aprire neppure un surgelato non preoccuparti. La vendetta, quella, è rimasta troglodita.

venerdì 18 settembre 2009

Il telefono fisso

Dal Giornale del Popolo del 17 settembre
Eppure siamo cresciute con la pubblicità della Telecom, o come diavolo si chiamava allora. Culturalmente la tizia del “mi pensi, ma quanto mi pensi” presumibilmente al telefono con un fidanzato ci ha insegnato che parlare è bello e al telefono ancora di più. Soprattutto perché il sottofondo al “mi pensi ma quanto mi pensi” era il “ma quanto mi costi” borbottato da genitori inferociti. Gli stessi che ci facevano la ramanzina ogni giorno sul fatto che il telefono è fatto per comunicare e non per chiacchierare e tanto meno per farsi dettare la versione di greco al telefono, né farsi rassicurare sul bel tempo dalla vicina di casa che abita a un balcone di distanza e meno ancora (perché per quello non basterebbero telefonate di due ore ogni giorno) per farsi rassicurare sugli effettivi centimetri quadrati che occupiamo nei cuori dei ragazzi. Ogni volta che arrivava la bolletta erano dolori, liti, strigliate. Il telefono è tornato libero quando ce ne siamo andate di casa per cose inutili e sopravvalutate come l'università, il matrimonio, l'indipendenza. Nelle nostre nuove case, intanto, il telefono fisso è quasi scomparso a favore del cellulare. E va bene così finché non arriva qualcuno che ti butta là, ben sapendo che ti verrà l'orticaria, perché non ti prendi un telefono fisso o quanto meno facciamo una tariffa che ci permetta di chiacchierare la sera senza accendere un mutuo? Il telefono fisso e quella tariffa lì sono come i quadri alle pareti incorniciati: quando ce li avrò saprò di essere più vecchia, borghese e, soprattutto stabile. Potrei rischiare di smettere di immaginare che tra un mese me ne andrò per vivere di stenti e bighellonare per gallerie d'arte a New York. E a quel punto cosa avrei da raccontarti ancora al telefono?

martedì 15 settembre 2009

Nessuno può mettere Patrick in un angolo

Non è mai stata questione di muscoli né di movimento di bacino. E il paese reale che ha snobbato Berlusconi da Vespa per Italia Uno lo sa. Il motivo per cui Patrick Swayze ci ha segnato l'adolescenza è che alzando quella nanerottola adolescente a volo d'angelo sollevava tutte noi dal divano del disagio ormonale. Anni più tardi, a brufoli passati, avrebbe conservato lo stesso potere taumaturgico. Ti faceva sentire bellissima e forte con quel mix di sentimenti artefatti zuccherosi ed energizzanti che soltanto un film americano può produrre in dosi da automedicazione. Sì perché noi non abbiamo avuto bisogno di Ghost né di Point Break. A noi è sempre bastato Dirty Dancing, concentrato di lezioni che impartiremo con cura alle nostre figlie. Incentrato su una storia d'amore estiva, Dirty Dancing era scandaloso solo apparentemente per i balli strusciati e ammiccanti. La vera potenza culturale sta piuttosto nella istruttiva storia di una ragazza della borghesia progressista americana che in villeggiatura con la famiglia viene distratta dai propri tentativi di salvare il mondo dal notevole fondoschiena di un istruttore di ballo dell'albergo, povero, bello e ovviamente solo in apparenza burino e insensibile. Tutto finirà per il meglio e Baby capirà che la rivoluzione inizia in casa, avendo l'ardire di difendere il suo amore working class di fronte a tutti. Nel frattempo, musiche, balletti e battute da tramandare ai posteri. Da “questo è il mio spazio, quello e il tuo spazio”, significativo di una divisione del territorio impossibile a praticarsi quando si balla una storia di passione; fino al catartico “nessuno può mettere Baby in un angolo”, carico di un eroismo che prende il largo col Principe azzurro di Cenerentola e naufraga con gli uomini con cui litighiamo per il telecomando la sera. Oggi ricordando il suo personaggio più riuscito ricordiamo Patrick. Un uomo che il telecomando l'ha litigato con la stessa donna per 34 anni. E anche questo ci solleva dal divano.

venerdì 11 settembre 2009

Cuore di Anna

Dal Giornale del Popolo dell'11 settembre
Io e Anna Wintour abbiamo una cosa in comune. Non è la magrezza, neanche la sfilza di vestiti firmati da sfoggiare nelle occasioni mondane. Non è neppure l'indipendenza dalle calze: lei va in giro a gambe nude anche d'inverno non perché, come pensano i pettegoli invidiosi, girando in limousine non è obbligata a porsi il problema del freddo, ma perché sa che le calze sono poco chic (lo dice anche l'ultimo imperdibile libro-manuale di sopravvivenza di Carlo Rossella) ed essendo donna di polso e volontà ferrea soffre per quel per cui è giusto soffrire. Lei è la direttrice di Vogue America, governa un impero e lo fa senza paura. È stata l'ispiratrice di un film (Il diavolo veste Prada) che la dipingeva come l'essere senza misericordia che tanti dicono sia davvero. Il film era la trasposizione cinematografica dell'omonimo libro scritto da una sua ex collaboratrice, che si è vendicata scrivendone e dandole, se possibile, ancora più celebrità. Non bastava. Siccome non c'era bisogno di romanzare niente nella sua vita ora nelle sale sta per arrivare niente meno che un documentario. Oggetto: Anna Wintour e il numero di settembre di Vogue, tradizionalmente quello più importante e ricco di pubblicità. Una mossa di marketing per rianimare la moda ai tempi della crisi? Può essere. Noi lo guarderemo con attenzione. Senza temere nulla. Perché quella signora ha qualcosa in comune con noi. Non si perde una partita di Roger Federer. Pare che gli invii ogni tanto dei vestiti con un appunto: “Questo ti starebbe benissimo”. Non cede alle calze, probabilmente non ha mai visto un carboidrato, mai usato un mollettone per i capelli, mai sentito il sapore di una propria unghia. Ma di fronte al nostro Roger torna esattamente come noi. Una donna che non si vergogna di avere un cuore.

venerdì 4 settembre 2009

Sogno

Dal Giornale del Popolo del 4 settembre
Oggi al bar c'era un tizio seduto con una bellissima ventenne e a me è venuto in mente che erano le versioni cool di noi che ci ammorbavamo a vicenda tempo fa su lungomari ben più brutti e socialmente non spendibili. Lui aveva una camicia deltutto simile alla tua bianca che mi piaceva un sacco e nessun accenno di pancetta, lei aveva le gambe talmente lunghe da essere imparagonabile a me anche se avesse indossato gli stessi jeans no logo. Comunque mi ricordavano noi perché è settembre e a settembre chissenefrega della verosimiglianza, generalmente mi impelago in ricordi di sicuro utili a non prendere nota del tempestivo accorciamento delle giornate e del freddo che avanza. Sì perché io ho già ritirato fuori il golfino di lanetta e tu lo sai, che a me quell'aria sul collo dà fastidio e dal primo settembre mi sento autorizzata a farlo senza temere accuse di anzianità. Dicevo che ho ripensato a noi. E ti ho pure sognato. A dire il vero ho sognato un tizio che non ti somigliava affatto ma eri te, a dimostrazione del fatto che incarni un ideale di stronzo che ormai hai totalmente liberato dai tuoi connotati (quando si dice la valenza culturale di una storia). Che eri te lo capivo da certe cose che mi dicevi e che ora non ricordo più. Dal fatto che io me ne andavo ma ogni tanto mi giravo e tu eri lì con l'aria di aver tutto da fare tranne che volere me. Sempre nel sogno ho pensato a Freud (quando si dice la valenza onirica della cultura) e a cosa avrebbe detto di me che sognavo te che però non eri te e mi dicevi cose che non ricordavo. Nel sogno mi struggevo pensando che non basta non capire un cavolo delle cose che accadono ma bisogna pure affrontare l'inconscio e non c'è niente da fare prima o poi in analisi ci devo andare. Poi mi sono svegliata. E non c'eri. E questa è stata la parte più bella e verosimile della storia.

venerdì 28 agosto 2009

La beffa è low cost

Non sono fatta per programmare alcunché. In poche parole: non sono fatta per volare low cost. L'unico aereo conveniente e prenotato con mesi di anticipo partirà domani senza la ficcanaso a bordo. Piuttosto che cambiare la prenotazione è meglio comprare un biglietto ex novo e allora si sta a casa in tranquillità e senza rimpianti. Mi spiace solo non essere lì quando mi chiameranno per nome con urgenza all'imbarco (cosa che sogno fin da piccola), ma forse fa parte della penitenza di viaggiare low cost il partire con un “chi c'è, c'è e chi non c'è si arrangia”. Forse questo viaggio naufragato è merito del mio angelo custode, ancora sconvolto dalla mia velleità di viaggiare con il solo bagaglio a mano, ha voluto risparmiarmi la vergogna suprema di essere respinta al check-in con dito puntato e sguardo accusatorio. Perché la gentilezza, ricordatevelo, non è un gadget compreso nel prezzo se viaggi low cost. Un viaggio che ha il suo decalogo di regole micragnose e divieti pedanti, la cui filosofia è che siccome ti sto facendo un favore a farti salire su un aereo stretto e in cui ci si siede come sul pullman delle medie, facendo a gara a chi sale per primo per prendere il posto migliore, mi sento in diritto anche di costringerti a misurare al centimetro la tua valigia, di impedirti di dare al fidanzato la tua borsetta perché conti come un suo collo (con il mondo così pieno di metrosexual non si vede chi dovrebbe scandalizzarsi per un uomo con Balenciaga rosa chewingum al braccio, ma vabbè) e soprattutto ti impedisco, sommamente ti impedisco, di pretendere alcun tipo di cambio di volo o prenotazione senza spendere una fortuna. Il prossimo viaggio si farà con una qualche compagnia di bandiera. E chiameremo la hostess ogni due per tre per farci portare dell'acqua e rassicurare sul bel tempo proprio come piace a me. E tutto il mondo saprà che non siamo gente a basso mantenimento.

venerdì 21 agosto 2009

Estate con Noemi

Imperdibile Noemi Letizia che racconta a Libero le sue vacanze, trascorse in Sardegna (poi uno dice perché non vai in vacanza in Italia men che meno in Costa Smeralda), «a due passi da Villa Certosa», sottolinea la giornalista, contestualmente facendo notare che si mormora che la presenza di Noemi abbia tenuto lontano il premier dall'ultimo scampolo di Vacanze nell'isola. «A me sembra assurdo che il presidente del Consiglio cambi i suoi programmi in base alle mie vacanze». Anche a noi, per questo quella puntatina a Casoria aveva fatto scalpore... Ma vabbè. Le chicche sono tantissime e non manca il desiderio di rivalsa e di riscatto che rende “la diciottenne più famosa d'Italia” già tronista di Maria de Filippi in pectore. Presto, ci fa sapere Noemi, farò sì che la gente si ricordi di me non soltanto perché Berlusconi è venuto alla mia festa di compleanno. E confida il sogno immancabile nel cassetto di ogni starlette: la recitazione. Da leggere con gusto soprattutto notando due importanti riferimenti culturali pop. Noemi dice di essere andata in Sardegna con un'amica e alcuni suoi parenti, «i miei genitori mi ci hanno mandata solo perché la conoscono bene». E fieramente ci si stringe il cuore a ripensare quando Ambra, enfant prodige di Non è la Rai, raccontava di avere un'educazione molto severa e un padre protettivissimo fuori dagli studi in cui sgambettava. Una Lolita (o ammiccante tale) che rivela di sottostare a regole da educanda crea uno scenario irresistibile per l'italica penisola che s'appassiona per ogni cosa che rievochi i cartelli appiccicati nei negozi per turisti: vedere e non toccare. Altro riferimento importante, per il paese e per la cultura popolare, la rivelazione fatta a commento della copertina di Chi in cui Berlusconi riabbraccia i figli: «La famiglia è la cosa più importante». Statisticamente una delle frasi più pronunciate in Beautiful.

Di tempismo e di cattiverie retroattive

Dal Giornale del Popolo del 21 agosto
Sappiamo che il tempismo è qualità che in pochi possiedono e di cui nessuno dispone in misura maggiore degli insensibili dietro ai quali abbiamo perso tempo, soldi e chili. Con ogni probabilità, infatti, costoro hanno frequentato tutti il medesimo corso di formazione che gli permette di fare capolino nelle nostre vite nel momento più azzeccato e letale. Quindi lui tornerà se tu esci con un altro, lei ti degnerà di uno sguardo quando tu rispolvererai la fidanzatina del liceo. Un gioco eterno di rincorse cui francamente dovremmo tutti astenerci almeno d'estate, ma è impossibile. Perché i veri stronzi (non è detto che siano grandi amori, e questa è la notazione fenomenologica più significativa degli ultimi sei mesi) si riconoscono dalla possibilità di farsi male a distanza e senza motivo, quando vi rivedete per strada, magari con figli a tracolla e coniugi al seguito e gli sguardi, che un tempo erano appassionati e poi gelidi e arrabbiati, si riempiono di sgomento. Sì perché è vero che la storia la scrivono i vincitori, ma se tra voi due non ha mai vinto nessuno («E che guerra c'era da combattere? Lui non si poneva neppure il problema del farmi soffrire», dice fonte autorevole coperta da anonimato) come si configura il risiko sentimentale della cattiveria retroattiva? Come si può farsi male lo stesso, giusto per segnare il punto di una vendetta ormai inutile dunque infinitamente più gustosa? Il concialiabolo qui riunito ha pensato a decine di frasi ad effetto. Per concludere che non c'è niente di più perfido della propria felicità.

venerdì 7 agosto 2009

Le vacanze degli altri

Dal Giornale del Popolo del 7 agosto
La solidarietà tra chi condivide una condizione non scelta e potenzialmente deprimente è persino più forte di quella che si sviluppa tra coloro che hanno gli stessi interessi. Significa che due zitelle, due ragazze grasse, due fidanzati mollati saranno più affiatati di un gruppo di amici che da anni va al cinema insieme a vedere i film del regista preferito. Quindi due ragazze rimaste le uniche a lavorare nel raggio di chilometri in un caldo venerdì di agosto avranno molto da dirsi. Per esempio sparlare delle vacanze degli altri, i quali hanno l'indicibile colpa di avere scelto mete assolutamente impresentabili. Perché davvero non si capisce come diavolo si faccia a programmare le vacanze in base ai bambini, ché non si può amica preferire un albergo a un altro perché c'è il miniclub e va bene una vacanza da non studiare troppo nei dettagli, ma da lì a finire in una pensione di Milano Marittima a Ferragosto ce ne passa. Se già i marmocchi ti costringono ad andare in spiaggia in orari in cui neanche i vucumprà hanno il coraggio di farsi vedere, devi tutelare la tua reputazione con uno straccio di boutique hotel. Certo, da giovani partivamo con lo zaino in spalla, ma sempre con del cachemire nel bagaglio e di sicuro alla larga da vacanze sportive. Men che meno in montagna. Ecco, non mi parlare della montagna. Ci ho passato l'infanzia perché la nonna trascinava tutti i nipoti in qualche baita sperduta per rieducarli a suon di passeggiate. È da allora che ho giurato: mai più. Non ci sarà un giorno di ferie che mi vedrà aggirarmi a un'altitudine maggiore di quella di un lettino sul bagnasciuga. Certo. Solo che le cose cambiano. I bimbi nascono, le compagnie peggiorano. La mia amica Irene sta facendo le valigie per Milano Marittima e il biberon non ci sta. Io devo sbrigarmi a finire di scrivere per correre a comprare il mio primo paio di scarponi da montagna.

sabato 25 luglio 2009

Sapore di wireless

Dal Giornale del Popolo del 24 luglio
Sei una ragazza moderna. Niente più borsa di paglia comprata a Taormina anni addietro, adesso che non ti metti in costume se non ad almeno un'ora di fuso orario da casa, hai dato il via a una borsa mare in tela pieghevole, pratica e impermeabile all'interno. Da vera globetrotter, poi, non ti abbassi al telo di spugna che ha avvolto l'infanzia, ma pretendi un telo altamente tecnologico e quando realizzi che non asciuga affatto ti consoli pensando allo spazio guadagnato in valigia per i souvenir (unico residuato di quando eri una turista e non una viaggiatrice). E se l'eleganza non è ingombrante l'indipendenza non va mai in vacanza. Per questo il primo comandamento della ragazza moderna al mare è che le vacanze separate sono un obbligo. Tu con i tuoi amici, lui con i suoi. Non si vede perché coppie che non si vedono tutto l'anno, impegnate nei rispettivi lavori si presume appaganti, debbano iniziare a gennaio a cercare di incrociare le agende per l'ultimo scampolo di luglio. Poi tanto se lui fosse qui tu non faresti che rincorrerlo con la protezione trenta, perché in quanto donna (moderna o no) è scritto nei tuoi geni che tu sia destinata a rincorrere con la crema solare qualcuno, sia esso un bambino indemoniato, un fidanzato riottoso o un amico che non ha ancora scoperto il peccato mortale della crema mancata. Sei talmente indipendente che nemmeno del mondo ti interessa più niente, tu hai i tuoi libri, la tua manicure intonata a tutte le possibili combinazioni costume-pareo-infradito (un piano alla Rommel, studiato per tutto l'inverno), il sole che ti schiarisce i capelli, la brezza in faccia e l'Oceano davanti a te. Non hai bisogno di niente e che Berlusconi non era santo lo sapevi anche prima di questa settimana. Non hai bisogno di niente e di nessuno. Neppure di far sapere che hai passato una mattina intera a cercare la wireless a bordo piscina.

venerdì 17 luglio 2009

Tecnologia e sentimento

Dal Giornale del Popolo del 17 luglio
Mio padre e mia madre si sono conosciuti in una balera. O forse in una festa di paese. Non sappiamo quando sia scoccato il colpo di fulmine. Lei sostiene che l'aveva già addocchiato («e come facevi a non vederlo, con quei capelli rosso fuoco?») un anno prima. Lui dice che no, non è vero «e lo sai benissimo che tua madre non si ricorda niente, la memoria storica qui sono io». La verità non la sapremo mai perché ancora litigano. Mia nonna dice che mio nonno non era affatto bello e a chiederle allora perché l'abbia sposato s'ottiene un'alzata di spalle, come a giustificare un gesto incosciente ma tutto sommato azzeccato. Noi ai nostri figli diremo commosse che vedi, tesoro, quando il babbo ha scritto il primo sms alla mamma lei non ha risposto per due lunghi giorni, perché aveva letto che rispondere dopo pochi minuti è pedanteria, non farlo è maleducazione, due giorni il tempo giusto per farsi desiderare. Certo che poi lui l'ha capito quando la mamma era cotta a puntino. Sì quella volta che s'è fatta sfuggire uno smile in una mail e pure quei puntini di sospensione, che buttati lì a profusione erano più ammiccanti di un battito di ciglia. Che la storia poteva avere un futuro lei l'ha capito quando lui ha cambiato lo status su Facebook, perché lui era sempre stato single su facebook. O meglio: non aveva mai ritenuto opportuno fornire alcuna indicazione sullo stato dei suoi sentimenti finché lei non gli ha portato in dote un sorriso e soprattutto un'improvvisa loquacità virtuale. La canzone d'amore era un'intera playlist, perché sai se io metto Guccini non si vede perché lui non debba mettere quel cantautore pallosissimo che ancora ci fa ascoltare nei viaggi in macchina per le vacanze. Sì mamma ma quand'è che avete deciso di sposarvi? Quando lui mi ha regalato il cellulare di fidanzamento, bambina.

venerdì 10 luglio 2009

First groupie

Turiste incantate dalla città, americane conquistate dai bucatini, ragazzine impazzite per il gelato. Sarah Brown, Michelle Obama e allegra compagnia differiscono dai due turisti giapponesi menati per il naso pochi giorni fa a Roma solo per l'entità dell'inganno. Ai malcapitati un conto da 695 euro per un pasto frugale, alle firts ladies un concentrato dei più frusti luoghi comuni della capitale e dell'italianità. C'è qualcosa di stucchevole in questa parata di star di cui guardiamo ossessivamente le foto manco fossero veline qualsiasi. Se l'ambiente è democraticamente adatto la riflessione viene spontanea, soprattutto dopo l'altra sera al concerto degli U2, perché mentre Bono ci catechizzava sulla rivolta birmana e sulle responsabilità di Berlusconi rispetto ai poveri del mondo («niente commenti sulla sua vita personale, vi dirò che canta pure bene», ha detto mentre San Siro traboccava di fischi) ho capito che non c'è più
niente di irresponsabilmente divertente. Altro che concerti in cui si ballava come indemoniati e si sgomita maliziosamente contro il fascinoso vicino di ascella. Anche lì bisogna riflettere e pensare, fischiare Berlusconi (invero forse l'atto più istintivo della serata) perché il cervello non va in vacanza. È con questa logica, capite, che non possiamo che ribellarci a questa parata di first ladies che trotterellano per Roma a farsi le foto davanti al Colosseo mentre di là gli uomini prendono le decisioni importanti, sorridenti di una libera uscita simile a quella del bambino che può alzarsi da tavola quando i grandi cominciano i discorsi da grandi. Insomma è intollerabile, quantomeno occorre registrare un fastidio. E io, Bono te lo giuro, ci ho provato a essere coerente oggi con quello che tu mi avevi insegnato ieri. Sono caduta all'ultimo ostacolo. Quando ho capito che per essere una groupie responsabile avrei dovuto esaltarmi per il tailleur di Angela Merkel e non per il tubino giallo limone di Michelle.

venerdì 3 luglio 2009

Summer spleen

Dal Giornale del Popolo del 3 luglio
Un giorno intero senza internet né telefoni, con l'ufficio completamente isolato e una batteria di affetti troppo lontani dal luogo di residenza può costringerti persino a dire, a bassissima voce,
di avere del tempo libero. Roba che brutta gente moderna e nevrotica come noi non sa come utilizzare se lo stipendio non è ancora arrivato, i saldi sono dietro l'angolo e il conto è stato prosciugato da bollette già scadute e prestiti improvvidi. Detto in altre parole: mi sono trovata con due ore libere e faceva troppo caldo per andare in palestra, troppo dispendiosi sia lo shopping che la manicure, troppo faticoso anche solo pensare di andare a fare visita a qualche amica provvista di famiglia. Leggere? I neuroni erano troppo impegnati a risolvere problemi inesistenti e crearne di nuovi anche solo per sfogliare una rivista. L'ultimo libro sciacquacervello l'avevo già finito (divorato, certo) e così con il commissario Montalbano ho messo nello scaffale anche la forza di sfogliare delle pagine. Credo si chiami spleen di inizio estate, inizia con un piccolo fastidio che diventa voragine quando al supermercato le signore bene si lamentano
di aver un sacco di cose da fare «perché, sa, poi partiamo». Eh già partono, loro. Noi restiamo qui con i loro mariti che le raggiungeranno nel weekend, trovandole in caftano bianco su qualche
spiaggia mentre i bambini disturbano i vicini di ombrellone. Le signore in partenza hanno un sacco di cose da fare e riusciranno a farle tutte, noi ne abbiamo tre in croce (lavatrici, qualche vestito da stirare, lavastoviglie da svuotare, maglioni da riporre) e non ne faremo nemmeno una. Senza il pressing delle scadenze non riusciamo a fare un bel niente ed è così dai tempi delle elementari. Con questa logica ad agosto avremo ancora maglioni di lana da lavare. Ma siamo tranquille. Il giorno che saremo costrette a farlo dalle foglie che cadono dagli alberi, il mondo starà ancora discutendo di com'è morto Michael Jackson.

venerdì 26 giugno 2009

La pelle squamata l'avrebbe abbandonato, il bianco della carnagione avrebbe riflesso raggi solari così potenti da accecarlo e condurlo lentamente alla morte, sarebbero arrivati i marziani ad arrestarlo per aver abusato dei loro piccoli e ucciderlo in prigione. Ci aspettavamo di tutto e invece è morto d'infarto. E una volta sola. Torna presto, Jacko!

Uno shampoo per ricordare

Dal Giornale del Popolo del 26 giugno
Non sai mai che shampoo troverai a casa di un uomo. Niente pensieri maliziosi, è solo che se ciò che di più vicino possiedi a un metrosexual è un amico coi capelli rapati a zero, sai che scroccando un posto letto a casa sua ti verrano prestati (forse) boxer e maglietta di marca ma la mattina dopo la ricerca di un pettine in bagno sarà un'impresa e i capelli potrebbero profumare di frutti rossi per il resto della giornata. Presentarsi in ufficio il giorno dopo coi medesimi vestiti (contravvenendo a una delle più importanti regole del manuale per ereditiere di Paris Hilton: “MAI indossare due volte lo stesso vestito”) alimenta le malelingue. Chissà dove ha dormito, pensano tutte le colleghe con cui di solito sparli delle altre. Una spiegazione semplice, tanto più se innocente, non è mai interessante. Un testardo silenzio butta benzina sul fuoco. Una decisa richiesta di privacy («fatevi gli affaracci vostri») non fa che scatenare i maliziosi. Come se ne esce? Sappiamo che dalla risposta a simili domande dipende, nientemeno, il destino di una nazione che ben conosciamo. Qualcuno dice che non dobbiamo scandalizzarci, che di tutto questo «ciarpame» (citazione dotta) si sapeva da tempo. Rispondiamo che è la differenza che c'è tra leggere la recensione di un orrendo film ed essere costretti a vederlo proiettato su ogni schermo. Qualcuno dice che è roba indegna di un presidente del consiglio e noi rispondiamo che è vero, ma se dopo 15 anni la miglior carta da giocare contro il cavaliere è la sua impresentabilità stiamo davvero freschi. Non se ne esce. Intanto ci restano una certezza e una domanda. La certezza: Berlusconi è uno che ti chiama la mattina dopo (Patrizia D'Addario dixit). A farlo sono rimasti lui e un paio di amanti all'antica (se uno è il vostro: sposatelo). La domanda: che shampoo avranno trovato le famose ragazze nel bagno di Palazzo Grazioli? Uno con l'etichetta "photoshop"?

Chi non lavora non va in vacanza

Dal Giornale del Popolo del 19 giugno
Il modo migliore per rientrare da una vacanza senza traumi è impegnarsi subito a organizzarne un'altra. Quindi io intanto mi sono comprata un volo low cost per la fine di agosto, fino ad allora
controllerò la prenotazione, consulterò la guida (solo adesso che ho comprato il volo posso comprarla, prima no, porta sfortuna), risparmierò persino. Stare in vacanza è una cosa che ci iene così bene che ogni volta ci domandiamo perché diavolo lavoriamo se non per guadagnare quel che serve per la vacanza successiva. Eppure l'avevamo pensata diversamente. Da piccola quando ci sognavamo adulte magre e famose immaginavamo le interviste che avremmo concesso e tutte iniziavano con adoro il mio lavoro. Allora mi figuravo neuroni scattanti, riflessi pronti, memoria di ferro, abilità sopraffina. Insomma tutto quel che serve per fare una dignitosa carriera. In fondo anche il modello femminile per eccellenza, ovvero Brooke Logan (che, per la cronaca, sta progettendo per l'ennesima volta il matrimonio con Ridge), approdando dalla vallata a Beverly Hills s'era accaparrata il belloccio Ridge, ma anche un ottimo lavoro nell'azienda di famiglia, al quale si dedicava con passione nei ritagli di tempo tra una
seduzione e l'altra (dei membri della stessa famiglia, certo). Al due cuori e una capanna non ci crede nessuno e in fondo se Cenerentola fosse rimasta con una scarpa sola, una zucca sotto braccio sarebbe famosa quanto me e voi, anche con un dignitoso lavoro in posta. Al vostro principe azzurro fate sapere che per la prossima vacanza progettate il riscatto sociale in costa azzurra. E con la zucca non ci si arriva.

venerdì 12 giugno 2009

Cercasi esegesi disperatamente

Dal GdP del 12 giugno
Ribattere alle cattiverie che le hanno tirato addosso o schiudere la porta che gli aveva sbattuto violentemente in faccia a mezzo stampa. Non lo sappiamo. E invece ci piacerebbe infinitamente sapere perché Veronica Lario ha scritto al Corriere della Sera quelle poche righe. Ci piacerebbe essere in grado di interpretarle e invece non basta un'adolescenza a rincorrersi e un'età adulta a studiarsi per sapere cosa significano le parole. Quelle di ritorno, quelle che non le ascolti neanche perché la notizia è che vengano pronunciate. Quelle che il suono riapre una cascata di stupidaggini che s'erano seppellite con giorni di contegno, mesi di silenzio, anni di allenamento e d'improvviso rovesciano il tavolo su cui le intenzioni stavano allineate in buon ordine. Ora, noi non sappiamo cosa abbia pensato Silvio Berlusconi leggendo le poche righe di Veronica al Corriere della Sera. Però sappiamo come si può stare di qua, ché siamo donne e dunque destinate all'incomunicabilità anche quando scriviamo ai giornali, a far morire le parole tra i denti, a non dire quale cavolo è il problema, il risentimento che ci ha rabbuiato in trenta secondi, perché il punto non è quello, “è una questione di principio, possibile che tu non capisca?”. Il vero problema è che in questa storia manca la fondamentale figura incaricata dell'esegesi, ossia l'amica del cuore, dopo che quella della prima ora (Repubblica) è stata scaricata per una
nuova di zecca che a lui potesse stare meno antipatica (Corriere). Trovateci per favore un giornale terzo e fidato, che possa fare come il compagno postino che portava il bigliettino di scuse al bambino dell'ultima fila. Quello che tornava e ti diceva: avete fatto pace, adesso potete litigare.

venerdì 5 giugno 2009

La rivincita delle stronze

Dal GdP del 5 giugno
Un amore finisce esattamente come inizia. Stupidamente e inconsapevolmente. Poi c'è il momento in cui ne prendi coscienza (minuti, giorni, mesi o anni: comunque sempre dopo rispetto a quando è accaduto davvero) e a quel momento, che dicono sia il più difficile da superare in questo mondo in cui la percezione e la realtà sono destinate a vivere sfasate, sono dedicati fior fiori di canzonette e telefilm. E dunque se non sapete come reagire cominciate facendovi una cultura pop adeguata. Sì, il mastellone di gelato di fianco al divano alla Bridget Jones è un buon inizio. Ma neppure questo basta. Quando ho incontrato lo stronzo numero uno (tranquillo, l'ordine è d'importanza, non cronologico) ho iniziato a leggere i libri di un autore completamente asintattico che lui una volta aveva citato. Non mi sono mai piaciuti. Ma siccome, come ogni vera ignorante, in fondo all'anima sono una secchiona ho continuato a leggerli con la dedizione incomparabile che si dedica agli stronzi. Non mi sono mai piaciuti. Prendila così non possiamo farne un dramma, al massimo è un arricchimento culturale. Con le canzoni preferite dello stronzo numero due è stato lo stesso. E poi con i film del numero tre. Il che va pure bene, ma non, capite, se diventa un alibi per continuare a tenere vicina gente con cui non c'è più niente a che spartire. Contagiati dalla malattia del lieto fine, ci dibattiamo in questa logica urbana e bifronte in cui odiare non è permesso, in cui ci si lascia con tante scuse e zero piatti in testa e in cui si invitano gli ex ai propri matrimoni o in cui, opposti estremismi, ci si sposa per il gusto di invitare lo stronzo numero uno e metterlo al tavolo col numero due. Ci vogliono anni di allenamento e soprattutto una variabile indipendente chiamata tempo per arrivare a quello stato che è il contrario della dedizione. L'indifferenza. L'arma più letale di noi stronze fuori classifica.

mercoledì 3 giugno 2009

You have a dream, Susan. Hold on

Io confesso che ho pianto, l'altro giorno, quando ho letto le impietose cronache del crollo nervoso di Susan Boyle, la casalinga scozzese di mezz'età lanciata verso il successo da un talent show britannico, che non ha retto lo smacco di essersi classificata al secondo posto nel programma, dopo settimane di acclamazione da parte dei media. Era cliccatissima su Youtube, Susan. Nei titoli dei giornali era la “bruttina con la voce d'angelo”. Perché questa signora (con ritardi nell'apprendimento, apprendo dai giornali) molto poco patinata e persino sciatta era in grado di ammutolire una platea quando iniziava a cantare. La casalinga scozzese che cantava I Dreamed A Dream era la signora nessuna dalla vita anonima, improvvisamente investita da un'esplosione di celebrità. Adesso bisognerebbe (ed è giusto, vivaddio) prendersela con i giornali e con il successo e con la tv e con i reality. Ma prima di tutto bisogna dire a Susan di non mollare. Di ricordarsi che non è quel mondo di cartapesta che le ha dato quella voce angelica e non è lui che gliela può togliere. Oh, questa storia mi ha scioccato. Molto di più del fu crollo di Britney. Coraggio Susan: riprendersi è molto pop.

mercoledì 27 maggio 2009

Trovatemi una bambina più cool

Us Weekly (da cui è presa la foto) ci avvisa che Shiloh turns 3. E ovviamente la cosa fa seguita fotograficamente, qui.

martedì 26 maggio 2009

Fa caldo

Continuano le corrispondenze dalla partoriente. Ormai manca meno di una settimana.

Se volete sapere come sto, la risposta è: SUDATA. E pure molto.
Mi sento come la moglie di Verdone nei panni del professore stracciamaroni che, seduta sul cesso, ripete incessantemente: "Non ce la faccio più!". Anche il look è molto primi anni Novanta: a furia di stare spiaggiata nella traiettoria del ventilatore ho i capelli cotonati tipo Bridget Jones quando perde il foulard sulla decappottabile. Comunque, stamattina sono andata a fare la visita del termine della gravidanza. Il pupo sta bene, si ciucciava beatamente un dito e non mostra alcuna intenzione di lasciare il loft dove, a quanto pare, alberga con tutti i comfort. Dilatazione, o se preferite svasamento: zero cm. Perciò aspettiamo con gioia, giubilo e mi hanno suggerito di ripristinare il tripudio di sensi. La ginecologa, infatti, per favorire lo svasamento mi ha consigliato, con fare ammiccante, di chiedere "la collaborazione del marito". Ora, mi domando, a parte i 40 gradi, come posso invogliare qul pover uomo (che perlatro non ha ancora pulito le finestre) dato che: 1) non posso indossare calzature sexy, ma nemmeno i miei sensualissimi sandaletti che slanciano, visto che ho due piedi stile troll malato di elefantismo (per darvi un'idea vi basti pensare che mia nonna ultra ottuagenaria, 60 di matrimonio vissuti in 3: lei, il nonno e la ritenzione idrica, è più snella di me) 2) con completini intimi di vario genere risulto assai grottesca 3) zompettare sinuosa e mezza ignuda per casa simulando una danza del ventre avrebbe l'unico risultato di far commentare al consorte: "va che ti vedono i pompieri della caserma di fronte". Dunque farò le scale e per consolarmi ripiegherò su un Maxibon. Infatti, dopo che con la bava alla bocca e una voce da posseduta ho reagito positivamente alla pubblicità del sopracitato gelato Daniele ne ha riempito il freezer (che, mi viene in mente or ora, andrebbe sbrinato). Mandatemi le vostre e-mail personali e fatemi sapere come va. Baci e abbracci

giovedì 21 maggio 2009

Cerchi un ghiacciolo e trovi la D'Urso

Nove mesi, un pupattolo in dirittura d'arrivo e una nuova passione: pomeriggio cinque. Pubblico le mirabolanti lettere di questa splendida quasi mamma perché culturalmente rilevanti, ovvero utili a comprendere che anche per una persona oltremodo acculturata è possibile una redenzione alla cultura trash televisiva. Magari sotto il peso di un pancione esplosivo.

Ragazze, ma ciao
Come va?
Io sto schiattando dal caldo e pure di noia. "Vita e destino" è un'ottima compagnia, per carità, ma dopo un'oretta di intensa lettura, non so perché, mi cala la palpebra e il richiamo del cuscino morbidello si fa irresistibile.
La casa poi avrebbe anche bisogno di una pulitina, ma dato che per infilare la spina dell'aspirapolvere mi devo sdraiare per terra, lunga distesa su un fianco, ho deciso di sfruttare il marito che in questi giorni si è fatto particolarmente premuroso. Sabato gli faccio pulire le piastrelle della cucina e le finestre, e guai se osa lamentarsi!
La sera faccio una passeggiatina al fresco sperando che mi si svasi. L'altra sera pensavo di aver avviato la dilatazione dal momento che ho girato come una baccante impazzita per il quartiere in cerca di un ghiacciolo (possibilmente all'amarena). Missione fallita. Però ieri dopo il corso pre parto sono andata al bar del Buzzi dove vendono il Calippo alla coca cola!
Avrete ormai capito che l'unico momento di senso della mia giornata è il pomeriggio della D'Urso. Qui ci vorrebbe la sapienza di un Signorini per potervi descrivere le meraviglie di contanto spettacolo, ma vi basti sapere che in una puntata si è voluto proporre un affondo critico sull'inchiesta del Corriere Magazine a proposito delle sedicenni che come regalo di compleanno chiedono ai genitori un paio di tette nuove.
In studio: due chirurghi estetici di fama nazionale, a cui non mi sarei rivolta neppure per un'unghia incarnita, Francesca (passata da una quarta a una quinta) e Cristina (passata da una quarta a una sesta) del GF, e l'opinionista Klaus Davi. STRAORDINARIO! È stata la fiera del fesso in evidenza. Concludo solo rinformandovi che Cristina sta leggendo "Siddharta"... suppongo dal '96!
Scusate la lunghezza e il tedio
Vi abbraccio,
Speriamo che il ciccione nasca presto dato che ha deciso di fare fit boxing con la mia appendicite

martedì 19 maggio 2009

Nell'anima si dimagrisce?

Ormai sembro quasi i giornali italiani, che leggo il Daily Mail e poi copio qui. Il fatto è che anche questo giro c'è un articolo imperdibile, proprio qui. Si racconta che Anna Wintour rivela di aver suggerito (che dopo Il diavolo veste Prada sta per "ordinato") a Oprah Winfrey di dimagrire prima di posare per una copertina di Vogue. La cosa accadeva anni fa. Ma quel che conta è ciò che Oprah si domanda ancora oggi. Dopo tutte le malette sull'importanza di accettarsi e di "stare bene con se stesse" (pari per perbenismo e ipocrisia solo al "restiamo amici"): «Here I stand, 40lb heavier than I was in 2006 (Yes, you're adding correctly; that means the dreaded 2-0-0.lbs),' she said recently. 'I'm mad at myself. I'm embarrassed. I can't believe that after all these years, all the things I know how to do, I'm still talking about my weight. I look at my thinner self and think, 'How did I let this happen again?'».
Dunque la domanda del lunedì non è se sia possibile dimagrire e non ingrassare di nuovo. La domanda del lunedì è se si dimagrisca mai dalla fissa.

lunedì 18 maggio 2009

A chi troppo_corollario

Ovviamente il Mail fa oggi ciò che noi da tempo ci ripromettevamo di fare. Magistralmente, come al solito. Più di cento Hermés per Victoria. Mecojoni.

venerdì 15 maggio 2009

Eredità culturali

Dal Giornale del Popolo del 15 maggio
Se lui non sa chi è Roger Vivier non si vede perché tu debba sapere che la saga di Rocky è andata ben oltre il terzo episodio. E però comprensibilmente ogni lacuna nella cultura spicciola del prossimo è una trave in confronto alle proprie pagliuzze. Che si fa di tutto per rimuovere. Si sa che amici e fidanzati si scambiano indumenti, libri, dvd e insulti perché è un modo per conoscersi. Un patrimonio che va inevitabilmente a ingrossare le fila di ciò che resterà e sopravviverà alle amicizie spezzate e alle storie naufragate. Noialtre, storicamente inadatte all'apprendimento di alcunché, ci ricordiamo solo delle materie insegnate dai professori che amammo follemente, sapremmo compilare una scheda dettagliata del libro che ci ha prestato l'ultimo ganzo alla prima uscita, saremmo in grado di ripetere i finali dei film visti con qualche fiamma adolescenziale mentre non ricordiamo quello davanti a cui ci siamo addormentate ieri sera. Il problema è cosa farne di tutta questa roba, dopo. Perché se il tempo che passa si porta via i temerari sogni di una libreria unificata ed eclettica con i suoi papiri immacolati e i nostri libelli scarabocchiati e sporchi di caffè, poi sono dolori. Poi finisce che lui lascia a casa tua qualche libro e comunque vada è un disastro. Lo ritrovi in giro un giorno di primavera e scoppi a piangere, ci inciampa una nuova fiamma e le domande possono farsi soltanto imbarazzanti. Quindi se sapete di avere nascosto in casa a tradimento un qualche “manuale del giovane giardiniere”, fate almeno resuscitare le piante secce sul balcone prima che qualche fidanzato si ammali di gelosia retroattiva.

venerdì 8 maggio 2009

A chi troppo

Lo sapevo che una mattina iniziata invidiando nientemeno che Victoria Beckham sul Daily Mail (da cui è presa la foto) non poteva che finire con due inviti a due addii al nubilato. Nel medesimo weekend, tra l'altro. Così potrò fingere che il problema sia la sovrapposizione e non l'orrenda pratica di una truppa di donne scioccamente ubriache per lo più dotate di gadget erotici. Devo ricordarmi di scrivere un anatema contro gli addii al nubilato, prima o poi. Credo che il mondo lo aspetti.

Accidenti

Dal GdP dell'8 maggio
Da che mondo è mondo le sedie hanno quattro gambe. E però chiunque abbia avuto almeno una volta sei o sette anni sa che il maggior divertimento è dondolarsi sulle due posteriori. Dietro la mamma come una litania: «Attenta che cadi». Gli avvertimenti li senti, forse, solo quando il sedere lo sbatti per terra per davvero. Prima il pavimento pare un dettaglio inutile tra te e quel passatempo che a poco a poco rotola nel vizio come una biglia giù da un pendio. Sicchè se tua moglie ha già scritto ai giornali una volta per dire che è stufa di sentirsi «la metà di niente» tu dovresti essere preparato alla gamba della sedia che si spezza, aspettarti che a far traboccare il vaso sarà una goccia che può essere tutto o niente, equivoco o gravissima mancanza di rispetto. Noi ci dondolavamo tranquille sulla sedia, perché la cosa ci pareva divertente, una sorta di spettacolo tragicomico buono per fiumi di ficcanasate. Finché la notizia del divorzio ci ha buttato col sedere per terra. La parola fine spietatamente spiaccicata su una storia che proprio nel suo mescolare alto e basso, potere e dispetti, vizi e amori traeva quell'indescrivibile fascino. Lei che scrive a Repubblica, lui che si fa perdonare piombando a sopresa al suo compleanno cammuffato da danzatore berbero con in saccoccia un gioiello da capogiro. Loro che sbiadiscono con lo sfilacciarsi dal tempo, poi arriva un nipotino e tornano insieme patinati sulla copertina del giornale di famiglia. L'inguaribile romantica che abita dentro ogni acida ficcanaso è così triste che vorrebbe solo tacere. Ma chissà magari strepitare un po' è meglio. Chissà che nel chiasso Veronica e Silvio tornino ad avvicinarsi per dirsi qualcosa all'orecchio come si fa da innamorati nel casino di una festa noiosa. Buona fortuna.

giovedì 30 aprile 2009

La signora e la canzone

Domandarsi perché abbia sentito il bisogno di scrivere all'Ansa è come chiedersi perché si tirano i piatti anziché intavolare una discussione piena di congiuntivi. Quindi ammirazione e invidia per Veronica. Perché al diavolo la discrezione se hai superato la mezz'età e hai un marito che fa lo splendido in giro per il mondo non si vede perché dovresti piangere sulla spalla di fidate amiche invece che sputtanarlo urbi et orbi. E chissenefrega se fai più male a te stessa che a lui, non è mica come la vendetta, la rabbia. Quella si gusta, questa si spara a cannonate senza prendere la mira. Ora voi direte che Veronica è l'unica opposizione a Berlusconi che questo paese sia in grado di produrre, oppure che non può azzardarsi a parlare perché anche lei ha un passato da attricetta, potreste addirittura scandalizzarvi, come me, per il pregiudizio latente dietro a tutti i papiri livorosi di Aspesi e Ravere e cioè che i diritti (delle donne) sono una conseguenza del cervello, la cui esistenza non può che essere certificata da tette piccole mai mostrate in tv, occhiali spessi e, se sei proprio un premio nobel, pure scarsa propensione alla ceretta (e di tutto ciò Veronica sarebbe la negazione, quindi la redenzione dell'attrice: un caso da studiare). Tutto verissimo e sacrosanto. Solo che «La signora ha creduto ai giornali di sinistra». Il solito cavaliere con la fissa dei comunisti? No, il solito maschio che nemmeno ti dà la soddisfazione di litigare. Che mentre gridi contro quello che ha detto cinque minuti fa cerca la canzone giusta alla radio e al massimo ti concede un “non vedo il problema” dieci minuti dopo. Tu hai la Aspesi dalla tua parte, lui la canzone giusta. O le liste giuste alle Europee, che, in fondo, non è mica tanto diverso.

venerdì 24 aprile 2009

Canzonate

Dal GdP del 24 aprile
Io nelle canzonette ci ho sempre creduto. Perché scandiscono la vita di noialtre inchiodate alla cultura popolare. Il “se non uccide fortifica” di Tiziano Ferro è così importante eppure così assurdo che andrebbe insegnato nelle scuole. Lo stesso si potrebbe dire di “ogni cicatrice è un autografo di Dio” (Jovanotti). Mentre dio solo sa quanto mi arrabbio ascoltando Riderà di Little Tony, ché non c'è storia più assurda dell'omaccione che se ne va per il tuo bene, lasciandoti nelle mani del bravo ragazzo assicurato contro le cattiverie (siamo nell'ipocrita filone del "ti ho fatto male per non farne alla tua vita"). È come se ti togliessero da una Ferrari mentre tu hai una gran fretta e chiudendo lo sportello della Cinquecento dicessero: «Tranquilla, che prima o poi arrivi». Mi arrabbio molto (sono una che si scalda per le cose importanti, che volete) anche con Farewell di Guccini perché “il peccato fu creder speciale una storia normale” è la cosa più falsa e cattiva che puoi dire alla fine di una storia. Qualche giorno fa i giornali di gossip hanno scritto ciò che si vociferava da tempo, e cioè che è giunta al capolinea la storia d'amore tra Simona Cavallari e Daniele Silvestri. Lei attrice di tante fiction di mafia (dalla Piovra in poi), lui cantautore carino e politicamente impegnato. Lo seguivamo distrattamente fino a quei versi incredibili, scritti proprio agli inizi della storia con lei: «Le cose che abbiamo in comune sono quattromilaottocentocinquanta, le conto da sempre da quando mi hai detto: “ma dai, pure tu sei degli anni Sessanta”. Abbiamo due braccia, due mani, due gambe, due piedi due orecchie ed un solo cervello soltanto lo sguardo non è proprio uguale perché il mio è normale, ma il tuo (PAUSA) è troppo bello». E lo so che è sciocco come interrogarsi sulla veridicità dei reality, ma io non riesco più ad ascoltare quella canzone senza commuovermi. Come direbbe Tiziano Ferrro “sarà la primavera”?

lunedì 20 aprile 2009

E tutto va come deve andare

X-Factor incorona il ricciolone Matteo Beccucci. Secondi i Bastardi, che oggettivamente ci avevano rapito il cuore. Non indignatevi, il secondo è il posto dei migliori, quelli che si prendono il successo e scampano d'un soffio all'onta del trionfo in un talent show troppo popolare per certi ambienti (Quello di Elio e le storie tese a Sanremo è un'ottimo caso di studio). Insomma il secondo è sempre il migliore (E vabbè, dai, fatelo sapere anche a Toto Cutugno...).
Stamattina mi hanno chiesto: «E Baldini vincitore della Fattoria?». Rispondo qui una volta per tutte: «La Fattoria? No conosco».

venerdì 17 aprile 2009

Buttato in politica

Libero seppellisce in mezzo al giornale la notizia del giorno: Fabrizio Corona si candida alle Europee. Con la Fiamma. Incredulità e disorientamento.

venerdì 10 aprile 2009

L'amore incartato

Dal Giornale del Popolo del 10 aprile
Usciva a mani vuote da un negozio di lusso ricercato quando disse all'amica, felicemente fidanzata, «ma a che servono i fidanzati se non a regalarti cose che tu non potresti mai comprarti?». L'amica fidanzata pensò molto a lungo alla domanda della compare single senza arrivare a nessuna conclusione, se non quella che un fidanzato danaroso sia il miglior investimento per una ragazza. Un Esopo in tacco otto narra che l'indegna leggenda che vuole le femmine irresistibilmente attratte dall'esemplare ricco del maschio sia nata così. Ma il tema dei “regali tra fidanzati” c'entra ben poco con i soldi. C'è il regalo boomerang. State per sposarvi? Regalatevi a vicenda un televisore e la lista nozze sarà più leggera. C'è il regalo pilotato: lei lo porta in giro per negozi facendo gli occhi dolci a ogni vetrina e poi chi ha orecchi per intendere, spenda. C'è il regalo teleamicaguidato: lui interpella l'amica del cuore la quale si sobbarca l'incombenza di indirizzare l'investimento. Non manca il regalo di buona volontà: lui si tura il naso, va in un negozio da donne e come un agnello sacrificale si lascia guidare dall'esercito di commesse. Quando lei scarterà sarà commossa da tutta quella generosità (attribuibile in parti eguali all'amore di lui e alla circonvenzione di incapace operata dalle arpie in tailleur nero) e nel suo cuore penserà a cosa si sarebbe comprata da sola con tutti quei soldi. Poi c'è il regalo minimal, il più amato da alcune. Quelle che da lui non vogliono niente che si indossi, perché lui non dovrà mai sapere quanto costano quegli straccetti no logo che lei sfoggia. Lui non dovrà mai sapere e il fatto che non possa nemmeno immaginarlo è la migliore garanzia della sua eterosessualità.

venerdì 3 aprile 2009

Questione di allenamento

Dal Giornale del Popolo del 3 aprile
Una donna che si interessa al calcio è come un uomo che ti trotterella dietro per i negozi: inutile eccesso di zelo buono (forse) per l'inizio di una storia. Però se in una sola serata hai conosciuto già dieci condomini, equamente suddivisi tra pensionati e avvocati non fascinosi e ammogliati, hai saltato la cena e aspetti una telefonata che non arriva, può persino capitarti di vedere Mourinho da Chiambretti. Il fascinoso allenatore dell'Inter ha tutte le carte in regola per piacere a una ragazza di oggi: è bellamente stronzo, stronzamente bello e di poche parole. Queste tre cose mediamente bastano per aggiungere l'ultimo mortale aggettivo: è molto intelligente. Si diceva così del più burbero della classe: sai, è molto intelligente, bisbigliando tra sé la diagnosi di una malattia rara e non contagiosa. Di più: non sorride mai. E questo è fondamentale. Perché se il più figo del circondario non sorride mai la pratica va evasa al più presto. Non penserai mica che lo faccia per indole, per carattere? Certo che no. È che nessuno gli ha mai dato un motivo valido per sganasciarsi dalle risate. Esattamente come il don Giovanni che non s'è accasato perché non ha mai trovato una donna che valesse il folle volo. In entrambi i casi una ragazza di oggi si candida volentieri ad essere, alternativamente ma con eguale effetto, la più simpatica umorista o la prima e ultima sedotta non abbandonata, la prova provata che lui non è stronzo ma lo disegnano così, la depositaria unica, indistruttibile e discreta della verità del suo cuore, la spettatrice privilegiata dei suoi rari sorrisi. Siamo allenate agli stronzi, è la sfida che ci piace di più. Ci fanno sentire così special One.

venerdì 27 marzo 2009

Le paure di un divano

Dal Giornale del Popolo del 27 marzo
Comincia, come se non bastasse l'ora legale a scombussolarci in questo week-end alle porte, l'inizio di una solitudine che è già troppo profonda per essere colmata. Che Amici era agli sgoccioli lo sapevamo. Eravamo preparati. Però, come riguardare le foto delle vacanze di tre anni fa, in cui eravamo sempre più magre di adesso (ma allora perché ci lamentavamo già allora?), oggi riguardare i momenti salienti della finale del programma di Maria de Filippi getta addosso una malinconia indicibile. E se il divano Ikea parlasse ci chiederebbe, innocente e disarmante come un bambino, adesso che si fa il martedì o mercoledì sera? Certo, c'è X-Factor e ammireremo l'insuperabile Morgan. Ma ancora per poche puntate, poi, man mano che le giornate si allungheranno, se ne andrà anche lui a lasciarci sole con il nostro sushi comprato al take away. Il sushi ormai è così passato di moda che ci siamo arrivate pure noi. Come il Pilates, del resto. Trattasi di una disciplina che mentre tonifica i muscoli ti libera la mente ed è così discreta e utile che ci si può persino andarci truccate e con la messa in piega: non sudi, ma esci tonica e già pronta per ributtarti sul divano con la coscienza pulita e la cofana impeccabile. Tutto questo poteva anche essere sopportabile, fino a che domenica scorsa non è successo l'irreparabile. Il solito miope pubblico italiano ha buttato fuori dalla Fattoria (il televoto, l'ultimo strumento democratico e perciò inutile), niente meno che Fabrizio Corona. Aver spento la tv col gesto stizzito della fidanzata tradita che tira l'anello addosso al fedifrago di turno non è servito a niente. Ora ci tocca trovare un disperato che ci porti fuori la domenica sera.

venerdì 20 marzo 2009

Qualcosa che resta

Dal Giornale del Popolo del 20 marzo
Qualcosa che resta. È l'espressione più inflazionata quando si cercano idee regalo per compleanni importanti, anniversari, lauree e così via. Il mondo deve evidentemente pensare che se fino ai 29, per dire, era lecito un mazzo di fiori, per i trenta non ce la si può cavare con meno di un gioiello. Dev'essere questa la logica che ha riempito le casseforti di casa dei genitori di collanine e ciondoli all'epoca di cresime e comunioni, solo di recente ricicilati con il provvido ritorno di moda dell'oro giallo per le fedi nuziali, in cui spesso e volentieri quegli ammenicoli d'infanzia trovano fusione nuova vita. Insomma, a casa mia che “restava” c'era sempre e solo una cosa: i gioielli. Ma forse non solo a casa mia bensì nel mondo intero, se è vero come è vero che da centinaia di anni gli uomini alle fidanzate regalano solitari. La borsa di fidanzamento, per dire, sarà certo la trovata di qualche ardita, ma non possiamo sperare che diventi cultura nel giro di qualche anno. Non possiamo sperarlo, ma dobbiamo (eccolo, l'impegno sociale di una generazione) adoperarci perché lo diventi. La ficcanaso da parte sua ha fatto ben più della sua parte adoperandosi perché la madre per i sessant'anni ricevesse una bella borsa di marca. Provateci voi a convincere una decina di zie che no, non è peccato mortale comprare una borsa che costa come un gioiello perché quella borsa effettivamente è un gioiello, eccome se resterà, terrà in piedi il guardaroba. Bè che male c'è se la prenderò in prestito un giorno.

mercoledì 18 marzo 2009

L'amore tra virgolette

Riprendo radical Chi, una delle etichette cui sono più legata in questo blog, ma cui la mia incostanza mi impedisce di tenere fede. E comunque. Il numero di questa settimana ci regala Ricucci e Salvalaggio alle Maldive. E poi l'imperdibile servizio con Carlo Rossella vestito da operaio (cioè più che altro da capanna dello zio Tom, ma non si può avere tutto) e lo sgualcito Gad Lerner da dandy: indispensabile. Sorvolando sull'orrido figlio di Gigi d'Alessio che posa con squinzia supercoatta arriviamo al pezzo che contiene il virgolettato della settimana. Tale Sabina Began afferma: «Non sto con un uomo da tanto tempo, ma, se trovo quello giusto, lo sfinisco!». Ancora massimo rispetto ai titolisti di Chi. Incommensurabile come sempre la posta di Rossella. E poi (vero dulcis in fundo) l'editoriale di Signorini dedicato alle starlette stronze che hanno lasciato solo lo stilista Gai Mattiolo dopo i guai giudiziari e la geniale nota non moralista di Alfonso: «Sono i tempi moderni? No. Siamo noi uomini. Mi viene in mente il canto disperato di Violetta nella Traviata di Giuseppe Verdi. “Sola, abbandonata, in questo popoloso deserto che appellano Parigi....”. Era la fine dell'Ottocento: e anche lei, regina dei salotti, morirà in solitudine». Alla prossima!

lunedì 16 marzo 2009

Il reality sindacal-garantista

«Chi cacchio è Riccardo Sardone? Attualmente lo vedi in mutande appeso a un palo, ma a che titolo sta lì?». Comincia così con questo sms, in ritardo (per colpa di Trenitalia, mio sponsor ufficiale) ma in maniera superba, una delle più interessanti serate televisive degli ultimi anni. Velocemente si dirà che. Uno. La Fattoria porta a compimento ciò che il Grande Fratello lasciò a metà. Il reality sindacale (in tempi di crisi l'unica salvezza) scoppietta quando in studio arriva la ex hostess di Alitalia già cacciata dalla casa di Cinecittà. La poveretta fa in effetti pena e potrebbe suscitare quasi un rimorso nel pubblico che l'ha silurata in poche ore, fino a che non pratica anche lei lo sport più in voga, il tiro libero al Fabrizio (Corona, ovvio), reo di averle fatto presente che se non va nel mondo dello spettacolo è meglio che cambi lavoro, senza drammi (praticamente l'equivalente lavorativo del "He's just not that into you" di cui tanto si è detto e scritto). Come ogni ragazza intestardita lei parte in attacco, gli dà del famoso solo perché “marito di Nina Moric" (come se fosse un insulto) e lo dileggia tirando in ballo le note vicende giudiziare «su cui la giustizia si esprimerà, ma su cui intanto io posso esprimere il mio giudizio morale». Allora Paola Perego interviene ricordando a chi se lo fosse dimenticato che «noi siamo un paese garantista», il pubblico esplode fino a che il reality democratico passa la parola a Fabrizio. «L'ex marito di Nina Moric non ha niente da dire», chiude lui con gli occhi lucidi. Le cose succedono ancora e sarebbe impossibile annotarle tutte, impossibile ricostruire come si sia passati dai discorsi sulla meritocrazia all'epifania di una Lory del Santo che non si lava in capelli dall'Isola con parmigiana sulle ginocchia per fare la sopresa al fidanzato in gioco. Insomma, davvero impossibile riassumere tutto e allora un solo avvertimento. Ragazzi, attenti a insultare troppo Fabrizio, se no finisce che vince (sempre che non se ne vada prima) e poi è roba che il paese fa un passo avanti davvero. Altro che Luxuria.

venerdì 13 marzo 2009

La cura del palinsesto

Dal Giornale del Popolo del 13 marzo
Siamo grandi ed essere malati ha smesso da un pezzo di essere quel magico momento di stanziamento nel lettone dei genitori per giorni, intorno pile di libri e telecomandi, il tempo scandito dal termometro («La febbre si misura alle 4», diceva la mamma), le televendite mattutine, le puntate di McGiver, le dosi di Beautiful e le iniezioni di trasmissioni di cronaca e gossip pomeridiane. Ai quiz preserali (ora e sempre condotti da Gerry Scotti) s'arrivava estenuati e però anche rigenerati dall'infallibile terapia del palinsesto. Stare male da adulti, o presunti tali, è una seccatura perché mancano l'inconfondibile odore del Vicks Vaporub, le incursioni dei parenti nella camera del malato, le telefonate ai compagni di scuola per essere aggiornati sui compiti, le giustificazioni per i giorni di scuola persi. L'unica cosa che non tradisce è il palinsesto. Stare un giorno a casa malati oggi (ottimo titolo per un saggio) è un'esperienza fondamentale che tutti dovrebbero compiere, uno stage nel mondo del paese reale che ogni lavoratore dovrebbe fare almeno una volta al mese. Io, per dire, ho imparato che a Uomini e Donne c'è un corteggiatore belloccio che tiene sulla corda svariate signorine (sì, il copione è lo stesso di Costantino – capostipite della genia dei tronisti – svariati anni fa) e che, grazie ai bicipiti tatuati di Fabrizio Corona e ai caftani di Marina Ripa di Meana, La Fattoria si preannuncia come la trasmisione più degna di attenzione dei prossimi mesi. È stato lì, nella più lunga manciata di ore consecutive passate a casa negli ultimi sei mesi, che ho deciso che dovrei darmi malata una volta al mese. Che poi tanto finisce che quando torni in ufficio c'è sempre un collega che ha sognato che ti licenziavi.

venerdì 6 marzo 2009

Messaggi di penitenza

Dal Giornale del Popolo del 6 marzo
Dolci, parolacce, insofferenze, rosicchiamento di unghie, negli ultimi tempi persino gli acquisti. Ogni anno i vizi da cui astenersi in tempo di Quaresima aumentano. In maniera direttamente proporzionale alla quantità dei propositi disattesi con cui si arriva alla vigilia di Pasqua. Cattolicamente ho sempre pensato che andasse bene così, che è meglio disattendere dei grandi propositi che fabbricarsene di piccoletti per essere sicuri di non uscire dal recinto, perché un proposito non è tale se non è inarrivabile. Quindi anche quest'anno sono partita in grande: meno dolci, più palestra, fino al titanico meno shopping possibile. Quanto titanico l'ho capito domenica pomeriggio da Accessorize, lasciando un pezzo di cuore su una indispensabile pochette con bandiera inglese invero pure alquanto economica (perché il diavolo, si sa, è un signor tentatore). Certo, dieci minuti dopo ho comprato il computer, ma che c'entra. Tutto andava incoerentemente bene come al solito. Fino a quel maledetto articolo di Repubblica che proponeva una versione sociale della penitenza cristiana. E quindi non basta che ti flagelli per te medesimo, ma devi pure pensare alla società: bere acqua del rubinetto (ma quello io lo facevo già perché le sorelle ecofriendly il buon Dio mica le distribuisce a caso), scegliere mezzi di trasporto meno inquinanti e addirittura limitare televisione e sms. Ebbene sì, l'ultima trovata è il venerdì senza sms. Cioè capite? Il venerdì voi vi leggete la ficcanaso e non potete neppure dire a tutti i vostri amici quanto è fondamentale la rubrica del giorno.

mercoledì 4 marzo 2009

Lasciarsi oggi_corollario

Chantal Sciuto è tutte noi, noi che vorremmo un mezzo di comunicazione di massa per dire che lui è stronzo e se n'è andato senza un motivo. Chantal Sciuto è la vendicatrice dermatologa che la nostra generazione aspettava. Perché non siamo mica nell'Ottocento e le nostre madri i reggipetti li hanno bruciati perché noi i nostri dolori li potessimo piangere sui giornali, mica in una camera piena dei peluche dell'infanzia. Non so voi, ma io ho trovato la mia dermatologa di riferimento.