venerdì 7 dicembre 2007

Vivienne al museo

dal Giornale del Popolo del 7 dicembre

È un artista. Lo si dice per nobilitare qualunque tipo di attività o giustificare qualunque tipo di obrobrio. Dici "è un artista" e metti automaticamente una distanza tra te e l'oggetto, che poi quella distanza si riempia di sdegno o ammirazione importa fino a un certo punto. È un po' come quando ti dicono "sei la mia donna ideale, ti voglio troppo bene per mettermi con te". La madre dei potenzialmente innamorati è sempre incinta e i suoi figli restano sempre lì a discutere sui tempi di un verbo che andrebbe declinato sempre e solo al presente ("ti ho amato" è una bugia) e sulle gradazioni di un sentimento che in realtà o è assoluto o non è ("amo più lei che te o un po' te e un po' lei" son robe buone per le chiacchiere). Quindi quando sono andata a vedere la mostra dedicata a Vivienne Westwood a Milano (Palazzo Reale), ho provato un disagio strano. I musei di questa regina della moda inglese sono sempre stati i suoi negozi, giungle di vestiti assurdi e geniali e commessi improbabili. E invece con l'ascesa di "Queen Vivienne" nell'Olimpo dell'arte ci ritroviamo a guardare i suoi abiti dietro teche di vetro senza avvicinare le manacce perché un addetto alla sicurezza ci guarda a vista. E insomma, mi rendo conto che questo ragionamento, se così si può chiamare, mi porta a conclusioni insostenibili. Tipo che la moda, come l'amore, non può che vivere addosso e ci sono gli eterni ritorni dei capi che credevi ormai buoni per la soffitta e le novità di tendenza che durano il tempo di una stagione e quelli indispensabili e quelli che se cerchi la qualità devi mettere in conto sentimenti dispendiosi e quelli che non ti donano e quelli che non puoi permetterti. Ma la verità è che ho adocchiato, dietro una teca di vetro, un corsetto che sembra nato per me. E non c'è carta di credito che tenga.

2 commenti:

Fiordelli ha detto...

Brava Laura cosi mi piaci!

la newyorkese ha detto...

Brava ficcanaso!Porca miseria: "Non ti merito" disse anche a me un tipo, conciato come Boogie in Casablanca, mollandomi un bel 2 di picche. Ma gli uomini si passano le scuse, un po' come gli schemi migliori del fantacalcio?In fondo persino Woody Allen ricopiava Boogie per mollare la sua amata, in "Provaci ancora Sam"... Riflessione che mi brucia, perché ieri mi è stato detto qualcosa del tipo: "Non capisci nulla di psicologia maschile, ecco il perché dei tuoi insuccessi". Già, ma avere due neuroni in croce (utili giusto a capire che cos'è il fuorigioco)costituisce prerogativa per una psiche? Mi piacerebbe leggere un tuo post sull'argomento.