venerdì 21 marzo 2008

Palestra ed eterosessualità

Dal Giornale del Popolo del 21 marzo

Essere abbordate in palestra è una di quelle cose che succedevano quando eravamo giovani, perché la forza di gravità sosteneva le nostre grazie con vigore, certo. E poi perché quando eravamo giovani noi, c'era ancora un nutrito gruppo di eterosessuali che si occupava del proprio benessere fisico. Anni lontani, ché oggi se ti va bene sei un apostrofo flaccido tra omaccioni che si lanciano sguardi languidi l'un l'altro. Un fenomeno di tutto rispetto che ti permette di concentrati sull'allenamento (ma non di andare vestita sciattamente, perché il giudizio di un gay è molto più importante e tagliente di quello di un maschio bruto). Se non fosse che le eccezioni sono difficilmente gestibili. Soprattutto per una giovane (nonostante tutto) e poco agile ragazza miope. Si perché se non sei Nicole Kidman e gli occhiali non li porti per vezzo, in palestra, se ti va che l'occhio rigetta la lente a contatto son dolori. Ti orienti a fatica, perché nonostante l'abbonamento annuale ci sei entrate dieci volte in tutto. Ora, dicendo le cose chiaramente, la ficcanaso crede di essere stata abbordata da un atletico signore di mezza età nella piscina della palestra in cui si reca in pellegrinaggio bi annuale. La ficcanaso crede, perché in piscina, fiaccata da una vasca a stile libero e con una fame inarrestabile iniziata dopo le prime due bracciate, crede di aver visto che questo tizio le sorrideva. Ricambi il primo sorriso sorniona, pensando che lui rida bonario della tua assoluta inabilità al nuoto. Ricambi il secondo pensando che probabilmente quei sei mesi fa che sei andata in palestra l'ultima volta vi eravate visti. Stai per ricambiare col terzo che ti si spegna in bocca quando pensi: non è che è miope pure lui e mi vede incredibilmente snella?

1 commento:

Elisabetta ha detto...

Bella la chiusa. Ma soprattutto bella l'idea dell'apostrofo flaccido......
:-)