
Così iniziava la ficcanasata di venerdì scorso, poi abbandonata per dedicarsi al pancione di Carla Bruni. E oggi mi ritrovo a citare, nuovamente, la signora di Vogue.
Es un sentimiento nuevo che mi tiene alta la vita
Dal Giornale del Popolo del 27 maggio
Non che le altre signore del G8 si aspettassero di essere notate, ma Carla Bruni è riuscita a surclassarle tutte con un giro vita. Ancora più di quanto ci si aspetta da una ex modella sotto i cinquanta che si appalesa in un consesso di oscure “mogli di”. Mai avreste pensato di leggere da queste parti parole di apprezzamento per Carla Bruni, eppure la Ficcanaso non può resistere a cotanto snobismo. Premesso che, come dice l'amica saggia, «non saremo più buone con lei solo perché è incinta», questa volta non possiamo che apprezzare la nonchalanche con cui la first lady di Francia si è presentata al G8 giusto ieri. Settimane fa la prima voce incontrollata di una sua gravidanza. Nessuna smentita e poi la conferma da parte del suocero. Ma né da lei né da suo marito Nicolas Sarkozy è arrivata una sola parola. Così ieri l'ex top model ha lasciato che quei centimetri di stoffa in più parlassero per lei. Si è presentata con un elegante vestito corto a trapezio e se una di quella magrezza si mette un abito del genere si sa che c'è qualcosa sotto. E così è, anche se è mancato l'annuncio ufficiale. Ed è questo che ci conquista. Così, con quella sicurezza gioiosa e un po' egoista che solo una donna incinta può avere, la signora Sarkozy ha piantato il suo pancione in faccia al mondo senza sentirsi in dovere di fornire spiegazione alcuna. Soprattutto senza sorrisi di circostanza e baci d'ordinanza e dichiarazioni multiple di felicità e di emozione sul miracolo della vita. La fama e il botox ti inducono a dosare bene i pochi sorrisi espressivi che ti sono rimasti. E a volte l'effetto è meno artificiale del solito.
L'esperta di concerti dice che la cosa più divertente (insieme alle birre a profusione e alla salamella nel parcheggio tra i tubi di scappamento delle auto) è giocare al “se non ce l'hai sei fuori”. Perché, sì, a un concerto si va per la musica; ma anche per esplorare e catalogare i tipi umani che per quella musica farebbero follie. Dunque se non hai una felpa anni Novanta col cappuccio sei fuori dai concerti di Max Pezzali. Se non hai una coscia importante fasciata in pantalone stretch e un forte accento sudamericano con cui canti dall'alto del tuo tacco dieci sei fuori dai concerti di Shakira. Se non hai un giubbotto di pelle sei fuori dal concerto di Jamiroquai. Se non hai un accettabile tasso di omosessualità sei fuori dai concerti di Kylie Minogue. Se non hai una camicia a scacchi sei fuori dai concerti degli Oasis. Abbiamo iniziato il gioco l'altra sera, al concerto di Jovanotti al Forum di Assago e non siamo ancora riuscite a finirlo. Adulti con figli al seguito. Bambini con gli occhiali di plastica da miopi anzitempo scatenati al loro primo concerto. Pre-trentenni in ballerine («tanto non si poga»). Post trentenni in jeans, maglietta e All Star («ma non ci si vestiva da ragazzine ai concerti?»). Zarri di periferia con tatutato addosso un ritratto di Jim Morrison che pare Alvaro Vitali. Adolescenti incredibilmente più belle e sexy di come erano le post trentenni di cui sopra quando si addormentavamo sognando le canzoni di Lorenzo-Jovanotti. Ragazzi fortunati e benestanti con bionde prosperose al seguito e iPhone per immortalare i propri baci plastici. Ragazze a pezzi che non riescono a trattenere le lacrime quando Lorenzo, senza un'ombra di dubbio e di decisione, con l'audacia contagiosa che lo caratterizza, canta che «ogni cicatrice è un autografo di Dio». Se non ce l'hai, un motivo più forte della moda per esserci, sei fuori dai concerti di Jovanotti.