
Diffidate di chi dice di non aver mai perso una puntata. Uno dei segreti di Beautiful è proprio il non richiedere allo spettatore quella fedeltà che nessuno dei suoi protagonisti conosce né pratica. Si possono passare mesi o anni senza guardarlo, poi basta capitare un giorno per caso su Canale 5 dopo pranzo ed è come tornare in un locale un tempo amato e frequentato assiduamente. Possono esserci personaggi nuovi e intrighi freschi, ma lo schema comportamentale è sempre lo stesso e generalmente è basato su alcuni princìpi rassicuranti che si ripetono negli anni e che ci hanno più volte fatto ripetere che Beautiful è come il greco e il latino: insegna il metodo. Primo: la famiglia viene prima di tutto. Non c'è tradimento, sotterfugio, bassezza che non sia motivato dalla pretesa salvaguardia della famiglia come bene supremo. L'unità della famiglia è ben più importante della sua composizione, dunque piuttosto che rischiare di romperla (la famiglia) è sempre meglio allargarla. Tanto i dividendi aziendali ci sono per tutti. A Beautiful l'amore trionfa per contratto e non sono ammesse turpitudini come l'incesto. Nel caso in cui ve ne sia l'orribile sospetto si ricorre al test di paternità. E qui siamo a un altro caposaldo della soap che ha da poco compiuto venticinque anni: nessun padre può essere ragionevolmente chiamato tale fino a che non ci sia un test di paternità ad attestarlo. E così si apre il gustoso capitolo dei test del dna manomessi, perché Forrester e compagnia sono degli amatori tali che non si contano le donne che sostengono di portare in grembo un frutto del loro seme. Perché Beautiful, a suo modo, è rigorosamente pro life. (1. Continua)
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