
Seconda serie, primo episodio. Carrie e Mr. Big si sono lasciati per la prima volta (ne seguiranno un'altra bella manciata) e lei da brava ragazza metropolitana affronta la fase post relazione. Andare in giro, distrarsi, divertirsi e via con una serie di imperativi che non fanno che tracciare meglio i contorni della desolazione. Finisce che per distrarla (aridaje) le sue amiche (che nel telefilm sono delle vere amiche e non quelle ochette fashion victim che il film di Sex and the city ci vuole rifilare) la portano allo stadio a vedere una partita degli Yankee. I quali sono una squadra che pratica un qualche sport, che io grazie a dio non conosco. Le ragazze si presentano allo stadio con pelliccia e tacco dodici, meravigliosamente fuori posto e assolutamente incapaci di cogliere alcunchè della partita. «Miranda era una grande fan degli Yankee – dirà poi Carrie. Io ero una grande fan di qualunque posto in cui si potesse bere e fumare alle due del pomeriggio senza essere giudicati» («Miranda was a huge fan of the Yankees. I was a huge fan of being anywhere you could smoke and drink at two in the afternoon without judgment»). Credo sia questo importante riferimento culturale che mi ha spinto, l'altra sera, ad andare al concerto di Bruce Springsteen, anche se non avevo nessun lutto sentimentale da elaborare. Ho imparato che cantare a squarciagola senza sapere una parola delle canzoni, saltare come disperati addosso a illustri sconosciuti, trangugiare birre senza ritegno e cospargersi di Autan fa molto bene alla mente e rischia perfino di farti perdere un paio di etti. Lo consiglierei a tutti. E quei Mr. Big dietro l'angolo lo sappiano. Che adesso che sappiamo come elaborare il lutto possono anche tornare.