
«Pesci rossi, è tempo che impari a prenderti cura di un altro essere vivente». Il primo regalo di Natale sono quattro paia di occhi sempre aperti deformati da un recipiente di plastica in cui galleggiano liberi degli escrementi. «In effetti è ora di cambiargli l'acqua». «Ah». Il regalo educativo è una tendenza atavica, accentuata a dismisura dalla crisi, come quella del regalo utile. I nostri amici si vergognano a tal punto di aver speso dei soldi per persone che non hanno bisogno di alcunché che pensano di scaricarsi la coscienza con un regalo che abbia un senso sociale o educativo. Come se il bello di un regalo non fosse il non avere senso alcuno, il rispondere a un bisogno inespresso anziché crearne addirittura uno. Sicché potreste trovarvi a un passo dal Natale con la metà dei regali più importanti ancora da fare, neanche un giorno di ferie e pure dei pesciolini da accudire. Perché al momento Thelma e Louise sono in affido dall'autore del regalo, ma prima o poi torneranno e, esattamente come è successo dal primo istante in cui li ho visti, la pietà per quegli esseri galleggianti non mi porterà certo a vincere lo schifo per il loro viscidume. Mai mi sono sentita peggio, potevo pure comprargli una bella boccia di vetro firmata da qualche designer, arredare con sabbietta e finte piante di plastica la loro casa, dargli da mangiare quel puzzolente mangime un paio di volte al giorno. E invece niente. Cosa c'è di più perfido (e geniale, devo ammetterlo) di un regalo che ti mette di fronte alla tua inettitudine a coltivare qualunque rapporto che richieda più di una telefonata al giorno? Pensavo non potesse andare peggio di così. Ma manca ancora una settimana a Natale e il Corriere della Sera sostiene che uno dei regali più in voga quest'anno è un seno nuovo. Terrore sotto l'albero.