
Noi lo chiamiamo Lorenzo. O anche Jova, qualche volta. Al suo primo concerto indossavo dei pantaloni militari molto larghi e molto anni Novanta e una canottiera bianca che potevo ancora permettermi perché avevo braccia presentabili. Ai concerti successivi ho cercato di mettere le stesse cose. Al prossimo, quello per cui passerò una notte in bianco in treno il prossimo giugno, probabilmente non mi andrà nessuno di quei capi da adolescente e dovrò limitarmi ai dr. Marten's (che stanno tornando di moda, lo dico perché possiate tirarli fuori dalla soffitta della vergogna). Quando finalmente i miei mi hanno comprato il motorino l'ho guidato sempre come lui cantava. Perché c'erano quei versi: "E le ragazze di città prendono il motorino e si siedono proprio sul bordo del sellino e coi capelli sciolti guidano con aria sicura e guardandole la vita sembra meno dura". E io vivevo in un paesino e con il casco i capelli sciolti sono una maledizione, però ho sempre guidato sicura sul bordo del sellino perché hai visto mai che lui passava di là e gli buttavo all'aria la sua immagine idilliaca. Ancora oggi guido nello stesso modo perché io di Jovanotti non sono una simpatizzante, sono una fan così sfegatata snob e oltranzista da non potermi nemmeno iscrivere a un fan club. E dovevate vederlo la settimana scorsa alle Invasioni barbariche. Ha detto che la sua amata lui la chiama la sua donna "che non è bello, ma la mia compagna non mi piace". E io sarà che è proprio un periodaccio, ed è primavera e io somatizzo come se avessi davvero una sensibilità, io su quella frase mi sono commossa. Come dieci anni fa con "chissà se stai dormendo a cosa stai pensando"