
Gironzolavamo per una mostra d'arte. Nessuna velleità culturale, solo il tentativo di essere là dove le cronache dei quotidiani indicano di essere: se in città c'è una mostra da non perdere, una vera provinciale ha il dovere di essere in prima fila. Siccome, come si sa, entusiasmarsi è decisamente poco mondano, cercavamo qualcosa da criticare una volta usciti dal museo. La scelta delle opere, la disposizione, il massimo dello snobismo è aver da ridire sull'illuminazione e francamente non ci siamo fatti mancare neppure quello. Strizzando gli occhi miopi dietro la montatura vintage di Yves Saint Laurent, però, non puoi disattivare le orecchie e quel maldicente e malizioso occhio interiore che non conosce decenza. Sicché ci sforzavamo di leggere il cartellino sotto una delle ultime opere lasciateci dall'artista prima di morire. Ecco, mentre noi ci sforzavamo loro si divertivano. «Ti piace?» «Sì, molto». «Aspetta, fammi leggere la didascalia». Una scusa come un'altra per avvicinarsi alla ragazza con cui ci stai provando. Una volta ci portavano al cinema, magari a vedere un film di paura così potevamo starnazzare e gettarci sul loro sterno alla prima musica inquietante. Oggi un primo approccio che si rispetti non può prescindere dalla meglio mostra in programma in città. Sono loro, le coppie alle prime uscite, quelle per cui andiamo a vedere le mostre. Quelli che hanno l'aria di essere lì a cercare una scusa per andare altrove, quelli che hanno sempre quell'aria frizzante di chi sorseggia la cultura con l'inevitabile eccitazione di chi sa che il bello verrà dopo, quando finalmente lui dichiarerà il suo amore sulla panchina del parco dietro il museo.
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