venerdì 28 agosto 2009
La beffa è low cost
Non sono fatta per programmare alcunché. In poche parole: non sono fatta per volare low cost. L'unico aereo conveniente e prenotato con mesi di anticipo partirà domani senza la ficcanaso a bordo. Piuttosto che cambiare la prenotazione è meglio comprare un biglietto ex novo e allora si sta a casa in tranquillità e senza rimpianti. Mi spiace solo non essere lì quando mi chiameranno per nome con urgenza all'imbarco (cosa che sogno fin da piccola), ma forse fa parte della penitenza di viaggiare low cost il partire con un “chi c'è, c'è e chi non c'è si arrangia”. Forse questo viaggio naufragato è merito del mio angelo custode, ancora sconvolto dalla mia velleità di viaggiare con il solo bagaglio a mano, ha voluto risparmiarmi la vergogna suprema di essere respinta al check-in con dito puntato e sguardo accusatorio. Perché la gentilezza, ricordatevelo, non è un gadget compreso nel prezzo se viaggi low cost. Un viaggio che ha il suo decalogo di regole micragnose e divieti pedanti, la cui filosofia è che siccome ti sto facendo un favore a farti salire su un aereo stretto e in cui ci si siede come sul pullman delle medie, facendo a gara a chi sale per primo per prendere il posto migliore, mi sento in diritto anche di costringerti a misurare al centimetro la tua valigia, di impedirti di dare al fidanzato la tua borsetta perché conti come un suo collo (con il mondo così pieno di metrosexual non si vede chi dovrebbe scandalizzarsi per un uomo con Balenciaga rosa chewingum al braccio, ma vabbè) e soprattutto ti impedisco, sommamente ti impedisco, di pretendere alcun tipo di cambio di volo o prenotazione senza spendere una fortuna. Il prossimo viaggio si farà con una qualche compagnia di bandiera. E chiameremo la hostess ogni due per tre per farci portare dell'acqua e rassicurare sul bel tempo proprio come piace a me. E tutto il mondo saprà che non siamo gente a basso mantenimento.
venerdì 21 agosto 2009
Estate con Noemi

Di tempismo e di cattiverie retroattive
Dal Giornale del Popolo del 21 agosto
Sappiamo che il tempismo è qualità che in pochi possiedono e di cui nessuno dispone in misura maggiore degli insensibili dietro ai quali abbiamo perso tempo, soldi e chili. Con ogni probabilità, infatti, costoro hanno frequentato tutti il medesimo corso di formazione che gli permette di fare capolino nelle nostre vite nel momento più azzeccato e letale. Quindi lui tornerà se tu esci con un altro, lei ti degnerà di uno sguardo quando tu rispolvererai la fidanzatina del liceo. Un gioco eterno di rincorse cui francamente dovremmo tutti astenerci almeno d'estate, ma è impossibile. Perché i veri stronzi (non è detto che siano grandi amori, e questa è la notazione fenomenologica più significativa degli ultimi sei mesi) si riconoscono dalla possibilità di farsi male a distanza e senza motivo, quando vi rivedete per strada, magari con figli a tracolla e coniugi al seguito e gli sguardi, che un tempo erano appassionati e poi gelidi e arrabbiati, si riempiono di sgomento. Sì perché è vero che la storia la scrivono i vincitori, ma se tra voi due non ha mai vinto nessuno («E che guerra c'era da combattere? Lui non si poneva neppure il problema del farmi soffrire», dice fonte autorevole coperta da anonimato) come si configura il risiko sentimentale della cattiveria retroattiva? Come si può farsi male lo stesso, giusto per segnare il punto di una vendetta ormai inutile dunque infinitamente più gustosa? Il concialiabolo qui riunito ha pensato a decine di frasi ad effetto. Per concludere che non c'è niente di più perfido della propria felicità.
venerdì 7 agosto 2009
Le vacanze degli altri

La solidarietà tra chi condivide una condizione non scelta e potenzialmente deprimente è persino più forte di quella che si sviluppa tra coloro che hanno gli stessi interessi. Significa che due zitelle, due ragazze grasse, due fidanzati mollati saranno più affiatati di un gruppo di amici che da anni va al cinema insieme a vedere i film del regista preferito. Quindi due ragazze rimaste le uniche a lavorare nel raggio di chilometri in un caldo venerdì di agosto avranno molto da dirsi. Per esempio sparlare delle vacanze degli altri, i quali hanno l'indicibile colpa di avere scelto mete assolutamente impresentabili. Perché davvero non si capisce come diavolo si faccia a programmare le vacanze in base ai bambini, ché non si può amica preferire un albergo a un altro perché c'è il miniclub e va bene una vacanza da non studiare troppo nei dettagli, ma da lì a finire in una pensione di Milano Marittima a Ferragosto ce ne passa. Se già i marmocchi ti costringono ad andare in spiaggia in orari in cui neanche i vucumprà hanno il coraggio di farsi vedere, devi tutelare la tua reputazione con uno straccio di boutique hotel. Certo, da giovani partivamo con lo zaino in spalla, ma sempre con del cachemire nel bagaglio e di sicuro alla larga da vacanze sportive. Men che meno in montagna. Ecco, non mi parlare della montagna. Ci ho passato l'infanzia perché la nonna trascinava tutti i nipoti in qualche baita sperduta per rieducarli a suon di passeggiate. È da allora che ho giurato: mai più. Non ci sarà un giorno di ferie che mi vedrà aggirarmi a un'altitudine maggiore di quella di un lettino sul bagnasciuga. Certo. Solo che le cose cambiano. I bimbi nascono, le compagnie peggiorano. La mia amica Irene sta facendo le valigie per Milano Marittima e il biberon non ci sta. Io devo sbrigarmi a finire di scrivere per correre a comprare il mio primo paio di scarponi da montagna.
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