
Pippo Baudo che dice le parolacce è come Nanni Moretti impegnato in atteggiamenti spinti. Roba che sai benissimo dover accadere ogni tanto, ma che preferisci non sapere. È un po' quel che succede con tutta la storia di Sanremo, insomma. Il periodo in cui l'ho seguito con più attenzione credo risalga ai tempi della Cuccarini. Ero alta poco più di un metro e avevo ancora degli occhiali molto poco alla moda e passavo ore a dire "Grazie Pippo" davanti allo specchio con una spazzola come microfono e le scarpe col tacco della nonna addosso. Quando i microfoni hanno iniziato ad essere attaccati ai vestiti ero già passata ai telefilm adolescenziali e avevo iniziato a snobbare il festival. Esattamente come fanno tutte quelle persone impegnate a correre per emanciparsi da una scomoda abitudine così nazionalpopolare e molto poco chic. C'è da dire poi che tutti gli anni ti capita di vederne un pezzetto e cinque minuti bastano a farti capire che facevi benissimo a stare col telecomando su altri canali. A giudicare dall'emorragia di ascolti di quest'anno tutti devono aver beccato la prima sera i cinque minuti che ho beccato io: il balletto della valletta bionda e la canzone di Anna Tatangelo. I peggio momenti di televisione della mia vita (e detto da una che sul groppone ha ormai diverse ore di reality...): ballerini scoordinati e bouquet di fiori spelacchiato per la valletta, canzone noiosissima e vestito tamarrissimo per la cantante. Il dramma è che ormai se ne sono accorti tutti, dunque giusto un paio di edizioni e il vero gesto alternativo sarà guardarlo. E come cresceranno le nostre bambine imitando la Tatangelo davanti allo specchio del bagno?