venerdì 31 ottobre 2014

Zellweger, l'accettazione sociale e il decoupage

Dal Giornale del Popolo del 24 ottobre

Come abbiamo fatto a non capirlo prima? È lo stile di vita sano, sinonimo o mal che vada sottoinsieme della felicità, a rendere bellissime. Ma che dico bellissime: liscissime, prive di ogni ruga, tirate al punto da fare a meno di tutta l'espressività superflua. Perché rischiare una miriade di espressioni quando si può accontentarsi di quella giusta? Poi il caso vuole che quella giusta sia un ghigno in cui il sorriso è in predicato perenne di divenire tragedia e non c'è più niente da fare. Soprattutto: non c'è più niente da distinguere e una Donatella Versace è solo l'ultimo anello di una catena tragica che comincia con Nicole Kidman e prosegue con Meg Ryan o quel che resta di loro. Stiamo parlando della plastica, del botox, dei ritocchi e tutto quello che, come uno strato di decoupage su un mobile vecchio, si sovrappone fino a che un giorno ti svegli e non sai più se quella su cui hai iniziato a lavorare era una sedia o una lampada. Qualche giorno fa Renee Zellweger, l'attrice di Bridget Jones, è apparsa molto diversa da come ce la ricordavamo. Di fronte alle foto del passato fornite dai tabloid l'attrice ha detto che sono sciocchezze, è diversa perché finalmente vive una vita sana e più felice. Dopo decenni di assuefazione e quella che pensavamo una discreta accettazione sociale siamo ancora lì: il ritocchino va sempre negato. E rimane aperto il dilemma che ci assale di fronte a quelle anime deturpate da labbra a canotto e zigomi schizzati a un paio di centimetri dalla fronte: c'è davvero un canone di bellezza che non comprendiamo e a cui queste signore plasticamente rispondono? O semplicemente si sono fatte sfuggire il bisturi di mano?

venerdì 10 ottobre 2014

Il vaccino che non c'è

Dal Giornale del Popolo del 10 ottobre

Ancora una passata di shampoo e sarebbe finita a prospettare un ritorno della Sars o dell'influenza aviaria. Sono le ultime due malattie che mi sono venute in mente, lei, la mia vicina di doccia nella piscina che non frequentavo da davvero troppo tempo, si è limitata a parlare del virus Ebola. “Perché con tutta la gente che entra in queste piscine, vuoi vedere che non arriva pure l'Ebola?” ha detto come se il virus potesse prendere un biglietto dell'autobus ed entrare dall'ingresso principale con la faccia diabolica come facevano i virus del cartone Esplorando il corpo umano. Dalla mini enciclopedia tratta da quel cartone animato ho imparato l'esistenza dei globuli rossi; con l'Allegro Chirurgo l'esistenza del Pomo d'Adamo. Le mie conoscenze mediche si fermano lì e non mi rimane che sperare che nelle nostra discendenza compaia prima o poi qualcuno che pratica professioni davvero utili (se non un'estetista, almeno un medico, Signore mio). Continuando a insaponarmi con sempre maggiore vigore ho cercato di riportare equilibrio nel discorso, dicendo quelle cose che persino un'ignorante che non guarda un telegiornale da giorni ha ormai sentito da qualche parte: il contagio avviene solo per contatto diretto con un malato, l'incubazione può durare fino a 21 giorni e le basilari norme di igiene personale servono più degli allarmismi. Però non ho avuto il cuore di dirle davvero tutta la verità, quella scomoda, dura, difficile da accettare. Che purtroppo contro l'ottusità non c'è vaccino. 

venerdì 3 ottobre 2014

George e Amal, c'è posto per voi

Dal Giornale del Popolo del 3 ottobre

Le case piccole e i traslochi sono spietati. Ti mettono di fronte a tutto quello che hai custodito per anni e che sembrava così indispensabile mentre prendeva polvere sullo scaffale più alto della libreria più piccola. Poi arrivano delle necessità impellenti (imbianchi casa o sei costretta per cause di forza maggiore a fare gli scatoloni) e tutto si rimette in discussione. Ad ogni ritrovato ci siamo guardate con l'amica fidata, cercando nell'approvazione altrui un rimedio al nostro incommensurabile sconforto. Tra la polvere sono saltati fuori diversi libri ormai inservibili e una miriade di rotocalchi. A un occhio non esperto poteva sembrare spazzatura e invece c'era tutto, conservato con una precisione che se applicata ai risparmi o ai conti di casa ci renderebbe ricche. Vado in ordine sparso: copertina di Chi con Berlusconi pre lifting con figli e nipoti; matrimonio Gregoraci-Briatore con svariati approfondimenti sulle difficoltà di allattamento del piccolo Falco (qualcuno ricorderà che una improvivsa visita della Guardia di Finanza fece andare via il latte alla signora Briatore); bibliografia nutrita di matrimonio Kate e William, compreso monografico di Newsweek intitolato “Keat the Great”; le prime foto di Shiloh Jolie-Pitt su People; un Panorama strappalacrime dopo la morte di Pietro Taricone. Ora abbiamo molta polvere sulle mani, qualche cimelio scampato alla furia ordinatrice e molto spazio. Molto spazio per le lunghissime gambe della signora Clooney e per almeno un paio di foto di quello che molti giornali hanno avuto il coraggio di definire “matrimonio a sorpresa”, solo perché s'è svolto in albergo anziché in un altro posto.

La privacy per un pugno di like

Dal Giornale del Popolo del 26 settembre

A ormai due anni dalla nascita della figlia Blue Ivy, Byoncé ha diffuso un video in cui posa provvista di pancione ignudo insieme al marito Jay Z. Solo così –forse – si sopiranno le maldicenze sulla falsità della sua gravidanza, che qualcuno ipotizzava risultato di una madre surrogata per il solo fatto che la cantante non si era mai fatta fotografare nuda col pancione. Certo qualcuno continuerà a fantasticare, perché la madre dei complottisti è sempre incinta, ma in genere buona parte di noi può mettersi l'animo in pace perché “ha visto” quanto basta. Perché fotografare (e filmare) non basta se non c'è qualcuno che può ammirare le nostre prodezze. Quello che è maledettamente vero per le celebrità è terribilmente vero anche per i comuni mortali. Perché noi ci scandalizziamo se Belen Rodriguez pubblica su Facebook non solo le sue foto ma anche quelle del figlioletto. Ma poi siamo sempre alla scrivania della compagna di ufficio a commentare gli scatti di amiche perse di vista da anni che su Facebook esibiscono la prole. Byoncé l'ha fatto in un concerto, Belen usa Instagram tutti i giorni. Lo fanno quasi tutte le celebrità. E sopratutto lo fa la metà delle mamme attente e consapevoli, regine di case piene di vestiti in cotone organico e giochi di legno. Teoricamente molto contrarie a diffondere foto dei piccoli. Ma pronte a tradire qualunque principio per un pugno di like.

mercoledì 24 settembre 2014

Tesoro, facciamo i conti. In margine a un matrimonio tra Puglia e Liguria

Dal Giornale del Popolo del 19 settembre

Lei dice che è il suo modo di vivere da donna indipendente, che ha badato a se stessa ben oltre l'adolescenza ed è abituata così. Lui sostiene (giurando che le origini pugliesi non c'entrano nulla) che ora che stanno per sposarsi e avranno tutto in comune, ha senso che anche i conti in banca siano uniti nel sacro vincolo della solidarietà coniugale. Lei sa per certo che lui non controllerà, che non è uno di quelli che starebbe lì a farle le pulci per un paio di scarpe. Lui conosce la misura della sua futura moglie, che certo non può essere definita una scialacquatrice. Azzarda che la sua fiera difesa del conto personale sia il risultato delle sue origini liguri ma lei nega. C'è di mezzo la riservatezza, un modo di vivere, una gestione della propria vita ormai consolidata, tutti elementi che mancavano quando ci si sposava poco più che bambini. Ora non è più così. Il mondo si è talmente evoluto che le partecipazioni si fanno autonomamente su internet, i parenti sono invitati solo fino al primo grado (un bel sollievo per il portafoglio se uno dei due ha ascendenze non esattamente nordeuropee) e agli invitati non è richiesto l'abito lungo ma solo il decoro di non presentarsi ignude come Belen al matrimonio della Canalis Ecco. Il mondo è cambiato. I conti saranno separati e soprattutto non c'è alcuna possibilità che gli ospiti se ne tornino a casa con un accendino con immagine di padre Pio come bomboniera.

giovedì 18 settembre 2014

Un pargolo sul referendum scozzese

Dal Giornale del Popolo del 12 settembre

Un'altra sessione di “extreme morning sickness” e la possibilità che David Beckham sia scelto come padrino di battesimo. Per la seconda gravidanza della duchessa di Cambridge non potevamo chiedere un inizio migliore, con notizie in grado di scatenare tutta l'emozione e la riprovazione che si addicono all'arrivo di un nuovo Royal Baby. In lizza per il posto di padrino e madrina ci sarebbero anche il principe Harry e la sorella di Kate, Pippa. In questi mesi durissimi potremo scandagliare l'esile figura della Duchessa, confrontare con la gravidanza precedente la forma della pancia e l'aumento di peso. Avremo il tempo per analizzare la differenza di età tra i due fratelli ed esibirci in dissertazioni non richieste sul fatto che i figli vanno fatti a distanza ravvicinata, così "non si perde l'allenamento signora mia". Confronteremo le tutine di George e quelle del secondogenito, per scoprire se anche nelle vite dei reali questi sia costretto ad ereditare i vestiti del fratello maggiore. Ebbene sì: Kate Middleton aspetta un altro bimbo (o bimba) e c'è chi prevede che la gravidanza possa influenzare addirittura l'imminente referendum per l'indipendenza della Scozia. D'altronde, è una lezione che le eroine di Beautiful ci hanno insegnato negli anni, i bambini uniscono anche le peggiori famiglie. 

Whatsapp e la tecnologia che ci consentiva di tirarcela

Dal Giornale del Popolo del 5 settembre

Immaginate di essere davanti a vostro marito, di parlargli e di disporre di un marchingegno per sapere con certezza che quel che gli state dicendo è stato sentito e perfino compreso. A quel punto nessun televisore troppo alto, nessun dialogo con i bambini, nessun telefono che squilla sarebbe un alibi credibile se il malcapitato sostenesse di aver dimenticato qualcuna delle vostre indispensabili richieste. È più o meno questo quello che abbiamo temuto tutti l'altra sera, quando qualche spiritoso che andrebbe denunciato per procurato allarme ha messo in giro la voce che Whatsapp, il famoso programma di messaggistica istantanea, stava per inserire una notifica di lettura dei messaggi. Ci siamo figurate un futuro privo di alibi e di scuse e pieno di paranoie su paranoie: se ha letto il mio messaggio perché non risponde? E perché risponde dopo così tanto tempo? Nella preistoria degli sms conoscevo una tizia che ai messaggi che le interessavano particolarmente (non sapeva ancora precisamente “quanto” particolarmente le interessassero, ma questo è un dettaglio) rispondeva con almeno tre, quattro ore di ritardo. Poco dopo lui iniziò a fare lo stesso. Il corteggiamento fu lunghissimo per evidenti questioni tecniche. Bei tempi, quelli in cui la tecnologia ci permetteva di tirarcela. Ed eravamo così giovani e spavaldi da non preoccuparci neppure per un istante della parola notifica.

venerdì 29 agosto 2014

Brad, Angelina e i matrimoni degli ex al tempo della consciousness

Dal Giornale del Popolo del 29 agosto

Così alla prossima presunta star che sostiene di essere stata “pizzicata” dai paparazzi saprete che non dovete credere. Angelina Jolie e Brad Pitt si sono sposati il weekend scorso in Francia e nessuno ne ha saputo niente fino a ieri, a dimostrazione del fatto che tenere nascosto qualcosa alla stampa è possibile eccome, soprattutto con l'ausilio di molti stipendiati tra ufficio stampa e gestione domestica. Osservazioni comunicative a parte, è fatta. Il più bello del pianeta ha sposato la più bella del pianeta, compiendo così il gesto più tradizionale e antico di sempre e l'hanno fatto dopo molti di noi e prima di molti altri. Hanno fatto quello che fa un sacco di gente e il tempo – e le esclusive stampa di cui speriamo di usufruire presto – ci diranno come l'hanno fatto. Se con qualche rito officiato da rappresentanti dell'Onu, con quanti bambini adottivi a tenere il velo e portare gli anelli, con che tipo di contratto prematrimoniale e a quale associazione benefica abbiano devoluto fior di quattrini al posto delle bomboniere. E noi che pensavamo di doverci occupare dei matrimoni di George Clooney ed Elisabetta Canalis con i rispettivi (e irrilevanti) nuovi fidanzati. E noi che pensavamo di dover sviscerare il grande tema “quando si sposa un tuo ex” nel tempo della consciousness e insomma di come si possa ostentare indifferenza per un evento che normalmente suscita i peggiori sentimenti per il solo fatto che qualcuno occupa un territorio un tempo colonizzato dai nostri sentimenti. Doveva essere tutto un'altra fine d'estate. Deve averlo pensato anche Jennifer Aniston.

venerdì 8 agosto 2014

Il parrucchiere che vogliamo è senza pietà

Dal Giornale del Popolo dell'8 agosto

Non avrei mai voluto essere nei panni di quella che ha candidamente ammesso di farsi abitualmente la tinta da sola. L'essere straniera deve averle impedito di cogliere fino in fondo il tono del parrucchiere, da parte sua per nulla preoccupato di nascondere il proprio sincero disprezzo. Pochi secondi prima apprezzava i bei lineamenti di una cliente, «certo, c'è anche qualche chilo di troppo. Ecco, chi mi ricordi: Adele, la cantante». Neanche il tempo di illuminarsi e quell'altra si ributtava a capofitto nella lettura delle intenzioni matrimoniali di Elisabetta Canalis e della posta del cuore in cui Eleonora Giorgi discettava sul fascino del manovale raccontato tra mille pudori dalla signora Tullia.  Con uno spirito analogo a quello che ci rende devote ai personal trainer che ci spronano a colpi di insulti, ogni paragone indecente ci rende anno dopo anno più fedeli allo stesso parrucchiere senza pietà. Per andare da lui ci trucchiamo e vestiamo come nelle migliori occasioni. È bravo ma non promette miracoli o comunque non senza la collaborazione della cliente; per questo presentarsi sciatte è un affronto che lui non sopporta. Ecco perché il fondo si è toccato stamattina e non per colpa della signora amante delle tinte fai da te, ma di quell'altra che ha chiesto in taglio molto corto "così dura di più". Ha sospirato, cercato di spiegare che il capello è un'opera d'arte fino a produrre un grande pezzo di “ceraunavoltismo”: «Una volta queste richieste le facevano gli uomini, se oggi sono le donne a pensare solo alla praticità è tutto finito». Gli ho voluto bene una volta di più. E ho pensato che Adele non è certo una brutta ragazza.

giovedì 7 agosto 2014

Piove, tocca buttarsi sulla cultura

Dal Giornale del Popolo del 25 luglio

Nella provincia toscana prescelta per le nostre vacanze non pioveva così tanto da decenni. Lo stesso accade nella gran parte delle località di villeggiatura qui intorno. Precipitazioni insistenti, maledette e democratiche nel rovinare il soggiorno tanto agli habitué di Forte dei Marmi quanto ai parvenu della Versilia. Il dramma della pioggia non è solo l'assenza di capi impermeabili decenti ma il ciclone che si abbatte sulle consuetudini. Perché se fuori dalla finestra c'è un tempo che fa venir voglia di polenta e spezzatino non serve a nulla tessere le lodi del mare in burrasca: le spiagge sono impraticabili e da queste parti non restano che le città d'arte. Quelle dove si mettono in coda turisti da ogni parte del mondo e con ogni tipo di sandalo, tanto che quando a metà pomeriggio spunta il sole e fa un caldo intollerabile viene quasi da invidiarli, quei popoli che mandano in giro i bambini scalzi anche sui sampietrini e indossano le infradito con una frequenza  spaventosa. Una giornata piacevole, ma non innocua. E per capirlo bisogna arrivare al tramonto, quando il guidatore allergico al mare sospira che "ci vorrebbe più spesso un tempo così per godersi certe città". È lì che bisogna vigilare, perché il ricatto culturale non vinca sulla consuetudine marina. Per le città d'arte tenetevi la primavera, l'estate è fatta per spiaggiarsi.